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Disastro demografico della mobilitazione

La periferia russa si ribella mentre l’Ucraina prepara migliaia di sacchi neri

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Bang! Nel video che circola su Internet il russo etnico Ruslan Zinin spara a bruciapelo verso l’ufficiale reclutatore di Ust’-Ilimsk, nell’oblast’ di Irkutsk poco sopra la Mongolia. Una donna urla, il burocrate in divisa raggiunge l’ospedale e Zinin invece la galera. Non è detto che questo lo salvi dalla leva ma non si può dire che non si sia impegnato, a suo modo, per fermare la folle escalation del criminale Putin.

La lunga carriera politica lo rende ben più pacato, ma pare che anche il ministro russo della Difesa Šojgu non sia molto contento della mobilitazione. Vi sono diversi indizi che fanno credere che si stia svolgendo nel forsennato tentativo di raggiungere quote e incamerare quanta più carne da cannone possibile. Zero addestramento e invii precipitosi in prima linea sono testimoniati da più fonti. Se in teoria dovevano essere chiamati solo i riservisti specializzati con esperienza di combattimento, sembra si stia invece procedendo con una chiamata che coinvolge persino ciechi e sordi nonché taluni morti da tempo; forse per giustificare con l’iniziale di zombie l’onnipresente Z della “operazione militare speciale”.

Risulta certo che solo nelle città più importanti si stia conducendo una chiamata alle armi parziale e scaglionata (quindi quella intesa dal proclama) mentre nelle periferie urbane e rurali la foga reclutativa degli uffici militari locali punta a desertificare la popolazione maschile. A chi chiede lumi, viene risposto che si seguono ordini dall’alto: ma più in alto di Šojgu c’è solo una persona. Così, mentre in Cecenia Kadyrov ammette di non voler condurre un reclutamento massiccio dato il già vasto tributo di sangue ceceno, anche nella confinante regione del Daghestan le manifestazioni acquisiscono vigore e la rosgvardiya è costretta a sparare in aria per disperdere la folla. Che però non si disperde e promette ritorsioni se non verranno liberati i manifestanti già imprigionati.

Contrariamente alla becera propaganda silovika, i veri patrioti sono costoro che si oppongono e lo si capisce leggendo i dati diffusi dagli economisti russi Maxim Mironov (che i nostri lettori già conoscono) e Oleg Itskhoki. «Nei prossimi 6 mesi si proveranno a mobilitare tra 700mila e un milione di persone» temono i due studiosi. «Stimiamo che le perdite di questo gruppo, sulla base dei caduti fra i mobiki dei territori temporaneamente occupati, saranno tra il 60% e il 70%, dei quali 15-20% uccisi e 45-50% feriti. Parliamo di mezzo milione di vittime russe». Le catastrofiche conseguenze sono facili da prevedere. «Seguiranno due ondate di criminalità: la prima a causa dei reduci “Rambo”; la seconda costituita dagli orfani di guerra. Soprattutto, moriranno uomini in età riproduttiva e per questo il danno demografico sarà maggiore di quello provocato dal Covid e di molto superiore, numericamente, a quello causato dalla guerra afghana o da quelle cecene».

Un quadro miserrimo sul quale cala il commento di Valerij Zalužnyj, comandante delle forze armate dell’Ucraina, riguardo l’arruolamento in massa di nuove Z truppen: «Abbiamo finito con l’esercito professionale russo e ora è il momento di sconfiggere quello amatoriale». Una promessa che gli ucraini hanno già mostrato di poter mantenere.

 

Di Camillo Bosco

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