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title: "Arabi israeliani fra i soldati dell&#8217;Idf"
description: Sono tanti i soldati arabi israeliani che hanno scelto di arruolarsi e di combattere contro il terrorismo di Hamas.
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date: 2024-10-16
author: Anna Mahjar Barducci
url: https://laragione.eu/esteri/arabi-israeliani-fra-i-soldati-dellidf/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, guerra, israele]
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# Arabi israeliani fra i soldati dell&#8217;Idf

![Soldati arabi israeliani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Soldati-arabi-israeliani.jpg)

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2024-10-15 16:51:26

2024-10-15 14:51:26

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. E il 7 ottobre cos’è? Il Giorno della Dimenticanza. Ma cosa è stato dimenticato?

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. E il 7 ottobre cos’è? Il Giorno della Dimenticanza. Cosa è stato dimenticato? Che nel Novecento non ci sono state guerre e stragi come in tutti i secoli precedenti, dai Romani a Napoleone, ma si è cercato di annientare l’umano in quanto umano. E ci si è riusciti.

L’Anticristo – come lo chiamava Croce – è apparso davvero tra noi perché è in noi. Il 7 ottobre, con il pogrom compiuto da Hamas nei confronti degli ebrei in Israele, l’Anticristo è ricomparso. Ma invece di riconoscerlo, in molti hanno preferito voltarsi dall’altra parte allontanando da sé il calice amaro. Il Giorno della Dimenticanza, appunto.

Chi parla di genocidio da parte di Israele nei confronti dei palestinesi lo fa o per ignoranza o per malafede. Non si sa cosa sia peggiore. Le morti dei palestinesi a Gaza non sono un genocidio perché Israele non ha alcuna volontà di eliminare l’umano in quanto umano e, al contrario, è mosso dalla necessità di difendere l’umanità dal nuovo Anticristo che la cultura occidentale in molte sue espressioni non vuole vedere.

I morti dei palestinesi a Gaza sono voluti dai terroristi islamici di Hamas che usano la morte palestinese per generare nell’opinione pubblica delle democrazie atlantiche la trappola vittimistica in cui la vittima (Israele) diventa carnefice e il carnefice (Hamas) diventa vittima. In che modo si smaschera questo imbroglio della propaganda? Solo ricordando che il Giorno della Memoria non è il 27 gennaio ma sempre e che la difesa di Israele e delle democrazie libere non è un tema retorico bensì vitale, perché la difesa non è gratuita e costa serietà, fede, sacrificio.

I regimi teocratici e integralisti – l’Iran in primis – si nutrono di antisemitismo per stare in piedi, giacché il fanatismo è parte attiva dell’integralismo teologico-politico. I regimi democratici e liberali – Israele tra questi – per stare in piedi hanno bisogno di credere nella libertà che si fonda sull’anti-fanatismo, ma non senza la forza che è necessaria per arginare i violenti e sostenere istituti liberi. La sconfitta e la fine di Israele sono la sconfitta e l’annuncio della fine del mondo libero. Nel mondo libero possono vivere insieme cristiani, ebrei e musulmani. Nel mondo integralista e fondamentalista non possono vivere insieme cristiani, ebrei e musulmani.

Il mondo ebraico con la diaspora – dispersione – ha contribuito in modo decisivo alla storia dell’Europa e del mondo, tanto che raccontare la storia degli ebrei d’Europa equivale a raccontare la storia dell’Europa tutta (si veda il libro di Anna Foa “Le vie degli ebrei” edito da Il Mulino). Sotto ai nostri occhi si sta consumando una guerra di religione che non credevamo più possibile. Ma cosa sono state le due guerre mondiali se non guerre civili e religiose che hanno sconquassato l’Europa e incendiato il mondo?

Oggi, come allora, in gioco vi è l’annientamento dell’umano. Il campo di battaglia è duplice: quello militare e civile del Medio Oriente e quello culturale e politico del resto del mondo. All’affermazione di Israele sul piano militare non corrisponde la vittoria di Israele in Occidente. Ma non dipende da Israele. Dipende dall’Occidente che celebra per pura e stanca retorica il Giorno della Memoria – gli ebrei morti e uccisi in quanto umanità ebrea – e non vuole difendere gli ebrei vivi facendoli inghiottire dal nuovo mostro antisemita. Si preferisce il Giorno della Dimenticanza. L’oblio genera mostri e risveglia l’Anticristo che è in noi e in loro.

di Giancristiano Desiderio

7 ottobre, Giorno della dimenticanza

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2024-10-16 12:58:02

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2024-10-15 11:30:57

2024-10-15 09:30:57

Un drone di Hezbollah ha colpito la mensa del comando della 1ª Brigata di fanteria “Golani”, uccidendo quattro soldati mentre erano impegnati nella cena

Un drone di Hezbollah ha colpito la mensa del comando della 1ª Brigata di fanteria “Golani”, uccidendo quattro soldati e ferendone dozzine mentre erano impegnati nella cena. Sono stati i sergenti Alon Amitai, Yosef Haiv, Yoav Agmon e Omri Tamri a perdere la vita in un attacco che ha sorpreso gli israeliani stessi, eludendo le difese antiaeree. Probabilmente i suprematisti sciiti libanesi sono riusciti a far scivolare il drone tra le centinaia di razzi con cui attaccano il Nord di Israele ogni giorno: anche mentre scriviamo, la metà dei cittadini israeliani è costretta a mettersi al riparo per colpa di attacchi di un’entità terroristica di cui i generali israeliani stimano di aver distrutto due terzi dell’arsenale. L’intensità di questi ultimi attacchi potrebbe essere quindi parte di una zampata disperata attuata con gli ordigni rimasti, oppure la prova che quei calcoli sono troppo ottimistici.

Nel secondo caso non sarebbe l’unica svista di Israele in questa guerra sul fronte Nord, visto che Palazzo Chigi ha tenuto a far sapere che la presidente Giorgia Meloni non è stata morbida col suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu. La chiamata di quest’ultimo per distendere le tensioni dopo i ripetuti attacchi del suo esercito alla missione Onu nel Sud del Libano, chiamata Unifil, pare abbia trovato un governo italiano irritato e severo all’altro capo della cornetta. Non si tratta di una mera “vibrata protesta”, visto che la Penisola esporta infatti milioni di euro in armi e munizioni per le necessità belliche di Gerusalemme e, soprattutto, esprime un voto all’Onu che è stato spesso proclive alle esigenze israeliane.

Non si capisce quindi quale calcolo abbia convinto Netanyahu a voler peggiorare la controversa reputazione israeliana. Per quattro giorni consecutivi Tsáhal, l’Armata di difesa d’Israele, ha interagito violentemente contro l’Unifil. Nell’ultimo incidente due carri armati Merkava hanno persino sfondato l’ingresso principale della base di Ramyah alle 4 e mezza di notte, cercando di costringere la guarnigione di caschi blu a spegnere le luci della base. Gli israeliani si sono ritirati soltanto in seguito a una protesta tramite i canali ufficiali, ma circa due ore dopo un intenso tiro di fumogeni a 100 metri dalla posizione (lanciati probabilmente per ottenere comunque lo smorzamento delle luci) ha intossicato una quindicina di soldati del contingente ghanese.

Davanti alle telecamere del Tg1 Daniel Hagari – contrammiraglio e portavoce capo di Tsáhal – ha riconosciuto gli errori e promesso che non avverranno più situazioni simili. Nadav Shoshani, tenente colonnello e portavoce di Tsáhal per l’ambito internazionale, ha però precisato ai giornalisti di La7 che in una guerra non è mai possibile garantire una sicurezza totale e che «sarebbe meglio se i caschi blu si spostassero». In effetti un arretramento della missione era stato richiesto da Gerusalemme sin dai primi giorni, venendo rifiutato dall’Unifil perché costringerebbe i caschi blu a lasciare il Paese dei Cedri a causa della mancanza di ripari adeguati. I recenti incidenti sono quindi sembrati una manovra goffa per innalzare oltremisura il prezzo dello stazionamento dei peacekeeper, visti dagli israeliani con sufficienza e disprezzo.

Tuttavia con l’attacco del drone alla “Golani” Hezbollah ha dimostrato che la sua pericolosità si manifesta a prescindere dalla presenza dei 10mila soldati Onu, che invece potrebbero essere molto utili a Gerusalemme per gestire un dopoguerra Iran free in Libano. Se il fallimento della missione Unifil legata alla risoluzione Onu 1701 del 2006 è ormai conclamato forse la causa è da ricercare nel multiconfessionalismo libanese degenerato in settarismo a suon di guerre civili e cattive influenze dei vicini, piuttosto che in una forza di peacekeeping.

di Camillo Bosco

Drone sulla mensa

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2024-10-15 15:23:56

2024-10-15 13:23:56

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2024-10-14 11:04:12

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Una botola d’ingresso a un tunnel che porta alla rete sotterranea scavata da Hezbollah in Libano; il tutto, a pochi metri dalla base Unifil. È quanto (di)mostrano in video i militari israeliani

Una botola d’ingresso a un tunnel che porta alla rete sotterranea scavata da Hezbollah in Libano; il tutto, a pochi metri dalla base Unifil. È quanto (di)mostrano in video i militari israeliani che da giorni assediano l'area presidiata dai cosiddetti “caschi blu”.

Dopo gli attacchi israeliani contro Unifil, il ferimento di alcuni soldati, i “possibili crimini di guerra” legati a tali episodi e il “via Unifil” del presidente israeliano Benjamin Netanyahu, le forze di difesa israeliane (Idf), attraverso un comunicato, spiegano la situazione in Libano e quanto avviene vicino alle postazioni Unifil. Secondo l’Idf, Unifil verrebbe utilizzata come “scudo” da Hezbollah che inoltre lancia razzi proprio da siti vicini a Unifil.

Le parole dell’Idf:

“Negli ultimi 30 giorni circa 25 razzi e missili sono stati lanciati contro comunità israeliane e truppe dell’Idf da compound terroristici di Hezbollah situati vicino ai posti dell’Unifil nel sud del Libano, sfruttando la loro vicinanza alle forze delle Nazioni Unite. Uno degli attacchi ha provocato la morte di due soldati dell’Idf.

Hezbollah utilizza compound sotterranei e sopraelevati per condurre attacchi terroristici contro lo Stato di Israele.

Durante le incursioni mirate e localizzate dell’Idf basate su informazioni precise nel Sud del Libano, le truppe della 146ª Divisione hanno trovato centinaia di armi, tra cui armi da fuoco, granate e lanciatori di razzi puntati verso il territorio israeliano. Queste armi erano immagazzinate all’interno di compound sotterranei situati da poche decine di metri fino a qualche centinaio di metri dai posti dell’Unifil, vicini alla Linea Blu.

L’Unifil è stata dispiegata nel sud del Libano per attuare la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e prevenire la presenza di operativi armati di Hezbollah a sud del fiume Litani. Tuttavia, sia lo Stato del Libano che la comunità internazionale non sono riusciti a implementare la Risoluzione 1701, nonostante le ripetute richieste in tal senso.

Per anni, Hezbollah si è radicato nel sud del Libano, in grave violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’organizzazione ha accumulato grandi quantità di armi mirate contro i civili israeliani e ha deliberatamente costruito la propria infrastruttura d’attacco vicino ai posti dell’Unifil.

I raid mirati dell’Idf sono diretti esclusivamente contro Hezbollah e le attività delle truppe non sono indirizzate ai posti, alle forze o alle infrastrutture dell’Unifil. Giovedì 30 settembre, prima dell’inizio dell’operazione, i rappresentanti dell’Idf hanno presentato una richiesta all’organizzazione di spostare il proprio personale lontano dai posti situati entro cinque chilometri dalla Linea Blu, poiché quest’area sarebbe diventata una zona di combattimento attiva.

L’Idf mantiene una comunicazione continua con l’Unifil per evitare, per quanto possibile, danni al personale dell’Unifil nell’area e continuerà a farlo, nonostante le complessità della presenza dell’Unifil all’interno della zona di combattimento”.

di Ruggero Fontana

Il tunnel di Hezbollah a pochi metri dalla base Unifil - IL VIDEO

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2024-10-14 12:41:17

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