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title: Democrazia in gioco
description: Il punto dunque non è fermare la guerra, ma salvare la democrazia. A sottolineare questo concetto è Vittorio Emanuele Parsi
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date: 2022-12-08
author: Giorgio Provinciali
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/democrazia-in-gioco/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, interviste, Ucraina]
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# Democrazia in gioco

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Il punto nel conflitto in Ucraina non è fermare la guerra, ma salvare la democrazia. A sottolineare questo concetto  è Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Alta scuola d’Economia e Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano 

**Pjotr Tolstoj**, vicepresidente della Duma russa e trisnipote dell’omonimo scrittore, ha dichiarato che «**le potenze nucleari non perdono mai le guerre**», aggiungendo di** voler rispedire l’Ucraina nel XVIII secolo** privandola dell’elettricità e dei beni di primaria necessità, perché «**l’unico punto di mediazione è la bandiera russa su Kyiv**». L’intenzione russa è dichiaratamente di mettere le mani su quella che Stalin definì «**la gemma più splendente della corona**» e le modalità prescelte sono le stesse di 90 anni fa: **un genocidio.** Come può l’Occidente libero e democratico scendere a compromessi con un regime cleptocratico di stampo criminale che ha proiettato nel cuore dell’Europa gli orrori relegati alle pagine più buie della sua storia? **Le condizioni necessarie all’unica pace possibile possono essere discusse solo tra democrazie.**

**Il punto dunque non è fermare la guerra, ma salvare la democrazia.** A sottolineare questo concetto – propedeutico a ogni ulteriore ragionamento – è **Vittorio Emanuele Parsi**, direttore dell’Alta scuola d’Economia e Relazioni internazionali e professore ordinario di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In “**Il posto della guerra e il costo della libertà**” (Bompiani) **Parsi spiega come l’invasione russa dell’Ucraina in realtà non sia un’aggressione diretta solo a quel Paese ma a tutti i valori fondanti di un Occidente** libero e democratico, che dopo esser stato per secoli teatro di tutte le guerre è ora il pilastro fondamentale di un ordine liberale basato su regole, istituzioni e trattati garanti della cooperazione e della pace. **Putin ha dichiarato guerra al sistema internazionale eretto sulle fondamenta della democrazia**. Ha cercato di scardinarlo dall’interno con la menzogna e le *fake news*, **alimentando il seme dell’odio** e sfruttando le debolezze di una società in cui teorie cospirazioniste e complottiste ben orchestrate possono viaggiare alla velocità della luce sui *social network*.** Sta cercando di sgretolarlo dall’esterno**, distruggendo un Paese che lotta per la propria stessa esistenza e ricattandone altri con la fame, il freddo, gli stenti.

 

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Colpito dalla limpidezza del suo ragionamento,** domando al professor Parsi come possa una realtà tanto chiara come quella ucraina esser così spesso distorta** o addirittura negata in Italia. «**In questo Paese s’è fatto passare il coraggio per una cosa fastidiosa e la viltà per una scelta intelligente**» osserva, spiegando come gente poco coltivata nel coraggio ma affetta da un egoismo sindromico latente possa finire per gettare nello stesso calderone diritti, doveri, paure e prepotenze in nome del quieto vivere. «**Tutti quelli che hanno sostenuto le peggiori nefandezze** – dicendo che non c’erano prove che i russi avessero fatto le cose che han fatto e negando l’evidenza di una guerra terroristica, punitiva e vigliacca – **non hanno mai chiesto scusa**. **Anzi, continuano a ingrossare la palla di pelo delle bugie per evitare di farlo**, disvelando la loro sciatteria intellettuale e una disonestà etica molto profonda» aggiunge, ricordando come neppure dinnanzi ai morti certuni abbiano smesso di anteporre il proprio narcisismo compiaciuto. «**Non c’è affezione per la libertà e rispetto per chi si batte per essa**» conclude Parsi. «Chi non ha il coraggio di lottare per la libertà taccia e rispetti chi lo fa».

di Giorgio Provinciali
