Ricominciare da Ginevra. Da sempre la diplomazia in politica estera ha svariate strade che partono da un’unica certezza: evitare guerre e conflitti armati. Il 10 gennaio 2022 a Ginevra, nel cuore della Svizzera neutrale ma spesso spettatrice dei casini del mondo, potrebbero vedersi direttamente il presidente Usa Joe Biden e il numero uno russo Vladimir Putin. Il condizionale è d’obbligo, considerato quanto sia bollente la questione Ucraina al centro del braccio di ferro Russia-Nato per le zone di influenza a Est in Europa.
Di recente Biden ha assicurato che parlerà di nuovo con Putin e si è detto disponibile pure a un colloquio diretto, faccia a faccia. Ovviamente, in queste ore i toni sulle rispettive posizioni – russa e americana – vanno cercando di tenere il punto avuto sino a ora. Sarebbe strano se accadesse altrimenti, visto che quando in politica estera si decide di tornare alla diplomazia – facendo tramontare i muscoli – il primo passo è (quasi) sempre un litigio, altrimenti saremmo in presenza di un vero e proprio accordo (ma non è il caso della questione Ucraina).
In vista della diplomazia del dialogo tra i due presidenti che – ci auguriamo – verrà, di questo risiko nel cuore dell’Europa resta da capire quanto e come l’affare del gas russo verso l’Occidente Ue, a cominciare dalla Germania, possa pesare nella partita e nei suoi esiti finali. Di certo i russi proveranno a tenerlo dentro, fa parte del gioco. Con un aspetto che Mosca non dovrebbe dimenticare: l’inverno non dura (mai) per sempre.
di Massimiliano Lenzi
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