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A Barcellona proteste contro il turismo di massa

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A Barcellona si è svolta la più grande manifestazione in tema mai vista prima per protestare contro il turismo di massa in città

A Barcellona proteste contro il turismo di massa

A Barcellona si è svolta la più grande manifestazione in tema mai vista prima per protestare contro il turismo di massa in città

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A Barcellona proteste contro il turismo di massa

A Barcellona si è svolta la più grande manifestazione in tema mai vista prima per protestare contro il turismo di massa in città

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Alla folla che lo insulta un uomo ripete, sbracciandosi, «Soy de aquì». Nelle ultime ore sono circolati sul web diversi video che mostrano persone incredule, a tratti divertite, difendersi dallo status di ‘turisti’. Ieri a Barcellona si è svolta (con la partecipazione di diverse associazioni anti-tutto) la più grande manifestazione in tema mai vista prima per protestare contro il turismo di massa in città. Sono troppi secondo gli organizzatori i visitatori che ogni anno invadono la città spagnola, che conta circa 30 milioni di visite l’anno a fronte di una popolazione che non raggiunge 1,7 milioni di abitanti. Certo non sono pochi, ma che si può fare? Non sarà un balzello in più a tenere lontana la gente dai posti meravigliosi: fortunatamente, l’attrazione per il bello ha ancora la meglio. Basti guardare quanto (non) è accaduto a Venezia dopo la recente introduzione del ticket d’ingresso. Nulla è cambiato, se non per le casse del Municipio che ora possono contare su un tesoretto per la manutenzione della città ‘consumata’ ogni giorno da 40mila turisti.

Guai però se non ci fossero, dato che l’economia locale si basa praticamente solo su quello. Bar, ristoranti, hotel e b&b vivono di turismo, garantendo lavoro a migliaia di persone. A Venezia come a Barcellona: lo sa bene quella cameriera che, protetta dalle vetrate di un dehor gremito di turisti, ai manifestanti che le puntavano contro una pistola ad acqua ha risposto ballando e con l’universale gesto dell’ombrello.

di Ilaria Cuzzolin

Credits video: Gedi / LaPresse

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