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title: "Bambini ucraini deportati per essere &#8220;educati&#8221;"
description: Il rapporto Cesarc-Meduza sul trattamento dei circa 20mila minori ucraini con le regole previste dal Cremlino, è da brividi
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date: 2024-06-13
author: Vittorio Ferla
url: https://laragione.eu/esteri/bambini-ucraini-deportati-per-essere-educati/
categories: [Esteri]
tags: [guerraucraina]
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# Bambini ucraini deportati per essere &#8220;educati&#8221;

![Bambini ucraini deportati per essere &#8220;educati&#8221;](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-1-6.jpg)

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2022-09-23 17:38:16

2022-09-23 15:38:16

Al Museo della Vittoria di Mosca è stata allestita la mostra “Nazismo ordinario”. È stata ricreata una agghiacciante connessione tra origine e sviluppo dell’ideologia nazista in Germania e ciò che accade oggi in Ucraina

Kyiv – Molte testimonianze pervenute da amici e colleghi a Mosca ci permettono di approfondire un bizzarro progetto promosso e realizzato con il sostegno del fondo presidenziale per le iniziative culturali, menzionato mercoledì scorso su queste pagine. Dal 19 aprile e fino al 2 ottobre presso il Museo della Vittoria di Mosca – ribattezzato a marzo “The Victory MuZeum” – è stata allestita la mostra “Nazismo ordinario”. Al primo piano della Sala dei Generali i visitatori si trovano di fronte a una messinscena a dir poco agghiacciante, in cui reperti storici risalenti alla Seconda guerra mondiale precedono altri provenienti dall’attuale conflitto, nell’intento di creare una connessione tra origine e sviluppo dell’ideologia nazista in Germania e ciò che accade oggi in Ucraina.

La sezione “Il nazismo oggi” propone una rassegna di falsi storici impressionanti, messi in scena per dimostrare un improponibile legame tra l’Oun (organizzazione dei nazionalisti ucraini) e il partito nazionalsocialista di Hitler. Una panoramica di tutto quel materiale –bandiere con la svastica su sfondo gialloblù, divise, accessori, libri – che in Occidente è stato ampiamente sbugiardato in quanto fake news della propaganda filorussa. Tutto ricorda molto le immagini diffuse dalle tv russe tempo fa che mostravano la cattura di un presunto neonazista ucraino in un set palesemente mal allestito, con tanto di copie del videogioco “The Sims” esibite per errore al posto di tessere sim del telefono forse volute dai registi di quell’obbrobrio.

La sezione centrale della mostra è invece dedicata alla narrazione distopica dell’invasione iniziata nel 2014, fatta passare per guerra civile. Viene esposto uno scivolo per bambini attorniato da giocattoli, per rimarcare quello che viene definito “il genocidio nel Donbas”. Questa ricostruzione, talvolta diffusa anche da alcuni media nostrani, è forse quanto di più offensivo si possa rivolgere a un ucraino che abbia vissuto questa guerra iniziata otto anni fa. Esattamente come accaduto con Kramatorsk o Bucha, quando in tempi recenti qualcuno (anche in Italia) ha avuto la faccia tosta di sostenere che gli ucraini si fossero massacrati da soli. Colpisce la disinvoltura con cui la propaganda russa neghi le evidenze: a Zaporizhzhya alcuni ‘tecnici’ sono riusciti a spiegare agli ingegneri nucleari dell’Aiea che i missili che sembravano provenire da parte russa in realtà erano giunti da quella ucraina, dopo aver compiuto una u-turn di 180º prima di colpire l’obiettivo.

Al secondo piano della Sala dei Generali trova invece spazio dal 22 giugno l’“Ordinary Natocism”: una carrellata di decine di articoli e materiale multimediale definito ‘informativo’ sull’Alleanza Nord Atlantica, presentata come prosecuzione del “nazismo ordinario”. Reperti provenienti da Rubizhne, Mariupol, Popasna, Severodonetsk ed effetti personali requisiti ai soldati del reggimento Azov sarebbero, per il Ministero della Cultura e la Società Storica russi, una testimonianza chiara del nazismo occidentale coraggiosamente combattuto dai russi. Alexander Shkolnik, direttore del museo sotto sanzioni occidentali per aver sistematicamente diffuso disinformazione, si dice certo che l’esposizione non lascerà nessuno indifferente.

 

Di Giorgio Provinciali

A Mosca il Museo degli errori

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2022-09-23 11:46:48

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2023-02-09 12:25:12

2023-02-09 11:25:12

Le prove eccezionali ed eroiche di persone assolutamente normali che, in Ucraina, sono state travolte dall'evento tragico di una guerra senza perché

Kyiv – La singolarità degli episodi realmente accaduti riportati in molti nostri articoli ha messo in evidenza vite di persone assolutamente normali che – travolte nella loro ordinaria quotidianità da eventi tanto tragici quanto improvvisi – hanno dato prova di qualità eccezionali ed eroiche. A rendere drammatica la vicenda che segue è invece il fatto che di storie come questa qui se ne ascoltano a decine.

Serhiy ha 43 anni, è nato a Donetsk ma quando nel 2014 la regione è stata invasa dai russi s’è visto costretto a emigrare. Lo scorso febbraio, quando era ormai chiaro che le truppe di Mosca avrebbero invaso l’Ucraina, si trovava con la famiglia nella sua casa a Irpen. Come molte altre persone riteneva quel sobborgo di Kyiv sicuro, credendo che l’aggressione russa sarebbe rimasta circoscritta al consolidamento dell’occupazione delle due regioni ucraine di cui il Cremlino intendeva riconoscere unilateralmente l’indipendenza.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DI “CRONACHE DI GUERRA”

Lasciati moglie e figli, Serhiy parte da solo in autobus alla volta di Donetsk per mettere in salvo la madre malata. Dal 2014 ha abituato la moglie Tetiana e i due bambini all’utilizzo del geotag tramite smartphone. In questo modo ciascun suo familiare è in grado di seguire lo spostamento degli altri, accertandosi della loro incolumità. Angosciato dall’incedere delle milizie russe verso la Capitale, nei giorni seguenti concorda con la moglie un tentativo di fuga. Tenendo traccia dei movimenti di ognuno, il 5 marzo Serhiy la vede allontanarsi con i figli e poi rientrare immediatamente: la colonna di 12 auto su cui stavano tentando d’allontanarsi da Irpen era stata colpita e i suoi cari avevano dovuto rifugiarsi in un seminterrato.

A quel punto l’unica via di fuga in auto è tentare di spingersi sulla E40 fino a Zhytomyr, ma per farlo occorre raggiungere prima Stoyanka. Le immagini delle auto distrutte e il bilancio provvisorio della mattanza russa diffusi dai media sono però spaventosi. Resta una sola possibilità: raggiungere Romanivka passando a piedi sotto il ponte appena distrutto. Un vicino di casa accetta di guidare l’auto di Tetiana avvicinando finché può al ponte lei, i due bambini e i nonni. Dal momento in cui l’uomo torna indietro dopo aver lasciato i cinque in prossimità del viadotto, Serhiy segue i movimenti dei propri cari tramite il segnale Gps. Vede così i bambini correre verso il cavalcavia distrutto, poi la moglie e infine il nonno seguirli più lentamente spingendo la carrozzina con la mamma di Tetiana. A quel punto il tracking s’interrompe.

Per ore Serhiy non riesce a mettersi in contatto con i familiari. Neppure i vicini di casa rispondono. La sera stessa, scorrendo la homepage del “New York Times”, riconoscerà in una fotografia lo zainetto della sua bambina dilaniato dalle schegge. Sebbene le altre immagini celino i volti dei civili caduti, dagli abiti intrisi di sangue riconosce uno a uno tutti gli altri familiari. Due video forniti dai giornalisti americani mostreranno incontrovertibilmente i loro ultimi istanti di vita, prima che vengano investiti da due colpi di mortaio sparati dagli invasori.

Noncurante delle minacce di morte da parte dei militari russi, Serhiy lascerà la Donetsk occupata e raggiungerà Kyiv, acconsentendo al trasferimento degli effetti personali dei propri cari presso la Corte europea dei Diritti dell’uomo come prova incontrovertibile degli orrendi crimini perpetrati dai russi.

di Giorgio Provinciali

A Kiev da umani a eroi

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2023-02-11 12:23:38

2023-02-11 11:23:38

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