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title: Civili sotto tiro
description: "Dopo il crollo della diga, oltre all'artiglieria russa, ora anche i cecchini posizionati sui tetti prendono di mira i civili ucraini."
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date: 2023-06-09
author: Giorgio Provinciali
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/civili-sotto-tiro/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, russia, Ucraina]
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# Civili sotto tiro

![civili ucraini](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Evidenza-sito-32-14.png)

Kakovkha - Dopo il crollo della diga, oltre all'artiglieria russa, ora anche i cecchini posizionati sui tetti prendono di mira i civili ucraini

Kherson – **Dmytro ha vissuto cinque mesi sotto occupazione in quella parte dell’*****oblast’* di ****Kherson che oggi è finalmente libera dai criminali russi.** Persino nei mesi più bui apriva ogni collegamento telefonico con noi allo stesso modo: «Все добре, Нема проблема!» (Va tutto bene, non c’è nessun problema). Per lui era così ed eravamo quasi in imbarazzo perché avremmo dovuto esser noi a tranquillizzare lui, non il contrario. Usando sempre e soltanto messaggi positivi, Dmytro ci ha ricordato per più di un anno quale enorme fortuna avesse nel poterci raccontare momenti costati ad altri la vita: «Sono riuscito a salvare la mia casa! L’importante è quello. Io e mia moglie abbiamo lavorato tutta la vita per quel fazzoletto di terra e non l’abbiamo mai abbandonato, neanche col fucile puntato contro. La mia casa è salva, il resto non è un problema». Abbiamo cercato Dmytro ininterrottamente, per ore. **Abbiamo anche provato a ****raggiungerlo, ma le strade erano impercorribili se non improvvisando una traversata in ****zattera, dopo aver lasciato l’auto qualche chilometro indietro.** All’artiglieria russa – che sin dal primo istante in cui la diga è crollata ha preso di mira i civili ucraini in fuga – ora si sono aggiunti i cecchini, posizionati sui tetti dei palazzi sulla riva opposta del Dnepr.** Per tentare ****una traversata col gommone occorrerebbe lasciare a terra i giubbetti antiproiettile, ****rendendosi prede di un inutile gioco al massacro.** Decidiamo d’attendere. Nel cuore della notte squilla il telefono. Con una voce tremante e irriconoscibile, Dmytro c’informa d’aver perso tutto: «La casa è distrutta. Ho provato a nuotare all’indietro tenendo Vera (la moglie a cui il diabete ha portato via una gamba, *ndr.*) con un braccio, ma tronchi e oggetti d’ogni genere ci venivano addosso. Ci siamo aggrappati a un palo, finché i volontari ci hanno tirati su. Siamo vivi ma abbiamo perso tutto».

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Dopo interminabili ore d’attesa finalmente riusciamo a sentire anche Paraska, la sorella di Dmytro che abita proprio nella Nova Kakovkha occupata e distrutta: «Sono riuscita ad agganciarmi a un operatore ucraino, quelli russi non funzionano più. Sono all’ultimo piano ferma da due giorni, con quattro bottiglie d’acqua e un pacco di biscotti. **Bohdan e David (i ****figli, *ndr.*) hanno provato a farsi trascinare dal fiume fino alla parte libera. Dicevano che era l’unica occasione per sfuggire ai terroristi ma ora sono dispersi, non rispondono e nessuno ****sa dove siano.** Volevano andare da mio fratello». Diciamo a Vera che Dmytro sta bene e anche la moglie, ma che la loro casa non esiste più. Scoppia in lacrime, non sa dove possano essere i suoi figli e noi non sappiamo come poterla aiutare. Paraska teme che siano stati colpiti dai cecchini russi: «**Hanno impedito l’evacuazione a tutti. Ci hanno ****impedito d’evacuare le case allagate, tenendoci sotto tiro dagli ultimi piani dei palazzi.** Ho tanta paura che gli abbiano sparato perché ho visto coi miei occhi sparare ad altre persone mentre nuotavano». 600 km2 della regione di Kherson sono sott’acqua, di cui il 32% sulla riva destra e il 68% su quella sinistra, occupata dai russi. Il livello medio d’allagamento misurato stamattina è di 5,61 metri. Tenuti sotto tiro dai cecchini russi, i civili segregati agli ultimi piani implorano aiuto rivolgendo le mani giunte ai droni ucraini, che portano loro qualche bottiglia d’acqua. Artiglieria e accampamenti russi vengono spostati qualche chilometro indietro, lasciando i civili come scudo umano.

Di* Giorgio Provinciali*
