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title: Colloquio telefonico tra Xi Jinping e Joe Biden. “Taiwan è una linea rossa, non va superata”
description: Xi Jinping e Joe Biden hanno avuto una conversazione telefonica; è la prima dal luglio 2022. Tensione sulla questione Taiwan
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date: 2024-04-02
author: Mario Catania
url: https://laragione.eu/esteri/colloquio-telefonico-tra-xi-jinping-e-joe-biden-taiwan-e-una-linea-rossa-non-va-superata/
categories: [Esteri]
tags: [biden, Cina, Stati Uniti, usa]
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# Colloquio telefonico tra Xi Jinping e Joe Biden. “Taiwan è una linea rossa, non va superata”

![Xi Jinping Joe Biden](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Xi-Jinping-Joe-Biden.jpg)

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2022-11-15 10:15:59

2022-11-15 09:15:59

Il non detto dell’incontro al G20 in Indonesia tra il presidente americano Joe Biden e il numero uno cinese Xi Jinping

Una nuova linea rossa tra Washington e Pechino, perché un mondo governato dal caos non può durare. È questo il non detto dell’incontro al G20 in Indonesia tra il presidente americano Joe Biden e il numero uno cinese Xi Jinping. La guerra russa in Ucraina ha dato il colpo di grazia a un equilibrio globale – quello post Guerra fredda tra Usa e l’Urss che fu – già moribondo da tempo. Gli Stati Uniti sono oggi la potenza globale. Economica e nucleare. La Cina è una potenza economica globale e non ancora nucleare (ma ci sta lavorando). La Russia, con l’incagliamento in Ucraina per una guerra sbagliata persino nelle strategie, è economicamente fragile e seppur dotata di un buon arsenale nucleare è ridotta al ruolo di potenza regionale.

È partendo da questo non detto che ieri Biden e Xi han cominciato a discutere, nel linguaggio della diplomazia ma soprattutto della politica, di come mettere un po’ d’ordine al caos. Ringalluzzito dal buon risultato dei Democratici alle elezioni di midterm, Biden è apparso il più schietto: «Come leader delle principali economie del mondo, dobbiamo gestire la competizione dei due nostri Paesi» ha detto a Xi Jinping, aggiungendo con un sorriso: «È un piacere incontrarti». Biden ha sottolineato che Stati Uniti e Cina devono trovare il giusto corso alle loro relazioni, parlandosi chiaro seppur nelle rispettive differenze. «Io sono determinato – ha aggiunto – a tenere aperte le linee di comunicazione tra te e me personalmente e tra i nostri governi, perché i nostri due Paesi hanno tante cose da affrontare e noi ne abbiamo l’opportunità. E come leader delle nostre due nazioni, condividiamo nella mia visione la responsabilità di dimostrare che Cina e Usa possono gestire» tutto ciò, evitando che la competizione «diventi o anche si avvicini a un conflitto e trovare i modi per lavorare su questioni urgenti e globali, che richiedono la nostra reciproca cooperazione».

Potremmo definirla, ma sarebbe retorica, una svolta della dottrina Biden. In realtà si tratta di parole che riconoscono alla Cina (come più volte auspicato in passato dall’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger) il ruolo di potenza globale. Certo, restano i temi caldi: da Taiwan alle bizze nucleari del nordcoreano Kim Jong-un sino alla guerra russa in Ucraina (ieri Pechino ha fatto sapere di non essere stata informata sull’attacco da Vladimir Putin) e a una pace possibile da trovare. Andranno tutti affrontati. Ma Xi Jinping ha colto il riconoscimento americano e ha risposto che «attualmente le relazioni tra Cina e Stati Uniti si trovano in una situazione tale per cui tutti noi ce ne preoccupiamo molto, perché questo non è l’interesse fondamentale dei nostri due Paesi e dei nostri popoli e non è ciò che la comunità internazionale si aspetta da noi». Perciò «come leader dei due principali Paesi dobbiamo tracciare la giusta rotta per le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Dobbiamo trovare la giusta direzione per le relazioni bilaterali in futuro ed elevarle. Il nostro incontro ha attirato l’attenzione del mondo, quindi dobbiamo lavorare con tutti i Paesi per dare maggiore speranza alla pace, maggiore fiducia alla stabilità globale e forte impulso allo sviluppo comune».

Una nuova linea rossa ha preso forma ieri in Indonesia dove, mentre Biden e Xi si parlavano, spuntava il ‘giallo’ sulla salute del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che alcune notizie davano ricoverato a Bali appena sceso dall’aereo. Mosca e poi lo stesso interessato hanno smentito, pubblicando una foto di Lavrov seduto sulla terrazza d’un hotel locale con indosso una maglietta di Basquiat. Comunque sia, un contrappasso evidente del declino russo. Sulle sorti del mondo con gli americani oggi parlano i cinesi.

Di Massimiliano Lenzi

Incontro Xi Jinping - Joe Biden

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2022-11-15 10:15:59

2022-11-15 09:15:59

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2022-03-18 10:16:07

2022-03-18 09:16:07

Oggi il presidente Usa Joe Biden e il cinese Xi Jinping si parleranno sulla situazione della guerra russa in Ucraina. Ma i temi che i due leader affronteranno alla cornetta saranno anche altri.

Diplomazia al telefono. Oggi il presidente Usa Joe Biden e il cinese Xi Jinping si parleranno sulla situazione della guerra russa in Ucraina (e non solo). Il colloquio arriva dopo l’incontro, propedeutico, avvenuto a Roma nei giorni scorsi tra Jack Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, e Yang Jiechi, il capo della diplomazia di Pechino. Non amando la preveggenza, che in geopolitica è sempre una gran sòla, ragioniamo sui temi che i due leader affronteranno alla cornetta.

La guerra in Ucraina si porta appresso la questione del ruolo della Cina rispetto all’invasione russa. Pechino ha già escluso un suo appoggio ai russi, ragion per cui tra i temi non potrà che esserci il potere di Putin. Gli Usa son sempre più tentati dal disarcionare lo zar, un’ipotesi che potrebbe non trovare d’accordo i cinesi visto che un Putin indebolito rappresenta per la Cina un elemento di forza mentre una sua successione aprirebbe – vista dalla prospettiva di Xi – alcune incognite.

Un secondo argomento sarà la questione di chi garantirà per l’Ucraina. Una volta raggiunta una pace ‘armata’, infatti, la stabilità di Kiev rappresenterà – nello scacchiere globale – un elemento decisivo per la diplomazia cinese. Terzo capitolo, l’equilibrio e i rapporti di forza nel Pacifico: per la Cina una priorità, compresa la questione di Taiwan. Cosa si diranno su questi temi Biden e Xi Jinping nel corso del loro colloquio sarà la notizia di oggi. Che si parlino direttamente, invece, già questa è una notizia.

 

Di Max Dal Ponte

Biden e Xi, la diplomazia al telefono

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2022-03-18 10:16:07

2022-03-18 09:16:07

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2023-11-17 10:50:04

2023-11-17 09:50:04

Una fotografia come risultato del vertice fra Biden e Xi Jinping non è poco

Una fotografia come risultato del vertice di San Francisco fra il presidente americano Joe Biden e il leadercomunista cinese Xi Jinping non è poco, con i due che si danno la mano e, in altri scatti, si confrontano assieme ai propri staff. Non è poco perché, dopo le tensioni corse in questi ultimi due anni e passa, il dialogo de visu rappresenta il miglior segno di distensione possibile. Ma soprattutto non è poco perché del bilaterale in California non resteranno soltanto gli scatti fotografici ma anche la sostanza. A cominciare dal fatto che Washington e Pechino si riconoscono come le due forze – contrapposte ma non in guerra – in grado di sostenere gli equilibri (possibili) del mondo, fuor dal multipolarismo. Le parole usate da Xi Jinping («Il mondo è abbastanza grande per entrambi» ha detto a Biden) son qualcosa di più d’un quieto vivere. Sono la rappresentazione di ciò a cui la Cina comunista aspira da tempo: il riconoscimento del bipolarismo con gli Usa.

Questo quadro significa parecchie cose, la prima delle quali riguarda la Russia di Vladimir Putin. Dopo San Francisco Mosca non è più una potenza globale – neppure nelle fotografie (nei fatti la sua crisi di forza si trascina da parecchio tempo) – ma una potenza regionale, impantanata in una guerra che ha mosso all’Ucraina e che non riesce a vincere. Ovviamente un crocevia di relazioni e di interessi passano ancora da Mosca, come ad esempio il rapporto con l’Iran, ma sono accessori alla svolta del potere globale che viviamo: schiacciata da una guerra sbagliata, la Russia di Putin appare oggi una possibile arma geopolitica che Pechino può usare, essendo divenuta la Cina il player al centro del gioco assieme agli Stati Uniti.

Un altro elemento di cui bisogna tener conto dopo il vertice riguarda la questione di Taiwan e gli equilibri nel Medio Oriente. Xi Jinping ha detto che non farà la guerra a nessuno, aggiungendo però che considera ovvia e ineluttabile la riunione di Taiwan con la Cina. È evidente quindi che ci saranno ancora tensioni fra Cina e Stati Uniti nell’Indo-Pacifico, su Taiwan e non solo. Così come continuerà la concorrenza in campo economico e sulle tecnologie. Il dialogo fra Biden e Xi ha però messo tali rivalità in una cornice che è forse il miglior risultato del lavoro della diplomazia di questi mesi: non si promuoveranno guerre a vanvera, soltanto per mostrare i muscoli. Guardando al Medio Oriente, per restare al tema delle guerre, conforta in queste ore la posizione dell’Iran che ha fatto sapere ad Hamas che non si farà trascinare in un conflitto dopo l’attacco del 7 ottobre a Israele. Non c’è da esser ottimisti, ovviamente, sul groviglio di quell’area ma forse un pochino meno pessimisti sì.

Nella fotografia della coppia Biden-Xi si ritrova infine lo specchio delle differenti situazioni interne che i due presidenti stanno vivendo nei rispettivi Paesi. Partiamo da Joe Biden, che con ogni probabilità si ritroverà a duellare nuovamente con Donald Trump alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Ebbene, in un momento di preoccupazione di una buona parte dell’opinione pubblica americana per la guerra in Medio Oriente e per il conflitto in Ucraina, l’incontro di San Francisco costituisce per lui un successo politico importante. Se poi da Washington voliamo a Pechino, vediamo che pure Xi Jinping ha problemi interni (e non di poco conto) per un’economia cinese che non tira più e per i rapporti di potere interni alla nomenclatura comunista. Anche per lui, quindi, il bilaterale col presidente americano è un successo da spendere in patria.

Il ritorno della diplomazia – che non se n’è mai andata ma che quando lavora seriamente lo fa fuor dalla scena e senza pubblicità, almeno finché non ottiene qualche risultato concreto – segnato dal vertice ci dice un’ultima cosa: andare fuori dagli schemi prestabiliti, in politica estera, funziona. A volte.

di Massimiliano Lenzi

Biden e Xi, uscire dagli schemi funziona

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2023-11-17 07:15:05

2023-11-17 06:15:05

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