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title: Due vite, due drammi di guerra
description: "Kateryna e Natalyna, due vite segnante da eventi contrapposti sotto il segno di un unico, insensato nome: guerra"
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date: 2023-02-18
modified: 2023-02-19
author: Giorgio Provinciali
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/due-vite-due-drammi-di-guerra/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, russia, Ucraina]
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# Due vite, due drammi di guerra

![Due vite, due drammi di guerra](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/02/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-7.jpg)

Kateryna e Nataliya, due vite ucraine segnante da eventi contrapposti sotto il segno di un unico, insensato nome: guerra

Kyiv – Nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, le vite di Kateryna e Nataliya sono state segnate da due eventi contrapposti. **Entrambe residenti a Kyiv**, dopo i primi *raid* russi le due giovani avevano convinto i propri familiari a trasferirsi temporaneamente in periferia, per trovare riparo presso le abitazioni di alcuni amici. **Possedere una villetta provvista di scantinato da adibire a *bunker*** era infatti considerato un vantaggio non da poco e i fortunati locatari di quegli alloggi erano stati presto subissati di richieste da parte di parenti e amici abitanti in centro. Ma la minaccia russa non arrivava soltanto dai cieli e quei ripari ritenuti sicuri sono diventati gelide e anguste bare di cemento in cui i malcapitati si sono trovati confinati di fronte a una minaccia ancora peggiore.

Prendendo il controllo dei villaggi con l’intenzione di lanciare da lì l’offensiva finale a Kyiv, **i russi hanno portato l’inferno in città come Bucha, dove Nataliya e Kateryna credevano d’aver trovato riparo**. Uscire allo scoperto significava esporsi al tiro nemico ma – in mancanza di corrente elettrica e gas – talvolta era necessario farlo per accendere un fuoco di fortuna e cucinare qualcosa. Neanche ventenne, **Kateryna era al nono mese di gravidanza**. Prima di rifugiarsi in quel piccolo *bunker* improvvisato era riuscita a far fuggire all’estero la madre con i suoi fratellini, due dei quali ancora molto piccoli: «Tu vai e salvali, io resto qui con mio marito. Insieme sapremo cavarcela». Da quel momento mamma e figlia hanno perso ogni contatto. La madre di Nataliya era invece rimasta con lei e i genitori disabili, impossibilitati a spostarsi altrove.

**La sera del 7 marzo, in pieno assedio rascista, Kateryna avverte le prime doglie**. Sopportarle cercando di non attirare l’attenzione dei militari russi sarà uno sforzo sovrumano. La giovane donna racconta d’aver provato in ogni modo a contenere i gemiti dovuti agli spasmi, temendo che a causa sua tutti quanti sarebbero stati uccisi. **Vova, un anziano residente di Bucha** rifugiato lì sotto insieme a loro, dispone attorno a lei tutto quel che hanno: un secchio d’acqua gelata, qualche asciugamano e un paio di forbici per il giardinaggio. **Sarà lui ad assisterla nel parto**, riuscendo ad accendere un piccolo fuoco con cui far bollire l’acqua per sterilizzare un canovaccio e le forbici. Alle 4 del mattino dell’8 marzo Vova taglia il cordone ombelicale che lega un bel maschietto alla giovane mamma.

All’alba di quello stesso giorno, **la madre di Nataliya sale in superficie per accendere un fuoco identico a quello usato da Vova ma non ha la sua stessa fortuna**. Nataliya racconta di averla vista cadere a terra un istante prima di sentire un forte sparo in lontananza. «La mamma era ancora viva, cercava di respirare ma perdeva sangue dal naso. Fissava il vuoto. Ho gridato e papà è salito ad aiutarmi. L’abbiamo trascinata di sotto e mentre le tenevo la testa, abbracciandola, ho notato che un proiettile l’aveva colpita proprio alla nuca. Un cecchino l’aveva uccisa sapendo di mirare a un civile, a una donna indifesa».

**Kateryna e Nataliya non si conoscono**, ma quando ho ascoltato le loro storie sono rimasto scioccato nel ricollegare quelle circostanze di luogo e di tempo che hanno stravolto per sempre le loro vite.

*di Giorgio Provinciali*
