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title: Quel disturbo alimentare c’è ma non si vede
description: Siamo abituati ad associare un disturbo alimentare a ragazzi e a ragazze, eppure questi sono presenti anche nell’età adulta.  
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date: 2021-08-10
author: Contributor esterno
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# Quel disturbo alimentare c’è ma non si vede

![anoressia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/08/disturbi-alimentari-OK.png)

Siamo abituati ad associare un disturbo alimentare solo a ragazzi e a ragazze, eppure questi possono essere presenti anche nell’età adulta.  A volte, però, vengono mascherati meglio, ma non per questo il malessere di donne e uomini non è reale, valido e meritevole di cura.

 

 

Uno studio americano rivela che meno del 6% delle persone che soffrono di un [eating disorder](https://en.wikipedia.org/wiki/Eating_disorder) sono diagnosticate come “sottopeso”. Per quanto i dati americani possano differire da quelli italiani, la percentuale è talmente esigua da far pensare che, in generale, la maggior parte delle persone che soffrono di un disturbo alimentare – anche di tipo restrittivo, come l’anoressia – non abbiano l’aspetto emaciato che abitualmente attribuiamo a questo tipo di malattia.

**In effetti i disturbi dell’alimentazione sono terribilmente democratici e colpiscono persone di tutte le corporature ma anche di tutte le etnie, estrazioni sociali ed età. **

Ecco, l’età merita un discorso a parte perché mentre associamo sempre queste malattie al periodo dell’adolescenza e della prima giovinezza, **sono tante le persone adulte –donne soprattutto, ma non solo – che ne soffrono senza che nessuno se ne accorga.** Questo fa sì che non siano spinte a riconoscere il proprio problema, a chiedere aiuto e magari a ricevere una diagnosi adeguata. Mentre esistono statistiche aggiornate circa l’incidenza di anoressia e bulimia in adolescenza, l’unico dato disponibile sulla prevalenza di queste malattie nella popolazione adulta risale al 2009 e riferisce un poco realistico 3,5%.

Ma perché accade? Uno dei motivi è proprio il peso che, nelle donne più grandi, spesso non subisce le oscillazioni importanti che sono più di frequente visibili nelle adolescenti. Un po’ per una questione metabolica – il metabolismo di una quarantenne reagisce alle restrizioni caloriche protratte rallentando drasticamente rispetto a quello di una ragazza e mantenendo stabile il peso anche in presenza di malnutrizione – un po’ per la capacità di gestire almeno parzialmente il proprio disturbo in modo da non calare troppo e non essere scoperte.

**Un altro motivo è che una persona adulta è più brava a travestire la propria patologia da salutismo, allergia alimentare, scelta etica.**

**La verità è che non siamo abituati ad associare queste malattie all’età adulta, quindi fatichiamo di più a riconoscerle.** Eppure sono molte le donne che si ritrovano –magari dopo una gravidanza, una separazione o addirittura dopo il pensionamento – a cadere nelle braccia di anoressia, bulimia, binge eating. Spesso si comincia con una dieta per recuperare la forma perduta e si finisce per sprofondare in un’ossessione che impedisce di vivere una vita normale. Quel corpo che si può manipolare e controllare – a differenza del marito che ci lascia, degli stravolgimenti della maternità, degli anni che passano, del ruolo sociale che si perde – diventa una stampella necessaria per andare avanti, un giocattolo dorato, un ciuccio rassicurante da cui non ci si vuole più staccare.

**E mentre per le adolescenti esistono diagnosi accurate, percorsi di cura prestabiliti e soprattuttou na maggiore accettazione sociale di quel disagio legato al corpo, per una donna che ha superato i trenta, i quaranta, i cinquant’anni la malattia è una vergogna da nascondere, a maggior ragione se non è sottopeso.** Donne e uomini adulti convivono quotidianamente con questo macigno, senza che nessuno si preoccupi di fargli sapere che il loro malessere è reale, valido e meritevole di cura. **Eppure i danni, sia fisici che mentali,sono drammatici anche se non si hanno più quindici anni e non si pesano trenta chili**. La malnutrizione in difetto o in eccesso porta a scompensi cardiaci ed elettrolitici, a fragilità ossea, a problemi metabolici, persino al diabete. Per non parlare delle lesioni causate dalla bulimia a livello gastrico o intestinale, che si sommano al disagio mentale che sottrae queste persone alla vita sociale, lavorativa, famigliare. Ecco perché è importante non riferirsi solo all’adolescenza quando si parla di queste malattie e sensibilizzare sull’infondatezza degli stereotipi fisici che vi si associano. Ed ecco perché è necessario uno studio accurato, realizzato capillarmente sul territorio, che fornisca dati reali sulla prevalenza dei disturbi alimentari in Italia su tutta la popolazione.

 

di* Maruska Albertazzi*
