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title: "C&#8217;era una volta Visegrad"
description: "Il primo ministro Viktor Orbán è stato nuovamente rieletto in Ungheria con il 53% dei voti, ma le destre europee sono già cambiate."
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date: 2022-04-05
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/esteri/cera-una-volta-visegrad/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, politica]
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# C&#8217;era una volta Visegrad

![C&#8217;era una volta Visegrad](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-30-1.png)

Il primo ministro Viktor Orbán è stato nuovamente rieletto in Ungheria con il 53% dei voti, ma le destre nel resto d'Europa sono già cambiate.

Così è la democrazia. **Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha vinto le elezioni di domenica scorsa con oltre il 53% dei voti, assicurandosi la maggioranza assoluta dei seggi e restando in carica per il suo quarto mandato.** Comunque la si pensi su Orbán e le sue politiche, questo è il risultato della democrazia.

Mentre gli analisti cominciano a sezionare l’esito del voto in Ungheria, alla ricerca delle ragioni della sua ennesima vittoria, quel che bisogna sottolineare però è il fatto che l’invasione russa dell’Ucraina in queste settimane ha cambiato tutto. Quella che era la linea dei cosiddetti Paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) – un modo per indicare il fronte comune e populista dentro l’Unione europea che arrivava da Est – si è sciolta come neve al sole e oggi, **mentre Orbán pare aver scelto la politica della neutralità nel criticare l****’****aggressione di Putin all’Ucraina, il vice primo ministro polacco, Jaroslav Kaczynski, ha fatto sapere che Varsavia è invece disposta a ospitare armi nucleari sul proprio territorio nel caso gli americani lo chiedessero**.

Da una parte Budapest, dall’altra Varsavia. Che la divaricazione politica dentro quello che fu l’asse strategico di Visegrad sia sempre più profonda ce lo dicono, oltre a questa radicale differenza di vedute sulle responsabilità della guerra, anche altre notizie e non certo laterali. La prima di queste è che** il presidente russo Putin si è subito premurato ieri di far arrivare a Orbán un suo telegramma di felicitazioni per la vittoria politica, scrivendogli tra l’altro che esprime «la sua fiducia che nonostante la difficile situazione internazionale lo sviluppo della *****partnership***** bilaterale possa proseguire e rafforzarsi nell’interesse dei popoli ungherese e russo»**. Mentre il telegramma di Putin veniva recapitato al *premier* ungherese, contro quest’ultimo si levavano invece voci critiche in seno all’Unione europea. Tra tutte spiccava quella di Guy Verhofstadt, europarlamentare belga ed ex *premier*: «L’odio prevale sulla speranza in elezioni libere ma ingiuste. Una giornata buia per la democrazia liberale, per l’Ungheria e l’Ue, in un momento pericoloso». Più delle parole di Verhofstadt,** a dare la fotografia della solitudine ungherese in Ue è però ancora una volta il gruppo di Visegrad con due Paesi, Polonia e Repubblica Ceca. A metà marzo infatti i *leader***** di tre Paesi europei sono andati a Kiev.** Questi erano i *premier *della Repubblica Ceca Petr Fiala, della Polonia Mateusz Morawiecki e della Slovenia Janez Janša. **Scopo della visita: confermare il sostegno dell’intera Unione europea alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina.**

**Tutto è cambiato, insomma, tranne che a Budapest.** Lo si capisce pure spostandosi da Est a Ovest nell’Ue. **Si vede così che anche le destre italiane di oggi appaiono divise rispetto al populismo che fu.** Giorgia Meloni, *leader* di Fratelli d’Italia, ha scelto una linea nettamente occidentale e in difesa dell’Ucraina rispetto alla guerra in corso. Una scelta importante. Un altro segnale del cambiamento in atto. Sì, Orbán ha vinto ancora, ma attorno a lui, fuori dall’Ungheria, le destre populiste e il mondo sono già cambiati.

di *Massimiliano Lenzi*
