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title: La Pubblica amministrazione, un colabrodo informatico
description: La denuncia di Stefano Fratepietro, esperto di cybersecurity sugli attacchi hacker nella Pubblica Amministrazione
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date: 2021-08-04
author: Contributor esterno
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tags: [informatica, Italia]
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# La Pubblica amministrazione, un colabrodo informatico

![La Pubblica amministrazione, un colabrodo informatico](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/08/Giovani-e-giornalismo-1.png)

La denuncia di Stefano Fratepietro, esperto di cybersecurity

«Indicare nel dipendente in *smart working* la porta d’accesso all’operazione contro Lazio Crea è palesemente inconsistente».

Non ha dubbi **Stefano Fratepietro – esperto di *cybersecurity***, Ceo di Tesla Consulting e *Chief information security officer* di Be Group – nel chiedere di andare ben oltre le spiegazioni semplicistiche, per provare a capire cosa sia accaduto ma soprattutto come si possa rimediare ai danni della banca dati regionale laziale.

«Nella Pubblica amministrazione – sottolinea – manca un elemento fondamentale in termini di *cybersecurity*: la consapevolezza di ciò che va fatto per mettere in sicurezza le strutture informatiche. Questo non significa comprare *software*, *firewall*, etc. come se siano normali forniture, nient’altro che oggetti immateriali da acquistare al più basso prezzo possibile. Un suicidio, in tutta evidenza».

Per Fratepietro **gli appalti pubblici in materia «sono sbagliati alla radice perché puntano al massimo ribasso**, come se sia possibile mettere in sicurezza i dati stanziando una spesa massima prevista di 100, cercando però in tutti modi di chiudere a 30, 20 o 10. Una follia, perché non è possibile pensare di strutturare una sicurezza efficace in simili condizioni, senza uno straccio di strategia e di progetto, affidandosi a bandi non soltanto scritti male ma privi dei più elementari contenuti di base in materia.

In due parole: non qualificati».

«La *cyber* sicurezza – insiste – non va tanto al chilo, affrontata solo per dovere di firma da un personale privo di competenze sia tecnico-informatiche che manageriali. Quella nella Pubblica amministrazione assomiglia a un Palazzo cominciato a costruire dal settimo od ottavo piano, senza preoccuparsi minimamente delle fondamenta».

Quanto a quella percentuale da brivido – **95%** – indicata dal ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale come il totale dei *server* della Pa non sicuri, Fratepietro dice di non poter certo sapere come Vittorio Colao sia arrivato a determinarla ma ritiene che si tratti di **una stima non lontana dalla verità**.

Del resto, sottolinea con trasparente amarezza, «nelle strutture pubbliche spesso il Data protection officer (Dpo), il responsabile della *privacy*, non ha sostanzialmente alcuna competenza reale. Ci sono casi di Comuni ben oltre i 100mila abitanti che hanno stanziato per questa figura una spesa lorda annua di 4mila euro… Se non fosse una tragedia, ci sarebbe da morire dalle risate». **Per difendersi dagli attacchi informatici, il primo elemento cruciale è invece «la piena contezza di ciò che sta accadendo nei propri sistemi e questo nella Pa non c’è».**

Conclude Stefano Fratepietro: «È purtroppo siderale la distanza che emerge fra la preparazione dei cybercriminali e le nostre strutture pubbliche: se i primi lavorano ai progetti d’attacco per anni, la nostra Pa risponde con un’idea di assoluto dilettantismo e impreparazione».

Aggiungiamo che nel caso di Lazio Crea due qualifiche chiave – il responsabile della *cybersecurity* e l’IT manager – risultano ricoperte dalla medesima persona.

Com’è possibile e, domanda delle domande, chi controlla il controllore?

 

di *Marco Sallustro*
