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title: L’insostenibile pesantezza dell’Italia che non legge
description: "La non lettura in Italia è sconfortante: soltanto il 40% di noi apre almeno un libro all’anno. Cosa fare allora?"
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date: 2021-09-02
modified: 2021-09-03
author: Edoardo Fleischner
url: https://laragione.eu/archivio/il-meglio-de-la-ragione-in-edicola/linsostenibile-pesantezza-dellitalia-che-non-legge/
categories: [Evidenza, Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
tags: [Italia]
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# L’insostenibile pesantezza dell’Italia che non legge

![la non lettura in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/Immagine-in-evidenza-4-1.png)

Soltanto il 40% di noi apre almeno un libro all’anno

**Leggere per conoscere**. Conoscere per deliberare. La virtuosa sequenza partirebbe dal leggere.

Ahinoi, una **pratica seguita da soltanto quattro italiani su dieci** (dai 6 anni in su, conteggiati dall’Istat anche se leggono un libro all’anno, non di studio o lavoro), mentre un consolatorio e striminzito 16% ne legge almeno 12 l’anno (Aie).

La curva della percentuale dei lettori italiani negli ultimi vent’anni è desolante. Parte dal 38,6% del 2000, sale faticosamente per dieci anni raggiungendo solo il 46,8% (2010), poi scende spietatamente per altri dieci anni e si accascia intorno al 40%. Né [l’impennata mondiale della lettura causa lockdown nel 2020](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/bit-ly-3rct1pl_editoria/) (+35%) ha cambiato stabilmente le cose in Italia.

D’altronde solo il 30% degli italiani legge quotidiani di carta e *online* (+14 anni, Audipress 2019/II). Ovviamente **il livello d’istruzione si conferma un elemento determinante**: legge libri il 71,9% dei laureati (75,0% nel 2015), il 46,1% dei diplomati e solo il 25,9% di chi possiede al più la licenza elementare (Istat). Nella lettura *pro capite* non siamo nel G20. Ci sono “per numero di ore di lettura alla settimana” l’India (in testa con 10 ore e 42 minuti), Thailandia, Cina, Egitto, Venezuela, Turchia, Stati Uniti e Paesi europei come Repubblica Ceca, Svezia, Francia, Ungheria, Polonia, Spagna, Germania.

Lo sappiamo da sempre e ogni possibile ricerca conferma quanto sia ‘vivificante’ la **lettura**: arricchisce il vocabolario e la scrittura, sviluppa e rinforza le capacità analitiche, migliora memoria e concentrazione, riduce fortemente i livelli di stress e abbassa la probabilità di deterioramento delle facoltà mentali.

Ma come spesso capita agli umani, i vantaggi esposti, pur ben noti, non sono sufficienti a superare cementate inabilità e male abitudini. **Tutto sembra partire, ancora una volta, dalla famiglia**.

Tra i *teenager*, legge il 77,4% di chi ha madre e padre lettori e solo il 35,4% con genitori non lettori (Istat). Conta andare in libreria, fin da piccoli, con mamma e papà, altrimenti da adulti non si varcherà quella soglia per paura di brutte figure o perché tutto appare ostile e per pochi eletti. Conta poi moltissimo essere circondati da libri in casa (Aie).

**Il primato** per “numero medio di libri in casa” **appartiene all’Estonia** con 218 libri, seguita da quasi tutti i Paesi europei. **L’Italia non compare neppure nei primi 15.** A questo si aggiunga il dilagante fenomeno dell’analfabetismo funzionale. In Italia il 46,3% dei cittadini italiani tra i 16 e i 65 anni non raggiunge il livello 3 (Ocse Pisa), cioè non ha «competenze sufficienti o appena sufficienti che rendono possibile analizzare un testo di cui si ha familiarità».

Nel globale adoperarsi per le sostenibilità del pianeta (politiche, economiche, sociali, culturali, sanitarie, ecologiche, ecc.) non è sostenibile un’Italia che non legge. È facile dare la colpa a tv, Internet e *social media* ma è un’accusa che non regge visti i dati di tanti altri Paesi, grandi lettori, nei cinque continenti.

**Che fare, allora?** Se lo domandano schiere di editori, educatori e governanti.

Non basta la Rai che con le sue rubriche e pochi programmi dedicati non incide sui non lettori. Non bastano la facilità d’acquisto e i bassi prezzi dell’*e-commerce*. Non bastano le particolari misure adottate negli ultimi 18 mesi (vedi Libro Bianco Cepell e Aie). Non basta la scuola che non trasmette una voglia duratura alla lettura. Magari ciascun italiano di quel 40% che qualcosa legge dovrebbe adottare e crescere un non lettore all’anno (soprattutto adulto), seguendolo passo passo, pagina per pagina.

Questa sì che sarebbe un’altra storia.

 
