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title: Chi perde davvero in Siria
description: "Dopo la caduta del sanguinario regime di Bashar al-Assad, la nuova versione dei Troll russi è: “Meglio Putin e i suoi amici degli Jihadisti“"
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date: 2024-12-10
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Esteri]
tags: [Putin, russia, siria]
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# Chi perde davvero in Siria

![Al-Jolani Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Al-Jolani-Putin.jpg)

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2024-12-08 17:21:30

2024-12-08 16:21:30

Una folla oceanica sfila per le strade di Damasco: il regime di Bashar al-Assad è caduto. Il futuro prossimo è incerto

Una folla oceanica sfila per le strade di Damasco: il regime di Bashar al-Assad è caduto. Il futuro prossimo è incerto, ma l’arrivo di Abu Mohammed Al Jolani, il leader islamista artefice dell’offensiva di questa settimana, apre di fatto una nuova epoca. La fine di Assad è stata caratterizzata dalle indiscrezioni più disparate. Alcune fonti siriane e la CNN TÜRK hanno annunciato la sua morte questa mattina - il dittatore si sarebbe schiantato a bordo dell’aereo sul quale è fuggito – notizia poi smentita da un comunicato ufficiale russo che ha confermato la fuga di Assad e la sua decisione di lasciare la guida del Paese. Il mistero sulla sua scomparsa persiste, ciò che invece è fuori discussione è la fine della sua satrapia. Figlio del capo indiscusso del Partito B’ath, Bashar al-Assad succede al padre Hafiz un mese dopo la sua morte e diventa presidente della Siria il 17 luglio del 2000.

In questi ventiquattro anni di regime, Assad ha curato la sua immagine pubblica al fine di normalizzare, agli occhi degli occidentali, il regime siriano; questa strategia, così come le dichiarazioni anti-Isis nel periodo più caldo degli attentati in Europa, ha contribuito a renderlo estremamente centrale nel dibattito occidentale degli anni scorsi. Il tentativo di normalizzazione di Assad, spinto da un’area trasversale di sostenitori internazionali, si è scontrato con la realtà dei fatti: dallo scoppio della guerra civile alla caduta del regime, i crimini di guerra di Assad hanno minato la credibilità della sua propaganda e anche l’esercito governativo, ampiamente pubblicizzato come un’armata inarrestabile, è sopravvissuto solo grazie all’intervento diretto della Russia. Nel momento in cui il Cremlino, concentrato sull’invasione dell’Ucraina, ha deciso di staccare la spina, per Assad e i suoi è iniziata la fine. Lo dimostrano i fatti dell’ultima settimana: nessuna resistenza armata da parte dei governativi. Adesso in Siria viene proclamato il coprifuoco nel primo giorno dalla fine del regime, in attesa che i nuovi capi decidano cosa sarà del Paese adesso che l’era di Assad è finita. Un processo tutt’altro che scontato.

di Antonio Pellegrino

Dopo ventiquattro anni cade il regime di Assad

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2024-12-09 09:31:35

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2024-12-09 10:48:48

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Putin garantisce all’ex Presidente siriano lo status di rifugiato politico ma aggiunge una postilla: "motivi umanitari". Dove vivrà Assad in Russia?

Mosca - Le prime voci dell’arrivo di Bashar al-Assad a Mosca sono iniziate a circolare nel tardo pomeriggio di ieri e sono state poi confermate verso le ore 20 locali prima con una stringata agenzia della TASS e a seguire da un comunicato del Ministero degli Esteri russo. L’aereo militare che trasportava lui e la sua famiglia è atterrato alla chetichella non nei normali aeroporti civili ma nel più riservato aerodromo militare di Ckalovskij, lontano da occhi indiscreti.

Inizialmente Assad avrebbe voluto portare in salvo con sé i suoi più stretti collaboratori e alcuni membri del governo ma il governo russo ha preferito lasciarli per ora al proprio destino: al Cremlino non sanno ancora bene come utilizzare l’ingombrante ospite e ciò ha consiglia prudenza. Alla fine, in nottata, Putin ha deciso di garantire all’ex Presidente siriano lo status di rifugiato politico ma aggiungendo come postilla “la decisione è stata assunta per motivi umanitari”. Sul sempre ben informato “Den’” è stato scritto che Putin avrebbe deciso di “non abbandonare un amico nel momento della difficoltà anche perché serba con sé molte informazioni del ruolo e delle mosse russe in Medio Oriente in questi ultimi vent’anni”.

E così mentre la Russia ha richiesto consultazioni urgenti a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la mattinata di oggi sul “colpo di Stato” in Siria non sembra voglia tentare la carta del “governo in esilio” o dell’organizzazione di una qualche “opposizione socialista Baath all’estero”. Secondo alcune indiscrezioni il Rais sarebbe arrivato molto provato nella capitale russa e avrebbe per ora bisogno solo di riposo e di riflessione dopo l’inatteso crollo del suo regime.

Questa accoglienza però rende più complicata a Putin ogni trattativa con il nuovo potere installato a Damasco sul futuro della base militare russa in Siria. Un qualche ruolo politico nel futuro per Assad resta quindi perlomeno congelato fino a quando si chiarirà quali rapporti il governo che sta emergendo in Siria vorrà avere con la Russia. Il capo della diplomazia Sergey Lavrov aveva sostenuto, dopo la caduta di Aleppo, la volontà di “bombardare a tappeto le forze terroristiche” ma ora, è giunto a più miti consigli si dichiara disponibile a confrontarsi “con le forze politiche legali”.

Per la Federazione Russa come scrive il quotidiano della Confindustria russa “Kommersant” la caduta di regime è stato uno shock perché per la Russia il regime siriano era l’unico alleato affidabile in una regione chiave (e, tra l’altro, uno dei pochi Stati che aveva riconosciuto sia l’annessione della Crimea sia delle quattro province del Donbass).

A quanto riporta la “Komsomolskaya Pravda”, giornale moscovita specializzato in gossip, Assad avrebbe caricat,o sull’Ilyushin-76 che lo ha trasferito a Mosca, alcuni chili di oro e di diamanti: i suoi beni finanziari nei paradisi fiscali di mezzo mondo potrebbero essere già bloccati e di certo l’ormai ex-Presidente si vuole garantire un pensionamento agiato senza dipendere in tutto e per tutto dall’amico Putin.

Dove vivrà Assad in Russia? Per ora sembra sia stato trasferito nel prestigioso quartiere alla periferia di Mosca della Rublevka dove avevano vissuto nel passato gli alti papaveri del potere sovietico e dove oggi vive Dmitry Medvedev e alcuni dirigenti del FSB. In seguito si vedrà. Viktor Janukovich, l’ex Presidente ucraino fino alla Maidan del 2014, altro esiliato eccellente in Russia, si dice che viva in una grande villa nella provincia di Mosca ma è difficile che ad Assad possa piacere il clima rigido della Russia Bianca. Meglio magari vicino a Soci dove il clima è temperato e c’è anche il mare. Sperando che il regime di Putin regga in eterno, perché se no l’ex dittatore avrebbe davvero qualche problema a trovare un altro rifugio. Di Yurii Colombo

Le prime ore in esilio di Assad

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2024-12-09 12:02:47

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2024-12-09 11:32:48

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Il leader dei jihadisti al-Jolani di fronte alla prova di governo dopo la presa di Damasco. Attorno a lui una costellazione di gruppi che reclamano la loro parte di potere

Il futuro della Siria è tutto da scrivere. Dopo la caduta del sanguinario regime di Bashar al-Assad, il Paese si racconta nuovamente unito e libero. Non è così. L’euforia che in maniera naturale deriva dalla caduta di una tirannia non deve essere un paraocchi che nasconde la realtà. Ovvero che il vasto territorio siriano è diviso tra fazioni, interessi e etnie molti diversi tra loro. Che evolvano verso una pacifica stabilizzazione è tutt’altro che scontato.

Molto dipenderà dal leader de facto del nuovo corso, Abu Muhammad al-Jolani. Capo della milizia jihadista Hts (Hayat Tahrir as-Sham), si è presentato nella natìa Damasco da pacifico liberatore. Ha baciato la terra da cui proveniva, ha pregato con la gente nella grande moschea di Umayyad. Ha garantito sin dall’inizio la libertà di culto a tutte le numerose fedi e frange che popolano il Paese. Per questo l’Occidente guarda con favore alla transizione di poteri.

Ma non va dimenticato che l’Hts è una milizia jihadista. Come lo era a suo tempo l’ormai quasi sparito Isis. Lo stesso al-Jolani non ha un curriculum esattamente democratico. Mujaheddin formatosi in al-Qaeda, il leader ribelle era poi passato alle dipendenze di quello stesso Isis che, dal 2013, rinnegò insieme al movimento che ormai guidava: il fronte al-Nusra. Nel 2017 la formazione si fuse con altri gruppi minori, dando vita all’Hts. L’anima era ancora jihadista, e sulla carta lo è ancora.

C’è da sottolineare, a favore di al-Jolani, che nei territori controllati dai suoi uomini le libertà di culto sembrano essere rispettate, così come le minoranze etniche. Lo stesso leader, che dal 2013 è iscritto nella lista dei terroristi del dipartimento di Stato americano, ora potrebbe vedersi cancellare da quell'elenco, come ventilato nelle ultime ore dai funzionari di Washington.

L’Hts però non è solo. È la milizia più grande e potente, certo, ma ha attorno una galassia di gruppetti minori che potrebbero contribuire all’instabilità. Ma c’è anche un altro attore: il Syrian National Army (Sna), la milizia armata, addestrata e sostenuta dalla Turchia. E proprio Ankara potrebbe giocare un ruolo destabilizzante nel Paese.

Nella regione nordorientale del Rojava, oltre il fiume Eufrate, è da anni attivo un governo piuttosto stabile e parallelo, guidato dalle Syrian Democratic Forces (Sdf). Si tratta di milizie sostenute dagli Stati Uniti, che ospitano un gran numero di curdi inviperiti contro i turchi. Erdogan non fa mistero di voler cancellare questa fazione avversaria, ma finora non ha potuto agire in tal senso. L’Sna era troppo debole e non riconosciuto a livello interno, e Washington non avrebbe accettato interferenze nella sua zona di influenza. Ma ora è cambiato tutto: la Russia è fuori dai giochi (mantiene solo le due storiche basi di Tartus e Latakia, ma i report segnalano che l’evacuazione delle truppe è ormai iniziata), l’Sna è stato fondamentale per la vittoria dell’Hts e gli Stati Uniti non vogliono impantanarsi in un nuovo conflitto.

Che il prossimo obiettivo di al-Jolani sia proprio il Rojava? Al momento pare di no. Le energie del leader sono tutte concentrate sulla stabilizzazione del potere e sull’accettazione del suo dominio da parte della comunità internazionale: non è il momento giusto per pestare i piedi a Washington. Anche se, almeno per ora, la potenza di riferimento per i ribelli potrebbe essere la Russia. Con l’asilo concesso ad Assad, il Cremlino può dettare le sue condizioni: la transizione dei poteri può subire la loro influenza. A Damasco il premier al-Jalali è rimasto in carica per garantire una pacifica successione. E, almeno in teoria, è lui l’autorità riconosciuta a livello internazionale. Si è sganciato da Assad, certo, ma a lui deve il suo ruolo.

Mosca potrebbe quindi ancora dire la sua. Magari concedendo la legittimazione globale al nuovo regime, in cambio di concessioni diplomatiche e militari (Tartus e Latakia restano fondamentali per garantire al Cremlino una presenza nel Mediterraneo). A quel punto, con un tacito accordo di Ankara, l’Sna potrebbe reclamare il Rojava e aprire un nuovo fronte. La guerra civile in Siria, alla luce di questo, è lungi dall’essere conclusa.

Di Umberto Cascone

Milizie, influenze straniere, religione: al-Jolani stabilizzerà la Siria?

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2024-12-09 12:02:58

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