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Dovhenke

A Dovhenke sono rimasti in due

Prima d’esser messo a ferro e fuoco dai criminali russi, Dovhenke era un piccolo insediamento abitato da circa 850 anime
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A Dovhenke sono rimasti in due

Prima d’esser messo a ferro e fuoco dai criminali russi, Dovhenke era un piccolo insediamento abitato da circa 850 anime
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A Dovhenke sono rimasti in due

Prima d’esser messo a ferro e fuoco dai criminali russi, Dovhenke era un piccolo insediamento abitato da circa 850 anime
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Prima d’esser messo a ferro e fuoco dai criminali russi, Dovhenke era un piccolo insediamento abitato da circa 850 anime

Dovhenke Per tutto il primo, dissestato tratto di strada secondaria che porta al piccolo villaggio da cui scriviamo ci è stato vivamente sconsigliato di scendere dall’auto: oltre la carreggiata larga a malapena proprio quanto la nostra vettura – il terreno circostante è infatti completamente disseminato di mine. Basta vedere le carcasse dei mezzi bruciati nel terreno incolto oltre il ciglio della strada per capire che quell’avvertimento va assolutamente rispettato.Prima d’esser messo a ferro e fuoco dai criminali russi, Dovhenke era un piccolo insediamento abitato da circa 850 anime. Oggi è un cimitero in cui vive una sola coppia d’insegnanti, tornata dopo l’occupazione rascista nell’unico cascinale rimasto quasi intatto.

Impossessatisi con la forza della loro proprietà, al loro arrivo i russi hanno subito contrassegnato i muri esterni con le lettere ЛНР, attribuendone erroneamente la pertinenzaall’autoproclamata repubblica di Luhansk mentre invece si trova sul limitare dell’oblast di Kharkiv con quella di Donetsk. Tutti gli altri muri sono ancora imbrattati dalla Zrascista e da vari simboli e scritte indicanti la provenienza di quella brigata: Alekseevka, un piccolo villaggio di Briansk, in Russia. Per quanto deturpate, quelle sono le uniche mura rimaste intatte in tutta Dovhenke. Fra le rovine delle altre abitazioni troviamo perfino dei missili conficcati nel terreno ma rimasti inesplosi, oltre a una gran quantità di scatole di munizioni russe. Quasi completamente distrutto, l’istituto scolastico locale fu adibito dai russi a ospedale da campo: a terra sono ancora presenti apparecchi e manuali medici vecchi almeno 60 anni, oltre a una gran quantità di razioni militari consumate e poi gettate via.

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L’edificio amministrativo principale e il piccolo teatro locale furono invece trasformati dai russi rispettivamente in undormitorio e nel loro quartier generale: visitandone i sotterranei troviamo una gran quantità di munizioni esplose e altre ancora integre, oltre a brande fatiscenti su cui sono rimasti posati scarponi e divise. Le ultime due stanze nei sotterranei del teatro furono adibite a camere della tortura. Ci sono ancora le sedie, gli strumenti arrugginiti usati dai russi per estorcere confessioni inesistenti a coloro che accusarono d’essere nazisti e diversi segni sui muri lasciati dai proiettili che hanno sparato. Nel corridoio troviamo i resti della loro veloce ritirata: lettere con gli ordini di eseguire i crimini, mappe dei luoghi in cui uccidere ed eradicare ogni forma d’ucrainità e diversi resti di protezioni personali di scarsissimo valore. Un elmetto è stato completamente aperto da un colpo di fucile e le cover dei giubbetti antiproiettile sono di qualità infima. Come ben sappiamo,questo era il primo equipaggiamento dato loro due anni fa ma ora dispongono d’attrezzature decisamente diverse.

A cinque minuti d’auto da quegli edifici distrutti troviamo i resti d’un accampamento ucraino. Quando liberarono Dovhenka, i soldati delle Zsu si stanziarono lì (e non nelle scuole, negli ospedali e nelle case delle persone, come invece fecero i russi). Cinquanta metri oltre ai resti delle loro tende, s’apre a terra uno squarcio di 58 metri di diametro, profondo 33 metri. Oltre metà campo da calcio di larghezza, per intenderci. È tanto grande che, per effettuare le riprese che vedrete sul sito de “La Ragione”, abbiamo dovuto usare un drone. Se qualcuno ancora s’interrogasse sul senso di fornire all’Ucraina sistemi difensivi (quali ad esempio i Patriot, gli Iris-T o il Samp-T dato da Italia e Francia), questa è la portata dei missili che da due anni la Federazione Russa scaglia contro l’Ucraina. L’ultimo ha colpito ieri il reparto di maternità d’un ospedale dell’oblast di Donetsk, uccidendo un numero tuttora imprecisato di civili tra cui una donna incinta e un bambino di otto anni proprio mentre stavamo scrivendo questo articolo.

di Alla Perdei e Giorgio Provinciali

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