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guerra Ucraina

Adunata per il massacro

Esauriti i mercenari, l’esercito russo prova a riorganizzarsi
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Adunata per il massacro

Esauriti i mercenari, l’esercito russo prova a riorganizzarsi
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Esauriti i mercenari, l’esercito russo prova a riorganizzarsi

Soledar è infine caduta. Anche la sua parte più occidentale – la stazione ferroviaria di Silj – è ora in mano alle Z truppen, causando l’eccitazione dei fascisti russi e filorussi. Il termine šturmovik otryadov (“squadra d’assalto”, ispirato alle sturmabteilung germaniche) è passato dal gergo della Wagner ai canali di propaganda come nome dei reparti che si sono assicurati quest’ultima avanzata. Fin dalle scuole sappiamo che sono i più tosti a stabilire il gergo della massa, non sorprende quindi che sia una banda di tagliagole prezzolati a innovare il vocabolario bellico delle emittenti di Mosca.

La battaglia nel settore di Bachmut rimane però lungi dall’essere finita e mentre Prigožin è volato nella capitale russa per gestire la sua sopravvivenza politica alla corte di Putin, i suoi soldati si leccano le ferite e contano i morti. L’operazione per la conquista del caposaldo ucraino si è rivelata una vittoria tattica ma pirrica, tanto che fonti interne alla compagnia mercenaria parlano della necessità di 32mila nuovi effettivi per reintegrare le perdite. Una cifra difficile da soddisfare, dato che anche ai galeotti è arrivata notizia dei tassi di mortalità delle šturmovik otryadov formate dai loro ex coinquilini e pochi sono disposti ad accettare impieghi nei quali più di 7 persone su 10 ci lasciano la pelle.

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Intanto si combatte con l’esercito che si ha. Gli attacchi nella zona continuano con l’obiettivo, al momento assai lontano, di accerchiare Bachmut e tagliare le sue vie di rifornimento. Nel Sud, a Optyne, il fronte è un continuo andirivieni dove le linee di controllo cambiano anche più volte al giorno. Gli attacchi diretti alla città avvengono nella zona di via del Silicio e lungo via Fedor Maksymenko, ma questi sono condotti soprattutto per impegnare la guarnigione di difesa. A Nord invece le squadre del Cremlino cercano di introdursi tra i villaggi di Pidhorodne (“Fondocolle”) e Krasna Hora (“Rossomonte”) e di avanzare su Blahodatne (“Amabile”), il gruppo di case ai piedi delle alte colline che danno su Soledar. Spesso utilizzano le divise dell’esercito ucraino ma questo stratagemma – chiaro crimine di guerra – è ormai noto all’esercito di Kyïv e manca quindi l’effetto sorpresa.

È probabile che le prossime offensive russe esigeranno un prezzo di sangue ancor più elevato. Il ministro della Difesa Sergej Šojgu ha tenuto il 17 gennaio una riunione alla presenza dei generali Gerasimov, Rudskoy, Burdinsky, Kostyukov, Surovikin, Saljukov, Kasatonov, Kontsevoy, Yevkurov, Ivanov, Goremykin e Pankov. Ben 12 apostoli, tra i più alti gallonati dell’esercito russo, per ascoltare la lieta novella del profeta Šojgu: «L’armata russa dovrà aumentare a un milione e mezzo i propri effettivi e saranno creati i Distretti militari di Mosca e San Pietroburgo. In Carelia (zona russa confinante con la Finlandia, ndr.) verrà formato il IV Corpo d’armata e i territori di nuova acquisizione creeranno delle proprie forze per l’autodifesa. Sette brigate motorizzate saranno ampliate in divisioni e verranno create due divisioni di paracadutisti, con conseguente aumento dei campi d’addestramento». Una dichiarazione d’intenti che, almeno sulla carta, potrebbe riportare l’attuale petro-Stato russo alla militocrazia di stampo sovietico. Una prospettiva che l’Occidente è obbligato a non sottovalutare.

Di Camillo Bosco

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