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Bernie Sanders, l’uomo con il megafono

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Voglio scrivere di un personaggio che molti conoscono, almeno di nome: Bernie Sanders.
Per una vita considerato “quello a sinistra“

Bernie Sanders, l’uomo con il megafono

Voglio scrivere di un personaggio che molti conoscono, almeno di nome: Bernie Sanders.
Per una vita considerato “quello a sinistra“

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Bernie Sanders, l’uomo con il megafono

Voglio scrivere di un personaggio che molti conoscono, almeno di nome: Bernie Sanders.
Per una vita considerato “quello a sinistra“

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Voglio scrivere di un personaggio che molti conoscono, almeno di nome: Bernie Sanders.
Per una vita considerato “quello a sinistra“
del Partito democratico e negli Usa catalogabile come “socialista”. Per quanto questa definizione, nel sistema politico americano, debba essere presa sempre con il beneficio di inventario.

Sta di fatto che il vecchio Bernie – 84 primavere – ha rappresentato per lunghi anni una spina nel fianco della stessa ala più progressista Dem, muovendosi come un soggetto politico sostanzialmente incontrollabile e scarsamente catalogabile già ai tempi delle presidenze Obama e Biden. Per tacere del Trump I. Con l’inizio pirotecnico della seconda presidenza di The Donald, Bernie Sanders non solo è ancora lì, ma si è illuminato come un faro nella notte. E che notte… quella dei democratici finiti sotto shock per il cappotto subito da Kamala Harris a novembre e l’avvio-caterpillar di Trump.

In questo deserto dei tartari dell’opposizione democratica, proprio lui, il “socialista“, quello considerato non spendibile in una corsa alla Casa Bianca perché in grado di terrorizzare l’ampio pancione moderato del Paese, è tornato a emergere come un punto di riferimento. E lo ha fatto alla vecchia maniera, rispolverando metodologie analogiche che possono far tenerezza, contrapposte alla rutilante macchina degli algoritmi messa in campo dal First Buddy di Trump Elon Musk.

Questo ottuagenario infaticabile si è messo a girare gli Stati armato di megafono, arringando le folle contro la svolta autoritaria da lui denunciata da parte del Presidente degli Stati Uniti. Nelle prime settimane manco se ne sono accorti, anche perché Bernie si presentava in piccole cittadine dimenticate da Dio e dagli uomini, per parlare in qualche minuscola palestra.
Poi le palestre si sono fatte un pochino più grandi e le folle più consistenti.

Intendiamoci, nulla di oceanico (anche se 15mila persone non son poche) e Trump può tranquillamente far finta che Bernie Sanders neppure esista. Eppure fra social e media tradizionali è tornato improvvisamente d’attualità. La retorica non gli manca, la figura è quella del vecchio saggio riemerso dall’ombra (che lui non ha mai cercato) per mettere sull’attenti chi dorme e non si accorge del rischio in arrivo.

Con il suo megafono, i video registrati passeggiando nei parchi di Washington, la faccia grave, il tono da politico di mestiere consumato a tutte le esperienze, Bernie Sanders è l’unico volto popolare dei democratici che oggi dia un segnale di vita. Ha già fatto sapere che non se ne parla neppure di correre alla Casa Bianca per sopraggiunti i limiti di età, ma non ha smesso di sognare di dar fastidio, accarezzando un clamoroso dietro front e l’ipotesi di una spericolata corsa da indipendente, fuori dal partito Dem. L’ha scritto il New York Times, non Sbirulino44 su X.

Una figura che merita comunque rispetto e un megafono (il suo) che dovrebbe spingere tanti a darsi una mossa.

di Fulvio Giuliani

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