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title: Riaprendo
description: "La scuola riapre in presenza, ma con l'obbligo del green pass per gli insegnanti. E questa volta non è uno slogan"
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date: 2021-08-07
author: Annalisa Grandi
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categories: [Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
tags: [attualità, scuola]
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# Riaprendo

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La scuola riapre in presenza, ma con l'obbligo del Green Pass per gli insegnanti. E questa volta non è uno slogan.

Lo voleva Draghi, lo chiedevano un po’ tutti, lo aveva ripetuto il ministro dell’Istruzione Bianchi: «La scuola tornerà a essere in presenza». E la risposta a chi sospettava si trattasse solo di *slogan* è arrivata con l’atteso provvedimento che chiarisce in che modo si ripartirà nel nuovo anno scolastico. A cominciare dal personale scolastico, che dal 1 settembre potrà lavorare solo esibendo il Green Pass. Molto più di un invito a vaccinarsi, perché gli insegnanti che non lo faranno dopo cinque giorni di quella che verrà considerata assenza ‘ingiustificata’ si ritroveranno con una sospensione del rapporto di lavoro e pure dello stipendio.

Misura più convincente non si poteva trovare per dare una spinta a coloro che ancora non hanno fatto il vaccino, anche se qui la situazione è più confusa di quel che sembra: secondo i dati del commissario Figliuolo sono oltre 200mila persone, il 15% del totale fra insegnanti e personale Ata. Con picchi che arrivano addirittura sopra il 40% in Sicilia. Peccato che secondo la Regione i vaccinati siano invece in media col resto d’Italia. Un problema di incrocio dei dati, probabilmente, dovuto al fatto che dopo le prime vaccinazioni aperte solo ai docenti si è poi cambiato metodo iniziando a procedere per fasce d’età.

È possibile che in questa seconda fase parecchi fra gli insegnanti che sono andati a vaccinarsi non figurino invece nel computo del Ministero. Insomma, le percentuali di immunizzati potrebbero essere superiori a quelle dei numeri ufficiali, ma in ogni caso entro un paio di settimane si spera di poter tirare le somme in modo un po’ più chiaro. E soprattutto rimane un elemento: anche fosse uno solo, si può correre il rischio che un insegnante non vaccinato contagi uno studente e che questo a sua volta trasmetta il *virus* magari al nonno o a un suo famigliare che il vaccino non l’ha potuto fare perché le sue patologie glielo impediscono? È un prezzo che siamo disposti a pagare?

Nebulosa poi è la questione che coinvolge gli studenti: se vorranno seguire le lezioni, quelli universitari dovranno esibire anche loro il certificato verde. Sempre che a settembre il vaccino abbiano potuto farlo. Se non sono immunizzati perché il sistema va a rilento, almeno si pensi a offrire loro il tampone gratuito. Se invece rifiutano la vaccinazione, lo paghino. Per tutti gli altri l’unica certezza è l’obbligo di mascherine dai 6 anni in su, il resto non si sa.

Stesso discorso per i trasporti pubblici, questione pressoché irrisolta: non verrà richiesto il Green Pass perché tanto nessuno potrebbe controllarlo, l’unica misura rimane il tetto dell’occupazione dell’80% dei posti a disposizione. Anche perché il ministro delle Infrastrutture Giovannini non ha fatto mistero che si sia ragionato tenendo conto che molti lavoratori continueranno con lo *smart working* nei prossimi mesi.

Teoria più che certezza, anche perché la verità è che senza controlli quei mezzi pubblici all’ora di punta vanno ben oltre la soglia di affollamento consentita. Insomma «*whatever it takes*» si riparte con un ritorno alla scuola quasi normale, ma con lo stato di emergenza prorogato che di fatto è rassicurazione e paracadute per l’esecutivo pronto a correre ai ripari in caso di necessità.

di *Annalisa Grandi*

 
