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22 anni fa la strage di Nassiriya. La fine delle illusioni

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Sono 22 anni dalla strage di Nassiriya. Dalla morte dei 19 nostri connazionali e 9 iracheni nell’esplosione del camion bomba al comando dei carabinieri

22 anni fa la strage di Nassiriya. La fine delle illusioni

Sono 22 anni dalla strage di Nassiriya. Dalla morte dei 19 nostri connazionali e 9 iracheni nell’esplosione del camion bomba al comando dei carabinieri

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22 anni fa la strage di Nassiriya. La fine delle illusioni

Sono 22 anni dalla strage di Nassiriya. Dalla morte dei 19 nostri connazionali e 9 iracheni nell’esplosione del camion bomba al comando dei carabinieri

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No, non è un anniversario “tondo“: sono 22 anni dalla strage di Nassiriya. Dalla morte dei 19 nostri connazionali e 9 iracheni nell’esplosione del camion bomba al comando dei carabinieri, nel centro della città in cui era stato dispiegato il nostro contingente al termine della guerra che aveva portato al crollo del regime di Saddam Hussein.

Nassiriya era il nulla, prima di quei mesi impetuosi e politicamente incandescenti. Divenne il simbolo di uno dei più grandi sacrifici delle nostre forze armate – senza mai dimenticare i civili che persero la vita quel giorno – in un teatro di guerra, per quanto asimmetrica e irregolare, dopo il secondo conflitto mondiale.

Nassiriya ha segnato in modo indelebile e profondo il dopo 11 settembre per tutti noi italiani. È una cesura, un prima e un dopo l’idea di contribuire a costruire uno Stato democratico sulle ceneri di un conflitto dalle labilissime – a essere ottimisti – basi giuridiche.
Non ne avevamo la certezza di oggi, ma lo sospettavamo che non ci fossero armi chimiche da scovare in nessun buco dell’Iraq, eppure in tanti credevano nella possibilità di dare un contributo reale alla costruzione di una società più libera.

In ogni caso, Nassiriya spazzò via tutto o quasi.

Nessun sacrificio è inutile, ma si deve saper riconoscere che della nostra idea di stare in mezzo alla gente, con una “Stazione“ dei Carabinieri portata nel cuore di quella lontana città irachena non rimase più nulla. Mentre l’intero paese affogava nel bagno di sangue di Falluja, in una guerra agli americani e agli occidentali. Un conflitto anche civile i cui segni chissà quanto ancora peseranno.

Ci sono stato a Nassiriya, con il primo viaggio di giornalisti italiani che fu autorizzato dopo la strage. In centro non c’era più nessuno, i nostri militari – come gli americani e gli altri dell’alleanza occidentale – se ne stavano lontani dalla gente, in compound iperprotetti. Provavano ancora a fare il loro lavoro, seguendo l’idea italiana di peace keeping, ma era quasi impossibile.
L’illusione se n’era andata.

di Fulvio Giuliani

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