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title: Paralimpiadi, la spietata realtà della lotta fra campionissimi
description: I Giochi Paralimpici non devono essere marginale ma devono diventare un’attività da raccontare, così come tutto lo sport.
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date: 2021-08-27
author: Contributor esterno
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# Paralimpiadi, la spietata realtà della lotta fra campionissimi

![Paralimpiadi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/08/Giochi-Paralimici.png)

I Giochi Paralimpici non devono essere una finestra occasionale sul mondo della disabilità ma diventare un’attività da raccontare, così come tutto lo sport.

 

Nell’inverno 2006 ero direttore di “Tuttosport” e a Torino, sede del quotidiano, venivano ospitati i giochi della XX Olimpiade invernale (dal 10 al 26 febbraio). Lo sforzo per il giornale fu notevole e buoni i risultati di vendita. Ma **“Tuttosport”**, grazie anche all’intuizione dell’allora amministratore delegato Franco Fontana, **chiese e ottenne di essere *****media partner***** del Comitato organizzativo di una manifestazione che si stava facendo largo tra l’indifferenza e la solidarietà pelosa della maggioranza: i IX [Giochi Paralimpici](https://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_paralimpici) invernali** (dal 10 al 19 marzo). Il giorno della presentazione, tra atleti amputati e in carrozzina, fui avvicinato da uno di loro che, dopo avermi stretto la mano, mi disse:** «Grazie per quel che state facendo, ma non vogliamo essere mosche bianche».** L’episodio, secondo me, è sintomatico di **cosa non devono essere le Paralimpiadi: una finestra occasionale o provvisoria sul mondo della disabilità.**

Molti anni sono passati da quel 2006 e ancora di più dal 1960 (Roma) quando le Paralimpiadi furono inaugurate, accostandole ai Giochi estivi della capitale. Oggi sono in pieno svolgimento a Tokio e, come al solito, ci stanno regalando medaglie in quantità, a dimostrazione che **il Comitato italiano paralimpico (Cip), guidato da Luca Pancalli, è all’avanguardia sia dal punto di vista agonistico che dell’allargamento della base.** Giganteschi anche i passi in avanti nel campo della comunicazione. **Oggi l’atleta portatore di *****handicap* non è più solo un disabile che vuole fare sport, ma un atleta a tutto tondo che realizza imprese ‘impossibili’ anche per i cosiddetti normodotati.**

**Sono assolutamente convinto che i Giochi Paralimpici vadano guardati con l’occhio attento dell’addetto ai lavori e che il loro significato debba travalicare il periodo olimpico per diventare un’attività da raccontare, così come tutto lo sport**. Invece anche nelle redazioni delle televisioni e dei giornali resistono ancora sacche di arretratezza culturale. **La disabilità non fa (ancora) ascolto e la percezione delle vittorie o delle sconfitte continuano ad essere di nicchia e non di massa.** Seppure un po’ forzato, mi viene naturale il paragone con il calcio femminile, del quale oggi tutti si riempiono la bocca come per la scoperta di una nuova frontiera: lo si mostra e lo si valorizza nei momenti cruciali (un Mondiale, un Europeo, l’avvio del campionato), ma poi continua ad essere semiclandestino od oggetto di scetticismo e battute da collegiali ripetenti.

In poche, ma spero significative, parole **la disabilità sportiva non ha bisogno solo dell’eccezionalità delle Paralimpiadi, ma di una dura e anche spietata normalità:** un giudizio strettamente agonistico e tecnico dal quale sia escluso il ‘pietismo’. Gli atleti sono i primi a ripudiarlo, non foss’altro perché non serve a migliorarsi. Al contrario **chi scia senza una gamba o corre con le protesi vuole sentirsi chiedere come si fa, quanta fatica costi e che traguardi vuole raggiungere.**

 

di* Giancarlo Padovan*
