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title: Arabi che non vogliono la guerra, parla Alberto Gasparetto
description: "A un mese dall'attacco di Hamas sono in moltissimi gli arabi che non vogliono una guerra. Ce lo spiega Alberto Gasparetto"
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date: 2023-11-10
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/esteri/arabi-che-non-vogliono-la-guerra-parla-alberto-gasparetto/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, Evidenza, israele]
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# Arabi che non vogliono la guerra, parla Alberto Gasparetto

![Arabi che non vogliono la guerra](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/11/Evidenza-sito-14.jpg)

A un mese dall'attacco di Hamas sono in moltissimi gli arabi che non vogliono una guerra.  Ce lo spiega Alberto Gasparetto, esperto di Scienza politica

A un mese dall’attacco di Hamas contro Israele la portata dell’azione dei miliziani appare in tutta la sua evidenza, con ripercussioni non soltanto in Medio Oriente. **Il rischio di una guerra regionale potrebbe però non essere nell’interesse neppure di quei Paesi arabi** (come Giordania, ma soprattutto Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) che ora la paventano per motivi economici.

«Negli ultimi anni è stato avviato il progetto del Forum per il Mediterraneo del gas orientale, l’East Mediterranean Gas Forum. I suoi attori sono Israele, Egitto ma anche Giordania, Autorità nazionale palestinese e Grecia, a cui si sono aggiunte Francia e Italia» spiega **Alberto Gasparetto, esperto di Scienza politica e Cultura**, storia e società dei Paesi musulmani all’Università di Padova. «Sono Paesi che dal 2009 cooperano per la ricerca di giacimenti di gas. La crisi in Palestina minaccia però questa attività: fintanto che Israele proseguirà con la sua iniziativa militare, diretta contro Hamas ma con l’inevitabile coinvolgimento di una popolazione araba, **sarà difficile che la Giordania o l’Egitto possano continuare in questo progetto**».

**Il grande escluso è invece la Turchia**, «a causa dell’atteggiamento aggressivo sia in diversi contesti in Medio Oriente sia nel Mediterraneo». Proprio **il Mare Nostrum rischia di diventare ancora di più una «polveriera»**, come sottolinea Gasparetto, co-curatore con Michela Mercuri del recente libro intitolato proprio “Polveriera Mediterraneo”.

L’Italia ha due unità navali della Marina militare (“Fasan” e “Margottini”) al largo delle coste del Libano, ma ci sono anche le due portaerei “Cavour” e “Garibaldi” che operano poco distanti. Gli stessi Stati Uniti da un lato lavorano a livello diplomatico, con gli incontri del segretario di Stato americano Anthony Blinken, dall’altro hanno dispiegato due superportaerei e un sottomarino nucleare, trasferito dalla base di Holy Loch in Scozia. «**Stiamo assistendo a una netta spaccatura all’interno di un fronte che sembrava si stesse ricomponendo negli ultimi anni**, anche grazie agli Accordi di Abramo che hanno coinvolto Paesi come gli Emirati Arabi Uniti (a loro volta interessati al gas del Mediterraneo orientale), il Bahrein e l’Arabia Saudita» spiega Gasparetto. «Si trattava di un riavvicinamento diplomatico di fronte al riconoscimento dello Stato di Israele, sulla scorta degli accordi siglati nel 1994 con la Giordania e ancor prima nel 1979 con l’Egitto».

Nonostante il lancio di razzi anche da parte dello **Yemen**, **sembra però difficile che si arrivi a una guerra allargata all’intera area mediorientale**: «La guerra in Yemen va avanti da oltre otto anni. Anche lì si gioca una partita che qualcuno ritiene ‘confessionale’ all’interno del mondo islamico ma che in realtà è geopolitica per il controllo della regione, che in questo caso vede contrapposti Iran e Arabia Saudita» prosegue Gasparetto. «**Gli scenari di crisi sono quindi numerosi e potrebbero estendersi**. Ma credo che esistano anche molti ‘anticorpi’ nelle potenze arabe e che non ci sia la volontà di arrivare a una guerra regionale, soprattutto per i motivi economici ed energetici detti prima. Gli interessi in gioco legano fra loro tutti gli attori in campo».

*di Eleonora Lorusso*
