Crisi di Palazzo?
| Esteri
Gli Stati Uniti vogliono far usare il gas iraniano per sostituire gradualmente l’embargo su quello russo. Situazione molto delicata che potrebbe portare a forte animosità, non solo economica ma anche bellicista, fra i russi e gli stessi iraniani.
Crisi di Palazzo?
Gli Stati Uniti vogliono far usare il gas iraniano per sostituire gradualmente l’embargo su quello russo. Situazione molto delicata che potrebbe portare a forte animosità, non solo economica ma anche bellicista, fra i russi e gli stessi iraniani.
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Crisi di Palazzo?
Gli Stati Uniti vogliono far usare il gas iraniano per sostituire gradualmente l’embargo su quello russo. Situazione molto delicata che potrebbe portare a forte animosità, non solo economica ma anche bellicista, fra i russi e gli stessi iraniani.
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AUTORE: Andrea Pamparana
La guerra in Ucraina porterà a non indifferenti conseguenze anche in Medio Oriente. Non mi riferisco solo al nucleare iraniano e all’accordo di recente rinnovato con il governo di Teheran da parte di Mosca. Basti pensare che, visti i problemi tecnico-strutturali a trasportare il petrolio iraniano verso l’Occidente, gli Stati Uniti vogliono far usare il gas iraniano per sostituire gradualmente l’embargo su quello russo. Situazione molto delicata che potrebbe portare a forte animosità, non solo economica ma anche bellicista, fra i russi e gli stessi iraniani.
Dovevamo celebrare la “fine della storia” preconizzata da Fukuyama, raccontiamo oggi la fine di una pace che – ammettiamolo – era solo “cosa nostra”, visti i ben oltre cinquanta conflitti in atto nel mondo. Il vecchio Checkpoint Charlie di Berlino non c’è più da tempo, se non in alcuni film e nei vecchi passaporti, ma dovremmo ristudiare il napoletano Giambattista Vico che nel 1700 (un secolo contrassegnato dalla scienza e dalle discussioni sul metodo) fece rinascere l’humanitas, la storia, come unica vera scienza, nata con l’uomo in quanto narra le sue gesta. Il criterio e la regola del vero consistono nell’averlo fatto. Solo la storia sa cogliere i valori degli individui ed è molto più precisa della scienza perché si fonda su fatti realmente accaduti e non su congetture.
Siamo tetragoni, ad esempio, nell’individuare in Putin l’unico capo politico di questa guerra. In realtà il Cremlino è diviso in quattro diversi gruppi di potere nati dal famigerato Kgb, spesso nemici fra loro ma con comuni interessi nelle ex 15 Repubbliche sovietiche e nell’Europa dell’Est. Lo dimostrano le tante, troppe bandiere rosse con falce e martello, simboli di una vecchia e spietata dittatura. Quattro gruppi dunque: Pietroburgo, Mosca (la più potente per la presenza dei militari), la cosiddetta “Famiglia” capeggiata dall’ex presidente Medvedev e quella capeggiata da un vero falco, il generale Korzhakov. Tutti fondatori di Russia Unita ed eredi di Eltsin, che fece il tragico errore di regalare a Putin la successione. Gruppi, badate bene, nati nella ex Ddr occupata dal 1945 e da cui proviene lo stesso Putin, che dopo il crollo del Muro divenne capo della fazione di Pietroburgo.
Da fonti occidentali, sembra che oggi gli equilibri interni siano saltati e il cerchio non sia più così Tavola Rotonda alla Camelot, tanto che la terribile prigione di Lefortovo a Sud di Mosca si sta di nuovo riempiendo. Aggiungiamo il fatto che la Russia conta un tasso di criminalità organizzata tra i più alti nel mondo e che le forze armate sono in evidente crisi di liquidità, rubli e carburanti. La possibilità di una rivoluzione di Palazzo non è pertanto una semplice chimera.
Di Andrea Pamparana
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