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Crans-Montana: con le mamme e i papà, pensando a chi non è tornato

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Ho cercato per tutto il giorno, ieri, qualcosa che potesse apparire sensato da aggiungere sulla tragedia di Crans-Montana

Crans-Montana

Crans-Montana: con le mamme e i papà, pensando a chi non è tornato

Ho cercato per tutto il giorno, ieri, qualcosa che potesse apparire sensato da aggiungere sulla tragedia di Crans-Montana

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Crans-Montana: con le mamme e i papà, pensando a chi non è tornato

Ho cercato per tutto il giorno, ieri, qualcosa che potesse apparire sensato da aggiungere sulla tragedia di Crans-Montana

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Ho cercato per tutto il giorno, ieri, qualcosa che potesse apparire sensato da aggiungere sulla tragedia di Crans-Montana. Oltre l’esigenza – che qui mi sento di dover ribadire – di saper esercitare fino in fondo il sentimento della vicinanza, della comprensione e della partecipazione a un dolore immane.

Non avendo trovato molto di significativo, resto al pensiero per quei genitori. Sentendoli così vicini, simili.
Non mi riferisco alle mamme e i papà delle vittime italiane – non solo a loro intendo – ma a tutti i genitori uniti da un’angoscia insopportabile.

Da chi fra ieri mattina e ieri pomeriggio ha ricevuto le peggiori conferme a chi trema per le condizioni dei propri ragazzi ricoverati in ospedale in Svizzera e al Niguarda di Milano. A chi ancora ieri sera trovava i propri ragazzi nell’elenco dei dispersi. 36 ore dopo… qualcosa di devastante, inimmaginabile. Poi, sono arrivate le parole della titolare delle indagini, dure e quasi insopportabili nella conferma di ciò che purtroppo avevamo inteso sin da i primi momenti: a scatenare l’inferno sono state proprio quelle candele pirotecniche montate secondo abitudine in migliaia di locali in giro per l’Europa e il mondo sulle bottiglie di champagne. Un rito collettivo, ormai abituale, mutuato dai locali più alla moda a cominciare proprio dall’Italia.

Quella è stata la prima scintilla, poi l’inferno nel giro di pochi istanti, con temperature che hanno raggiunto vette mostruose. Il tutto in una trappola per topi resa tale, però, non dal caso, dal destino o dalla semplice sfortuna, ma dalla tracotanza, dalla dabbenaggine, dalla superbia, dall’incoscienza di gente che dovrà rispondere di quanto accaduto.

Spetterà ai tribunali svizzeri fare il loro lavoro, sulla base delle risultanze delle indagini e non saremo certo noi ad anticipare sentenze e responsabilità.

Quanto abbiamo appena scritto ci appare peraltro meno del minimo, rispetto a una dinamica che poche altre volte in circostanze simili è stata sviscerata in tempi così rapidi e con il sostegno di numerose testimonianze e prove documentali.

Come quei video terribili che anche noi ieri abbiamo pubblicato. Rivivendo, come tutti, gli istanti immediatamente precedenti la tragedia.

Non intendiamo invece riportare le parole vuote, di circostanza sino all’offesa del titolari del locale. Chiaramente suggerite dei loro legali, nella loro vacuità fanno solo male rispetto alla vastità del dramma.

Chiudiamo tornando ai genitori, alle mamme, ai papà, nonni, fratelli, sorelle, zii, compagni di scuola e di università, professori, compagni di squadra nel calcio, nel basket, nella ginnastica, nel canto, nel teatro..
Il pensiero continua a tornare a loro, all’impensabile e all’insostenibile.

di Fulvio Giuliani

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