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Girkin, lo spietato suprematista russo, critico sulla tattica di Putin

Igor Girkin è conosciuto con il nome di ‘fuciliere’: figura di spicco nell’avanzata russa sull’Ucraina ha dichiarato sul suo Telegram che la Russia ha poche speranze di vincere una guerra il cui unico scopo è porre “bandiere sopra i municipi”.

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Igor Vsevolodovič Girkin è una figura di primo piano nel mondo del revanscismo russo. Nato a Mosca il 17 dicembre 1970, ha consacrato tutta la vita al sogno di riportare al suo legittimo posto nel mondo la Grande Russia dopo la caduta dei corrotti bolscevichi. Per Igor il collasso del modello sovietico ha rappresentato infatti la più grande possibilità di restaurazione del sogno dell’Armata Bianca, cioè di quell’aristocrazia russa che tentò di opporsi all’Armata Rossa di Trockij per ristabilire il trono (e il dominio) imperiale che Dio ha previsto per la sacra corona di Mosca, e via delirando.

Conosciuto col soprannome di “Strelkov” (fuciliere), già nel 1992 partecipa alla guerra di secessione della Transnistria dalla Moldavia come volontario inquadrato nel secondo plotone dell’armata dei cosacchi del Mar Nero. L’anno dopo si trova invece in Bosnia, tra le file dei serbi, dove pare abbia preso parte agli eccidi di Višegrad in cui perirono circa 3mila bosgnacchi (bosniaci musulmani), triste epitome del più famoso massacro di Srebrenica. Finalmente arruolato nelle forze regolari russe, esercita la sua perizia omicida durante le due guerre cecene dove è sospettato di diverse esecuzioni extragiudiziali nei villaggi di Khatuni, Makhkety, Mesker-Yurt e Tevzeni.

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Come parte del Gru (l’intelligence militare di Mosca) partecipa nel 2014 all’annessione illegale della Crimea, per poi subito concentrarsi nell’organizzare il nucleo di quei terroristi russi che s’infiltrano nel Donbass proclamando le due sedicenti repubbliche popolari di Luhans’k e Donec’k. In questo contesto Girkin si distingue per l’accusa, mossagli dai procuratori dei Paesi Bassi, di aver avuto un ruolo di primo piano nell’abbattimento del volo 17 della Malaysia Airlines in cui morirono 298 persone. Questo insomma il curriculum di uno dei nemici più accaniti dell’Occidente liberale e soprattutto di uno dei più lucidi ed efficienti fanatici tra i suprematisti russi.

Proprio per questo appare davvero significativa la lunga analisi pessimistica sulla guerra in corso, che ha condiviso con i 200mila follower del suo canale Telegram. In pratica Girkin ritiene che la tattica russa sia votata alla sconfitta: dalla sua decennale esperienza sui campi di battaglia e dall’approfondita conoscenza delle forze armate del criminale Putin, la disfatta dell’Operazione “Z” gli pare inevitabile.

Osserva che la prima fase della guerra si è conclusa con quella che lui stesso definisce «una ritirata di larga scala» dovuta al fallimento dell’offensiva sulla capitale. «Facciamoci una domanda. Può la superiorità dell’artiglieria e dell’aviazione di Mosca garantire la vittoria sul nemico, che ha capito perfettamente le nostre intenzioni e che si è preparato per la difesa e ha mantenuto il morale alto? La mia risposta è no».

Il rischio concreto, conclude, è che – come già avvenuto nell’operazione nazista “Zitadelle” – le truppe russe si troveranno impelagate in una lenta avanzata, scoprendo così i fianchi al contrattacco ucraino. A questo punto si farà estate e le 10 divisioni fresche di addestramento che Zelensky sta preparando a Ovest saranno pronte per travolgere «le nostre forze che ora sono inutilmente massacrate per avere bandiere sopra municipi».

Non rimane che credere alle parole del nemico, quando sono oneste.

 

di Camillo Bosco

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