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Iran, Trump: “Possiamo distruggerlo in una notte, ho il piano migliore di tutti”

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Secondo Axios sarebbe “in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni” tra Iran e Usa

Iran, Trump: “Possiamo distruggerlo in una notte, ho il piano migliore di tutti”

Secondo Axios sarebbe “in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni” tra Iran e Usa

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Iran, Trump: “Possiamo distruggerlo in una notte, ho il piano migliore di tutti”

Secondo Axios sarebbe “in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni” tra Iran e Usa

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È un Donald Trump convinto dei mezzi americani e della sua capacità di annichilire l’Iranquello che ha parlato per un’ora e 39 minuti dal podio della James Brady Briefing Room della Casa Bianca. “Tutto il Paese potrebbe essere eliminato in una sola notte e questa notte potrebbe arrivare domani”, minaccia il presidente, che però lascia ancora aperta la porta ai negoziati con Teheran, che ritiene stiano andando bene. “Il nuovo regime è più smart e meno radicale. Ma noi non lo abbiamo fatto per il cambio per il regime – ribadisce, parlando al 38esimo giorno di guerra -. Non posso parlare del cessate il fuoco, ma vi dico che dall’altra parte abbiamo un interlocutore attivo e disponibile”.

Allo stesso tempo, Trump conferma che l’ultimatum di martedì sera alle 20 (le due di notte di mercoledì in Italia, ndr) resta valido ed è pronto a colpire i ponti e le centrali energetiche del Paese, se un accordo non arrivasse in tempo. “Dicono che non ho un piano, invece ho il piano migliore di tutti ma non lo dico ai media”, sostiene, rivelando che tutte le infrastrutture iraniane potrebbero essere distrutte in meno di quattro ore dopo la scadenza dell’ultimatum. 

“Ogni ponte in Iran sarà decimato entro la mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica in Iran sarà fuori uso, in fiamme, esploderà e non sarà mai più utilizzabile. Intendo una demolizione totale entro la mezzanotte, e tutto ciò avverrà nell’arco di quattro ore. Se volessimo. Ma non vogliamo che accada”, assicura il presidente. Che poi, inasprendo le sue minacce di devastare l’Iran se non riaprirà lo Stretto di Hormuz, aggiunge che se gli attacchi avessero luogo, Teheran impiegherebbe cent’anni a ricostruire tutto.

Con al fianco il segretario alla Difesa Pete Hegseth, l’inviato speciale Steve Witkoff, il capo degli Stati maggior riuniti Dan Caine e il direttore della Cia John Ratcliffe, Trump parla a lungo della missione di recupero dei due avieri dispersi in Iran, che ha definito come una delle più complesse nella storia degli Stati Uniti. “La Cia è stata incredibile, è stato come trovare un ago in un pagliaio”, commenta. L’operazione di soccorso “storica” ha coinvolto oltre 170 aerei, 155 solo per il secondo salvataggio, e centinaia di persone, sebbene “gran parte di essa fosse uno stratagemma” volto ad allontanare le forze iraniane dal pilota, rivela. E aggiunge che l’F-15E dell’Aeronautica militare statunitense è stato abbattuto venerdì scorso da un singolo missile spalleggiabile.

Durante la conferenza stampa, alla quale hanno presenziato alcuni dei membri della famiglia Trump come sua figlia Tiffany e il secondogenito Eric, Trump ribadisce l’importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz. “È una priorità molto grande”, afferma, scartando poi l’ipotesi che Teheran possa imporre un pedaggio alle navi che attraversano l’importante via marittima: “Che ne dite se fossimo noi a riscuotere i pedaggi? Preferirei fare questo piuttosto che lasciarli a loro. Perché non dovremmo? Siamo noi i vincitori. Abbiamo vinto. D’accordo? Loro sono militarmente sconfitti”.

Per il presidente, qualsiasi accordo deve includere la riapertura dello Stretto. Sempre in giornata, durante un evento alla Casa Bianca, aveva detto che una proposta avanzata da altri Paesi come il Pakistan per un cessate il fuoco di 45 giorni “è un passo significativo, ma non è ancora abbastanza”. “Dobbiamo raggiungere un accordo che sia accettabile per me, e parte di tale accordo sarà la richiesta di libero transito per il petrolio e per ogni altra cosa”, ha dichiarato.

Durante la conferenza, il presidente è tornato a criticare duramente gli alleati degli Stati Uniti, accusandoli di non averli aiutati in questa guerra – al contrario dei paesi del Golfo Persico – e nominandoli uno per uno. “Il Giappone non ci ha aiutato, l’Australia non ci ha aiutato, la Corea del Sud non ci ha aiutato, e poi si arriva alla Nato: la Nato non ci ha aiutato”, ha detto. 

Proprio parlando dell’Alleanza atlantica, il repubblicano ha ribadito la sua “delusione”, suggerendo che il crescente divario tra gli Stati Uniti e la Nato abbia avuto inizio quando aveva proposto per la prima volta di acquisire la Groenlandia. “Sono molto deluso, molto. Credo che questo rappresenti una macchia per la Nato, una macchia che non sparirà mai; non sparirà mai dalla mia mente. Sapete, mercoledì verranno a trovarmi. Diranno: ‘Oh, faremo questo’, ‘Faremo quello’. Ora, tutto a un tratto, vogliono inviare materiale, capite?”, si è lamentato ancora, alla vigilia di una visita alla Casa Bianca del segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte. 

Il Presidente, in particolare, si è scagliato contro diversi membri della Nato per essersi rifiutati di fornire sostegno agli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran, contestando specialmente la decisione di alcune nazioni di chiudere il proprio spazio aereo o le proprie basi militari alle forze armate statunitensi. “La Nato è una tigre di carta”, ha affermato Trump, liquidando con indifferenza l’ipotesi che gli Stati Uniti rinuncino al loro status di leader de facto dell’Alleanza e l’abbandonino. “Ovviamente non avevamo bisogno di loro, dato che non hanno fornito alcun aiuto”. E ancora: “Putin non ha paura della Nato. Putin ha paura di noi, ha molta paura di noi”.

Per quanto riguarda la possibilità di commettere dei crimini di guerra – violando la Convenzione di Ginevra – se prendesse di mira le infrastrutture civili dell’Iran, Trump ha risposto a un giornalista del New York Times assicurando di non essere preoccupato della cosa. Per lui, la priorità è impedire che Teheran ottenga un’arma nucleare: “Se pensate che permetterò loro di dotarsi di un’arma nucleare, potete dirlo ai vostri amici del New York Times: non succederà”. 

Per il presidente, il momento è critico, ma tutto dipenderà da cosa farà ora l’Iran: “Possiamo bombardali senza pietà”. Ciononostante, Trump è ancora convinto che si possa raggiungere un accordo nelle prossime ore e che l’Iran sia disposto ad evitare il peggio. In fondo, Trump è convinto: Dio sostiene le azioni americane nella guerra contro l’Iran, “Dio è buono”. Ma ha aggiunto che non gli piace “vedere persone uccise”

Ore 22.00

Gli Stati Uniti hanno un piano per distruggere “in quattro ore”, entro la mezzanotte di domani, dopo che sarà scaduto l’ultimatum, tutti i ponti e le centrali elettriche in Iran. “Abbiamo un piano, grazie alla potenza delle nostre forze armate, che prevede che tutti i ponti dell’Iran siano distrutti entro la mezzanotte di domani sera (4 ore dopo la scadenza dell’ultimatum, ndr), che tutte le centrali elettriche dell’Iran siano fuori servizio e non potranno mai più essere utilizzate – ha dichiarato il presidente americano in conferenza stampa – E questo avverrà nell’arco di quattro ore, se lo volessimo”.

Ore 21.00

Quando finisce la guerra? “Non posso dirvelo, dipende da quello che fanno, è un momento cruciale”. Così ha risposto ai giornalisti Donald Trump, che ha fissato a domani alle 20 ora locale la deadline per un accordo che preveda la riapertura dello stretto di Hormuz. “Hanno un periodo… beh, fino a domani alle 8pm. Ho concesso loro una proroga”, ha detto il presidente, ricordando che la sua scadenza iniziale per oggi “era inappropriata, il giorno dopo Pasqua. Voglio essere una persona gentile”. “Ora vedremo cosa succede. Posso dirvi che stanno negoziando. Pensiamo in buona fede. Lo scopriremo”, ha concluso.

Il popolo iraniano sarebbe “disposto a soffrire” a causa degli attacchi contro le infrastrutture e le fonti energetiche civili, se ciò garantisse la loro libertà. Lo ha detto il presidnte degli Stati Uniti Donald Trump in conferenza stampa alla Casa Bianca. “Sarebbe sofferenza. Sarebbero disposti a soffrire per avere la libertà”, ha dichiarato, aggiungendo che il popolo iraniano desidera che l’esercito statunitense continui la sua campagna di bombardamenti.

“Abbiamo avuto numerose intercettazioni – ha continuato Trump – in cui dicono ‘per favore, continuate a bombardare’. Bombe che cadono vicino alle loro case, “Per favore, continuate a bombardare. Fatelo”. E queste sono persone che vivono dove le bombe esplodono. E quando ce ne andiamo e non colpiamo quelle zone, ci dicono: ‘Per favore, tornate, tornate, tornate’. Tutto quello che posso dirvi è che vogliono la libertà. Hanno vissuto in un mondo di cui voi non sapete nulla. È un mondo violento e orribile”.

“Noi abbiamo vinto, loro sono militarmente sconfitti”. Lo ha ribadito Donald Trump, in una replica alle critiche di non avere una strategia chiara contro l’Iran. “Ho il piano migliore di tutti, ma non vi dirò qual è il mio piano – ha affermato il presidente in una conferenza stampa alla Casa Bianca – Ogni singola cosa è stata pensata da tutti noi. Ma non posso rivelare il piano ai media”.

Ore 20.45

L’Iran “ha fatto una proposta significativa, è un passo rilevante ma non è abbastanza buono. Stanno trattando, vediamo cosa succede”. Parola di Donald Trump che commenta così, durante l’evento tradizionale di Pasqua alla Casa Bianca – il White House Easter Egg Roll -, la controproposta di cessate il fuoco con Teheran avanzata dai Paesi mediatori dopo che lo Stato Islamico ha respinto il piano Usa.

Sui negoziati, quindi, le posizioni di Washington e Teheran rimangono distanti. “L’Iran potrebbe porre fine rapidamente alla guerra, c’è stato un regime change e ora le persone che negoziano per l’Iran sono molto più ragionevoli. Potete definirlo come volete, io dico che c’è stato un regime change. La guerra è legata ad una questione: l’Iran non può avere armi nucleari”, dice. 

“Abbiamo a disposizione diverse opzioni. Potremmo andarcene ora e impiegherebbero 15 anni per ricostuire il paese”. Trump ha minacciato un attacco totale alle infrastrutture se non si raggiungerà un accordo entro la giornata di martedì. “L‘ultimatum è definitivo. Niente ponti, niente centrali elettriche. Non vado oltre…“, dice rispondendo ad una domanda sugli obiettivi dell’eventuale azione che scatterebbe. 

“Se dipendesse da me, prenderei il petrolio: non possono farci niente. Purtroppo, il popolo americano vorrebbe vederci tornare a casa. Se dipendesse da me, prenderei il petrolio e mi prenderei cura del popolo iraniano. Ma voglio rendere felice il popolo del mio Paese, non credo capirebbe” se l’operazione continuasse. “Siamo in azione da 34 giorni e abbiamo demolito una nazione molto potente”, dice fornendo la propria visione del conflitto. Se l’Iran è stato demolito, perché la guerra non è ancora finita? “E’ un paese grande, hanno ancora alcuni missili e hanno azzeccato un colpo fortunato”.

“Il popolo iraniano vuole sentire le bombe perché vuole essere libero. La gente non scende in strada a protestare perché” il regime “aprirebbe subito il fuoco contro le persone. Noi abbiamo mandato armi, ma determinati gruppi di persone che avrebbero dovuto consegnarle se le sono tenute. Avrebbero dovuto distribuirle alla popolazione e invece se le sono tenute, sono molto arrabbiato con queste persone”, dice Trump che in precedenti dichiarazioni ha fatto riferimento ad armi affidate ai curdi come mediatori. 

“Abbiamo effettuato migliaia di voli, hanno abbattuto un aereo con un colpo di fortuna, tutto qui“, dice riferendosi all’operazione di salvataggio del secondo componente dell’equipaggio di un F-15 abbattuto venerdì.

Ore 17.30

“Sì”. Ha risposto così Donald Trump ai giornalisti alla Casa Bianca che gli chiedevano se la scadenza dell’ultimatum all’Iran domani alle 20 ora locale sia definitiva. Se non si arriverà ad un accordo per la fine della guerra, il presidente americano ha minacciato di “scatenare l’inferno”. 

“Non è ancora abbastanza, ma è un passo molto significativo”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando della proposta di cessate il fuoco con l’Iran avanzata dai paesi mediatori. Durante uno scambio con i giornalisti a margine di una cerimonia organizzata in occasione della Pasqua alla Casa Bianca, ha aggiunto che “hanno fatto un passo molto significativo, vedremo cosa succederà”.

Ore 16.45

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato “impatti recenti di raid militari vicino alla centrale nucleare di Bushehr in Iran, incluso uno a soli 75 metri dal petrimetro del sito”. L’impianto non è stato danneggiato, si conclude, sempre sulla base di analisi indipendenti di nuove immagini satellitari di ieri. Il direttore generale dell’Agenzia Rafael Grossi “denuncia ancora una volta che la continua attività militare vicino alla centrale, un impianto operativo con una grande quantità di combustibile nucleare, rischia di provocare un incidente grave radiologico con conseguenze per le persone e l’ambiente in Iran e oltre”. Tali attacchi “pongono un pericolo davvero reale alla sicurezza del nucleare e devono cessare”, ha ribadito Grossi.

Ore 14.00

L’Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei , ha reso noto di aver formulato la sua risposta e le sue richieste in merito alla proposta di cessate il fuoco presentata da Paesi intermediari. I negoziati, ha spiegato il portavoce, “sono incompatibili con ultimatum e minacce di crimini di guerra”. Le richieste di Teheran sono già state comunicate sempre attraverso gli intermediari. “L’Iran non esita a esprimere chiaramente quelle che considera come richieste legittime e farlo non deve essere considerato come segno di compromesso ma piuttosto una autoriflessione sulla sua fiducia nel difendere le sue posizioni. Abbiamo formulato le nostre risposte” che annunceremo nei dettagli a tempo debito.

Ore 13.45

L’Iran ha anticipato rappresaglie nel caso di attacchi contro le infrastrutture dell’energia, in risposta alla minaccia formulata dal Presidente americano Donald Trump secondo cui le forze Usa colpiranno i siti dell’energia e i ponti se l’Iran non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz. La risposta di Teheran sarà “molto più schiacciante ed estesa e le perdite e i danni inflitti al nemico saranno moltiplicati”, ha dichiarato il portavoce delle forze militari, Ebrahim Zolfaghari.

Ore 11.15

Come per i dazi, anche per la crisi energetica. La Cina non si è fatta trovare impreparata al secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca e alle conseguenze delle sue politiche di rottura. E pur rimandendo il principale importatore al mondo di gas e petrolio, con i tre quarti del petrolio che consuma importati, ha dimostrato resilienza alle conseguenze della guerra in Medio Oriente che stanno mettendo in ginocchio i Paesi asiatici, come Vietnam e Filippine che il mese scorso hanno chiesto aiuto a Pechino. 

Il New York Times spiega come Pechino abbia aumentato le riserve di petrolio, e iniziato a sostituire dal 2019 il carbone al gas e al petrolio soprattutto nella crescente industria petrolchimica, e perseguito le energie rinnovabili come solare, eolico ed energia idroelettrica in modo tanto aggressivo che la sua domanda di petrolio raffinato, diesel e benzina è diminuita. Pechino ha sviluppato tecnologie per ridurre la sua dipendenza da materie prime straniere per alimentare la sua industria considerata dal Partito comunista al potere come fondamenta della sua strategia di sicurezza nazionale. 

E dal primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, il Paese ha affinato ed esteso questo approccio. “C’è stata una politica industriale sempre più top down, con un controllo centralizzato ancora più forte per sviluppare alcuni settori strategici che per Pechino devono essere rafforzati per non essere controllati dalle potenze occidentali”, ha commentato Heiwai Tang, direttore dell’Asia Glibal Institute dell’Università di Hong Kong, intervistato dal quotidiano americano. 

Ore 10.15

L’Iran non intende riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”, ha riferito una fonte autorevole del regime citata dall’agenzia Reuters, come si legge su Times of Israel. Per Teheran, Washington non ha la necessaria disponibilità a una tregua permanente, precisa la fonte confermando tuttavia che la proposta del Pakistan per una tregua immediata è stata ricevuta ed è in fase di studio. Ma l’Iran non accetta pressioni e ultimatum.

Ore 9.45

Iran e Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità che potrebbe entrare in vigore già oggi e riaprire lo Stretto di Hormuz, ha reso noto una fonte citata da Reuters, come si legge sul sito di Israel Times. Il possibile accordo, che avrebbe la forma di un memorandum di intesa è stato definito dal Pakistan e inviato a Iran e Israele durante la notte, ha precisato la fonte, confermando quanto già anticipato da Axios, la possibilità di una intesa in due fasi con una tregua immediata seguita da un accordo complessivo. “Tutti gli elementi devono essere concordati oggi”, ha precisato la fonte, sottolineando invece, contrariamente a quanto aveva scritto Axios, che il Pakistan è l’unico canale di comunicazioni fra le parti. 

Ore 8.00

Nuovo ultimatum del presidente Usa Donad Trump a Teheran. “Faccio saltare tutto il Paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fottuto Stretto di Hormuz”. Tra dichiarazioni e post su Truth, la deadline slitta però quanto pare alle 20 – ora locale di Washington – di martedì 7 aprile: così almeno lascia intendere uno dei messaggi che Trump affida ai social. Ma secondo Axios sarebbe “in corso una mediazione per una tregua di 45 giorni” secondo le ultime notizie sulla guerra di oggi, lunedì 6 aprile.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fars, nella notte alcuni attacchi aerei statunitensi e israeliani hanno causato la morte di quattro bambine e due bambini di età inferiore ai 10 anni nella provincia di Teheran. L’agenzia ha precisato che nell’attacco contro una zona residenziale nella contea di Baharestan sono state uccise in totale 13 persone.

I detriti di un drone iraniano intercettato dalla difesa aerea degli Emirati arabi uniti in corrispondenza della zona industriale di Abu Dhabi di Musaffah ha provocato un ferito, una persona di cittadinanza del Ghana, rendono noto le autorità locali. Anche a Fujairah le autorità locali hanno denunciato un “incidente legato a un drone lanciato contro un edificio della azienda di telecomunicazioni Du”. Ma non ci sono state vittime. Ieri nel porto di Khor Fakkan, sulla costa non lontana dall’imbocco dello stretto di Hormuz, quattro persone sono rimaste ferite in un attacco.

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