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title: "Rafah, i carri armati d&#8217;Israele avanzano verso est"
description: I carri armati hanno raggiunto la parte orientale di Rafah dove sono rifugiate più di un milioni di persone. Dagli USA un miliardo di dollari
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date: 2024-05-15
modified: 2024-05-16
author: Ruggero Fontana
url: https://laragione.eu/esteri/carri-armati-rafah/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, israele, striscia di gaza, usa]
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# Rafah, i carri armati d&#8217;Israele avanzano verso est

![Carri armati Rafah](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1153-1024x639.jpg)

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2024-05-07 10:04:51

2024-05-07 08:04:51

Per Netanyahu l'opzione militare resta ancora la via maestra per lo smantellamento dell'organizzazione estremistica palestinese

Hamas ha approvato ieri una proposta di cessate il fuoco. C’è un problema: a quanto pare, non è stata avanzata da Israele bensì dall’Egitto; inoltre Hamas l’avrebbe accettata inserendo una clausola (che mentre scriviamo non si conosce ancora nei dettagli) che probabilmente verrà considerata irricevibile dal governo di Benjamin Netanyahu, per il quale l’opzione militare resta ancora la via maestra per lo smantellamento dell’organizzazione estremistica palestinese. Se questo scenario venisse confermato assisteremmo all’ennesimo fallimento di un accordo per una tregua in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani, condannando quel che rimane di Gaza a un’ennesima ondata di violenza. Questa trattiva peraltro è già stata compromessa ieri dal lancio di più di 10 razzi da parte di Hamas contro i militari israeliani stanziati presso il kibbutz “Kerem Shalom” (Vigneti della Pace) e anche dai precedenti bombardamenti effettuati da Israele. Le Forze di difesa israeliane hanno comunque ordinato ufficialmente l’evacuazione della parte più orientale di Rafah, contrassegnata dai riquadri 270, 28 e da 10 a 16. Sono numeri che dicono poco a chi non si trova lì, ma essenziali ai profughi per avere una possibilità di sopravvivenza. Mesi fa l’esercito di Gerusalemme ha infatti distribuito una mappa che divide la Striscia di Gaza in migliaia di micro-aree, per poter comunicare ai civili quelle più a rischio. Quasi 35mila morti dopo, l’efficacia di tale misura è stata messa in dubbio più e più volte, ma rimane l’unica speranza a cui possano aggrapparsi gli abitanti per non venire travolti da una battaglia che sembra imminente.

L’idea è di far spostare i non combattenti verso i campi di tende approntati da Israele a Khan Yunis, nelle aree già liberate dal controllo di Hamas. La forza d’attacco della 62esima Divisione “HaPlada” (Acciaio), composta dalla 401esima Brigata corazzata “I’kvot ha-Barzel” (Cingoli d’acciaio) e dalla 933esima Brigata di fanteria “Nahal” (acronimo per No’ar Halutzi Lohem, Gioventù militare e pioniera), incombe a meno di 2 chilometri a Est del checkpoint “Kerem Shalom” (situato vicino al kibbutz omonimo) fra Israele e Gaza. Anche se le dimensioni delle unità militari variano di nazione in nazione e sono spesso coperte da segreto, la Divisione “HaPlada” dovrebbe contare per la prossima offensiva su un totale di 8-10mila soldati e su circa 80 carri armati Merkava.

Si tratterebbe delle forze iniziali, supportate dalla 98esima Divisione di paracadutisti “Ha-Esh” (Fuoco) che invece aspetta a 20 chilometri di distanza. L’unità si trova nella base militare di Tze’elim, famosa per essere dotata di uno dei più grandi centri di addestramento – Baladia City – per le battaglie in un contesto urbano di stampo mediorientale. Secondo le indiscrezioni il Comando israeliano voleva destinare ancora più forze, ma le preoccupazioni statunitensi riguardo le vittime civili hanno indotto Gerusalemme a escludere due brigate (la 551esima e la 460esima) in favore di un attacco più chirurgico.

I gazei si sono quindi rimessi in marcia – chi a piedi, chi in auto, chi a dorso di mulo – per raggiungere le tende nelle nuove aree per i profughi. Disillusi e stremati, alcuni inevitabilmente rimarranno nella zona delle operazioni anche per paura che gli israeliani filtrino i maschi in età militare per interrogarli. «Le persone non hanno dove andare, nessuna area è sicura» si sfoga con i giornalisti di “Reuters” il ventitreenne Mohammad Al Najjar, attualmente nella parte di occidentale di Rafah con la sua famiglia. «Tutto ciò che resta per Gaza è la morte». Di Camillo Bosco

Evacuano Rafah

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2024-05-07 15:33:57

2024-05-07 13:33:57

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2023-10-18 14:02:56

2023-10-18 12:02:56

Marta Ottaviani: "Gaza non sarà più nella mani di Hamas. Finché Biden e Blinken sono nell'area, Israele non lancerà l'offensiva via terra"

L’attentato Bruxelles delle scorse ore, arriva dopo quello in Francia, ad Arres, e dopo che anche il presidente statunitense, Joe Biden, ha chiaramente parlato del pericolo di azioni anche in America. L’allerta è stata innalzata anche in Italia, specie nei confronti di obiettivi sensibili, come ambasciate e luoghi di culto e come non accadeva da dopo l’11 settembre. Il timore è che la destabilizzazione che si è creata con il conflitto israelo-palestinese possa avere conseguenze anche nel mondo occidentale, in particolare in Europa e negli Usa. «È molto più che un effetto, è un sistema di vasi comunicanti: si stanno usando le rivendicazioni palestinesi (seppure legittime entro certi limiti) per muover guerra a tutto l’Occidente. In realtà la causa palestinese non è più un obiettivo, quindi il raggiungimento della condizione di “due popoli e due stati”, ma un mezzo per attaccare l’Occidente tramite una guerra non lineare, destabilizzando le società occidentali dall’interno», spiega Marta Ottaviani, giornalista e scrittrice, tra i massimi esperti di Turchia e conoscitrice attenta del mondo mediorientale.

In questo contesto il ruolo di regia “occulta” dell’Iran, all’indomani dell’attacco di Hamas, è diventato non più occulto, con la minaccia di Teheran di intervenire se Israele proseguirà nella controffensiva, mentre preoccupano anche Libano e altri paesi arabi. «Finché il presidente statunitense Biden (atteso a Tel Aviv) e il suo segretario di Stato Blinken presidiano l’area, Israele non può entrare di forza a Gaza. Rimane, però, la chiusura del valico di Rafah da parte dell’Egitto, che invece è di fondamentale importanza per permettere ai civili palestinesi di fuggire dalla Striscia e quindi rimanere vittime della potenziale controffensiva di terra da parte di Tel Aviv. Purtroppo è una situazione in divenire, la diplomazia mondiale si sta muovendo su più livelli, sui quali ciascuno agisce in base ai propri interessi», sottolinea Ottaviani.

Se Bliken è impegnato in una vera e propria shuttle diplomacy, la diplomazia navetta con continui colloqui con i principali interlocutori dell’area, anche Cina e Russia si sono mosse, avviando consultazioni con i Paesi arabi e lo stesso Israele. La domanda madre che però si rincorre da qualche giorno, è cosa ne sarà di Gaza. Gli oppositori di Tel Aviv pensano che Israele espanderà i propri confini, mentre i più cauti auspicano un dialogo e una sorta di trasferimento di poteri da Hamas ai palestinesi nella Cisgiordania. «Credo si stia andando verso una soluzione nella quale Gaza non sarà più nelle mani di Hamas, che è l’obiettivo prioritario. Ne ha bisogno anche il popolo palestinese, che ha bisogno di un interlocutore importante e forte per portare avanti le proprie istanze e risolvere una questione che ormai sta martoriando non solo il Medio Oriente, ma tutta la comunità internazionale da decenni – spiega Ottaviani – Un’ipotesi che sta prendendo piede è la creazione di un protettorato, sulla Striscia di Gaza».

Qui potrebbero essere presenti diverse potenze internazionali e i “candidati” non mancano: «Tutti ne vorrebbero far parte: non solo l’Autorità Nazionale Palestinese, ma anche Israele, l’Egitto, gli Usa, la Gran Bretagna e forse anche l’Unione europea. Bisognerà, invece, stare attenti a lasciare fuori paesi come l’Iran, che si autoesclude, visti i messaggi che ha inviato, ma anche la Turchia e la Russia: non hanno alcun interesse a far sì che finalmente la pace regni nell’area, ma al contrario usano la questione palestinese per destabilizzare la regione», conclude Ottaviani.

di Eleonora Lorusso

Chi vuole il protettorato su Gaza

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2023-10-18 16:53:30

2023-10-18 14:53:30

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