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title: Aggredito a martellate Leonid Volkov, braccio destro di Alexei Navalny
description: Leonid Volkov, collaboratore politico e braccio destro di Alexei Navalny, aggredito a martellate davanti alla sua abitazione in Lituania
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date: 2024-03-12
modified: 2024-03-18
author: Mario Catania
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categories: [Esteri]
tags: [russia]
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# Aggredito a martellate Leonid Volkov, braccio destro di Alexei Navalny

![Leonid Volkov](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Leonid-Volkov.jpg)

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2024-03-01 10:00:00

2024-03-01 09:00:00

No, non era nato per essere un eroe Alexey Navalny eppure ha avuto la forza e il coraggio di esserlo e va trattato come tale

No, non era nato per essere un eroe Alexey Navalny eppure ha avuto la forza e il coraggio di esserlo e va trattato come tale. Le contraddizioni sono parte stessa dell’essere umano e certamente non faceva eccezione “il più grande oppositore di Putin“, morto poche ore fa in circostanze che definire misteriose e sospette è poco.

Per anni aspirante nemesi del dittatore russo Vladimir Putin, non ci fosse stato quest’ultimo magari sarebbe stato considerato in Occidente un uomo da osservare con estrema attenzione. Persino con la diffidenza che si riserva a chi il potere se lo conquista partendo da immense ricchezze, ma la sua stessa stessa vita sacrificata sull’altare della lotta allo zar lo fa assurgere a una dimensione che forse lui stesso non avrebbe mai immaginato all’inizio della parabola pubblica e politica.

Faceva paura a Putin che infatti ha prima cercato in tutti i modi di zittirlo, umiliarlo, cancellarlo, per poi non accontentarsi di pesantissime e allucinanti condanne basate sul nulla arrivando a seppellirlo vivo e in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Sino a una fine che era scritta da tempo. Una storia orribile, in linea con il cinismo senza confini di un uomo ossessionato, prigioniero dei suoi incubi e di una volontà di potenza che lo sta trasformando giorno dopo il giorno in un’orrida caricatura dei peggiori dittatori.

Navalny aveva coraggio, ne aveva da vendere, perché non solo non ha mai arretrato, ma con il passare del tempo ha accentuato il suo profilo di “grande oppositore”. Incurante di ciò che chiunque sapeva perfettamente essere la fine scritta della sua vita. Una scelta che all’inizio sarà stata dettata anche da legittime aspirazioni personali, da un’idea di ricchezza da trasformare in altro, secondo una parabola che nessuno ha avuto il coraggio di percorrere fino in fondo. Nessuno ancora in vita, almeno.

Poi, le caratteristiche stesse della dittatura putiniana hanno spinto progressivamente oltre. Sempre più in pericolo, sempre più marginalizzato e impotente nonostante la fama e i soldi. Dritti al tragico epilogo.

E allora restano solo le scelte che ci definiscono e che definiscono quest’uomo come un eroe della libertà. Non un uomo perfetto, ma un uomo che lascia un’eredità ideale enorme a chi crede che sia sempre preferibile restare se stessi e non rinnegare le proprie idee, pur mettendo in gioco tutto ciò che si ha.

Destino di pochissimi e per pochissimi, che vanno ricordati per dare la forza a chi resta di non arrendersi all’idea che la paura, la mediocrità e la violenza siano destinate a prevalere. Anche dove la democrazia non è stata quasi mai vista.

di Fulvio Giuliani

Un eroe della libertà

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2024-03-18 11:42:57

2024-03-18 10:42:57

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2024-02-17 09:22:44

2024-02-17 08:22:44

Chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci da coraggio. Navalny non è da santificare ma da onorare per la sua lotta

Perché ha colpito così tanto la notizia della morte di Alexei Navalny? Grande oppositore di Vladimir Putin, ci mancherebbe, soprattutto l’uomo ricco, potente, che - come scrivevamo ieri - mette a rischio letteralmente tutto di sé e del suo mondo per opporsi a chi immensamente più potente di lui lo era e a rigor di logica lo sarebbe rimasto. Nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e anche i denari e le influenze profuse. Anche per ambizioni personali, questo non va mai dimenticato: perché il potere non esercita un fascino perverso e potentissimo solo sui "cattivi" della storia e di questa storia in modo particolare. Navalny era attratto dal potere, lo aveva esercitato sia pur in forme diverse. Non era certo madre Teresa di Calcutta, eppure la sua scomparsa - a valle di una storia tragica e insostenibile per la violenza fatta a ogni idea di Stato di diritto, diritto della persona, verità e giustizia - ha colpito profondamente pur non potendo certo sorprendere nessuno.

La stessa sua tragica fine era palesemente segnata da tempo, ormai. Perché, nonostante tutto e alla faccia di chi continua a coltivare con cinismo rivoltante l’ammirazione per gli “uomini forti“ di turno, le “democrature” e altre boiate del genere, chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci dà coraggio.

Trasmette un’idea di forza e la convinzione che alla fine le cose sapranno trovare la loro strada verso un esito migliore. Non il migliore in assoluto, sia chiaro, ma pur sempre preferibile a chi ha svenduto umanità e dignità. Il che non significa santificare nessuno, tantomeno Alexei Navalny, ma onorare la sua lotta e il suo coraggio.

Di Fulvio Giuliani

Perché la fine di Navalny ci riguarda tutti

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2024-02-17 19:53:14

2024-02-17 18:53:14

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2024-03-02 07:06:48

2024-03-02 06:06:48

Mosca – Alla fine i funerali di Alexey Navalny si sono tenuti malgrado le minacce. Tantissime le persone presenti, tra cui spiccano molti giovani. Qualcosa sta cambiando

Mosca – Alla fine i funerali di Alexey Navalny si sono tenuti malgrado le minacce, la presenza massiccia e intimidatoria dei reparti speciali antisommossa e l’installazione nella notte in tutta la zona delle esequie di nuove telecamere che garantiscono il riconoscimento facciale. Ed è stato non un addio all’eroico democratico russo ma un arrivederci: «Tu hai avuto coraggio, lo avremo anche noi» è stato uno degli slogan più gettonati della giornata.

Una grande manifestazione contro il regime, composta ma per nulla silenziosa come pretendeva il sindaco Sergey Sobyanin. Fino a giovedì in pochi ci avevano tenacemente creduto, a fronte della censura totale sull’evento. Tra questi, alcuni dei più stretti collaboratori di Navalny. «Si è trattato di una prima scommessa vinta» ha affermato a fine giornata Ivan Zhdanov, dell’ufficio stampa del politico russo defunto. «Abbiamo salutato Alexey decentemente e abbiamo fatto vedere al mondo che l’opposizione in Russia c’è ancora. Il resto lo vedremo nei prossimi giorni».

Che sarebbe stata una giornata particolare lo si era capito già in tarda mattinata, quando una folla ordinata aveva iniziato a concentrarsi intorno alla Chiesa “Icona Madre di Dio” – dove si sarebbe dovuta tenere la cerimonia religiosa – e lungo la strada che porta al cimitero Borisovsky, a circa due chilometri di distanza. Una fiumana composta da molte donne, giovani e meno giovani, gente comune, intere famiglie. Un padre aveva in braccio il figlio e gli mostrava una foto di Navalny, sussurrandogli «Voleva il bene della Russia». Tanta gente diversa, lontana anche dallo stereotipo del sostenitore di Navalny (giovane del ceto medio e con il mito dell’Europa): pensionati, lavoratori e studenti che, seppure in una normale giornata feriale, avevano voluto esserci.

Si è allora capito che l’ultima minaccia contro Navalny stava fallendo miseramente. Con il passare dei minuti la gente ha continuato ad aumentare. Sono arrivati in corteo i giovani dalla Facoltà di Giurisprudenza e tutti hanno preso coraggio e iniziato a scandire slogan: «No alla guerra!», «Libertà per i detenuti politici» ma anche «Putin assassino!» e «Noi non dimenticheremo». E quando è arrivata la bara con i genitori di Navalny è scoppiato un grande applauso. Alla fine della cerimonia, mentre il carro funebre percorreva lento il ponte che porta al cimitero, è iniziato a piovere ma nessuno si è mosso. Tuttavia il potere ha voluto consumare la sua piccola vendetta. Subito dopo il seppellimento, il cimitero è stato chiuso e un fitto cordone di polizia ha impedito alla gente di lasciare un fiore sulla tomba.

Nella storia della Russia molti funerali hanno avuto un carattere particolare. Durante i Giochi Olimpici di Mosca del 1980, in piena era brezneviana e a pochi mesi dall’invasione dell’Afghanistan, la morte del cantautore dissidente Vladimir Visotsky fu una scossa che attraversò la Capitale. I suoi funerali si trasformarono in una dichiarazione di sfiducia per il regime. Così nel dicembre del 1989 i funerali di Sacharov, il grande fisico antisovietico e premio Nobel per la pace, rappresentarono la chiamata a raccolta di coloro i quali volevano un’accelerazione della perestrojka e una netta cesura con il passato dittatoriale. Lo sono stati anche quelli di Navalny e non era scontato.

Certamente, da domani la situazione per l’‘altra Russia’ non cambierà d’incanto. Tanti sono i passi da fare e gli ostacoli da superare perché il Paese diventi una democrazia – tra cui, last but not least, trovare dei leader all’altezza di Navalny – ma questo 1° marzo, che in Russia segna l’inizio ufficiale della primavera, non è passato invano.

di Yurii Colombo

Una fiumana di persone ai funerali di Navalny

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2024-03-02 16:01:56

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