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title: Colpo grosso sul Tamigi, il fallito furto dei gioielli della Corona britannica
description: "Thomas Blood e il suo piano di vendetta, fallito, che segnò un'epoca: rubare i gioielli della Corona inglese"
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date: 2024-06-21
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/esteri/colpo-grosso-sul-tamigi-il-fallito-furto-dei-gioielli-della-corona-britannica/
categories: [Esteri]
tags: [cultura, esteri, storia]
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# Colpo grosso sul Tamigi, il fallito furto dei gioielli della Corona britannica

![gioielli della Corona britannica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-1293-1-1024x639.jpg)

**Thomas Blood e il suo piano di vendetta, fallito, che fece epoca: rubare i gioielli della Corona inglese**

**È una sera di primavera del 1671 quando il signor Talbot Edwards** – il custode che accoglie i visitatori desiderosi di ammirare i gioielli della Corona inglese – **sente bussare alla porta del suo appartamento all’interno della Torre Martin**, l’area della Torre di Londra dove sono conservati i preziosi di Sua Maestà. Quando va ad aprire, si trova di fronte una figura familiare: **è un prete anglicano che gli ha già fatto visita diverse volte. **In un’occasione la moglie del religioso aveva avuto un malore mentre era in visita alla Torre ed Edwards l’aveva fatta accomodare in casa sua affinché si riprendesse. **Ecco perché quando il 77enne guardiano vede quell’uomo sulla soglia di casa sua, non viene colto da alcun dubbio.** Ignorando invece che sta per dare il via a una vicenda destinata a fare epoca.

**Quel prete non è un prete. Si tratta infatti dell’irlandese Thomas Blood, ex combattente nell’esercito di Carlo I contro Oliver Cromwell nel corso della prima guerra civile inglese. **Arruolatosi fra le file monarchiche, Blood aveva poi cambiato sponda, combattendo nell’esercito dei ‘parlamentari’ guidato proprio da Cromwell. All’epilogo del conflitto, terminato con la decapitazione del re e l’esilio dei suoi discendenti, Blood si era guadagnato una buona posizione sociale e una discreta ricchezza. **Ma nel 1660 l’erede al trono Carlo II è tornato in Inghilterra e ha ripreso il potere. Considerato un traditore, l’ex soldato irlandese viene espropriato di tutti i beni e rispedito nella terra natia.** **Ed è da qui che inizia a covare la propria vendetta. **Rientra in Inghilterra sotto falso nome e, **inseritosi nel sottobosco criminale londinese, mette a punto il piano per compiere il colpo del secolo: rubare i gioielli della Corona**. È questo il motivo per cui bussa alla porta del custode Edwards. Non appena la porta si apre, altri tre complici spuntano dal nulla, tramortiscono il padrone di casa e gli rubano le chiavi delle teche che contengono i gioielli.

In pochi istanti il furto del secolo prende forma, ma sarà destinato a durare poco. Mentre i banditi si danno alla fuga, Edwards – tornato in sé – inizia a gridare allertando le guardie reali. Inizia così un inseguimento tragicomico. I ladri, con la refurtiva nascosta sotto i vestiti o addirittura nei pantaloni, cominciano a perdere i pezzi. Blood addirittura viene raggiunto mentre uno scettro gli scivola da sotto la tonaca e un globo d’oro gli cade dai calzoni. Catturato, viene portato dinanzi a re Carlo II. L’uomo racconta la sua versione dei fatti, rivela i motivi che lo hanno spinto a un simile gesto e spiega di non essere riuscito a fuggire perché troppo ubriaco per correre. Inaspettatamente, il sovrano trova la vicenda talmente paradossale e ridicola da concedere il perdono a Blood. Di più: lo ringrazia per avergli mostrato la fragilità della sicurezza della Torre di Londra. E decide, in segno di riconoscenza, di restituirgli tutti i beni confiscati in precedenza.

Andrà diversamente per il custode Edwards, che verrà punito severamente per la propria negligenza e allontanato per sempre. Thomas Blood se ne andrà nove anni dopo nella sua casa di Westminster, circondato da figli e nipoti che hanno avuto il merito di tramandare questa storia. Quella di un furto che poteva divenire leggendario e che invece si tramutò in una farsa. Per via di un bicchiere di troppo.

di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
