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title: Paradossi
description: "Continua l'attività di complessa mediazione del presidente Mario Draghi per provare a mettere d'accordo partiti diversi su riforme essenziali."
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date: 2021-08-03
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
tags: [Draghi]
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# Paradossi

![Paradossi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/08/Mario-Draghi-e-i-partiti.png)

Continua l'attività di complessa mediazione del presidente Mario Draghi per provare a mettere d'accordo partiti così diversi su riforme essenziali per il futuro del Paese. Ma un compromesso non è mai privo di rischi.

**Il governo Draghi e la fiducia della Camera dei deputati sulla riforma della giustizia**. Una non notizia d’agosto, che però ne nasconde di [vere e potenzialmente destabilizzanti](https://laragione.eu/il-meglio-de-la-ragione-in-edicola/dragofobia/) su cui è opportuno ragionare.

La natura stessa del **compromesso raggiunto** dal presidente del Consiglio – mediando e cedendo almeno in parte alle richieste di bandiera del suo predecessore Giuseppe Conte – denuncia la **domanda di fondo**. A che gioco sta giocando il M5S e a Draghi è convenuto accettarlo, sia pur in minima parte?

Il **Movimento**, per evitare l’implosione e dare tempo all’ex capo del governo di assumerne il pieno controllo, non può esistere senza una partecipazione attiva, anche se volutamente ‘rumorosa’, all’esecutivo. Nello stesso tempo, deve marcare il territorio e concedere qualcosa alle anime ribelliste che non hanno ceduto alla tentazione della grande diaspora grillina. Quante siano lo si può valutare dal numero di assenti o astenuti sui voti politicamente più delicati.

**Una fronda ondivaga**, mai uguale a sé stessa, umorale e variabile come il **M5S di oggi**.

Questo **dissidio interno** ha caratteristiche psicologiche precise: per molti della prima ora è dura accettare la normalizzazione e ancora di più il ridimensionamento.

**Una mina vagante per Mario Draghi**, che a sua volta **ha bisogno dei voti del M5S** in vista della **riforma del fisco e della concorrenza**.

**Obiettivi enormi d’autunno**, impossibili da raggiungere in un **clima di guerriglia perenne**. Si può, come noi, apprezzare il lavoro del presidente del Consiglio ma sarebbe folle far finta di non vedere **i rischi del compromesso**, che è il sale della politica purché non diventi esercizio sfiancante.

Non c’è, del resto, solo il M5S da tener d’occhio: in un inevitabile effetto domino, la **Lega** non può accettare concessioni senza chiederne a sua volta. Sia pur in forme completamente diverse, vive **problemi interni da non sottovalutare**.

Sui **vaccini**, è cronaca di questi giorni, i governatori più ‘pesanti’ – Zaia e Fedriga in testa – si sono rumorosamente smarcati dal leader. Messaggio chiaro: insistendo su una strada ambigua, **Salvini si sarebbe ritrovato da solo**. Sarà un caso, l’ex ministro dell’Interno ha riscoperto l’antico e sempre amato dossier migranti, piuttosto che insistere su un crinale pericoloso per la sua leadership.

A valle di tutto ciò, ultima tessera del domino, il **Partito democratico** osserva inquieto e teme di restare scoperto su tutti i temi di maggior presa popolare. Tre **debolezze evidenti**, che non necessariamente rendono più forte Mario Draghi. Un paradosso che andrebbe affrontato prima di settembre ma che quasi certamente resterà a incombere su governo e Paese.

Perché a **partiti senza strategia** conviene più una debolezza determinante che una forza irrilevante. Purtroppo.

 

di *Fulvio Giuliani*
