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title: La realtà della guerra in Ucraina e il pregiudizio
description: Una guerra come quella in Ucraina non si racconta scorrendo la home dei social o rilanciando agenzie e think tank e che l’incipit
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date: 2024-05-25
author: Giorgio Provinciali
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/guerra-ucraina-2/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# La realtà della guerra in Ucraina e il pregiudizio

![Guerra ucraina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-40-1024x639.jpg)

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2024-02-25 14:46:58

2024-02-25 13:46:58

Izium - Uno scenario spettrale, fatto di macerie e di fosse comuni, che dà un’infinitesima idea della devastazione portata dai russi in questi luoghi

Izium – Venticinque minuti senza interruzioni e senza che un solo fotogramma non ritragga uno scenario spettrale fatto di macerie e carcasse divelte d’auto bruciate, ripreso viaggiando per le strade d’Izium, bastano solo a dare un’infinitesima idea della devastazione portata dai russi in questi luoghi. Nel 2021 Izium vantava quasi 46mila abitanti. Dopo il passaggio del russkij mir non sono rimaste altro che poche centinaia d’anime, che s’aggirano come spettri fra le rovine d’una città distrutta.

Fra quei pochi superstiti, di fronte all’enorme squarcio che s’apre fra gl’interni inceneriti di due alti palazzi, incontriamo Petro: ringraziandoci con gli occhi zuppi di lacrime per la nostra presenza, ci spiega che in quel solo bombardamento russo morirono 144 persone e lui riuscì a salvarsi miracolosamente trovandosi negli scantinati. Indicandoci il complesso residenziale sul lato opposto della strada, distrutto allo stesso modo tanto da non trovare neanche traccia d’uno degli edifici crollati, aggiunge che lì ne morirono altre 53. Salendo le scale piene di calcinacci di quei ruderi troviamo oggetti di vita quotidiana, album di fotografie bruciati, libri, vestiti, scarpe, materassi. Sopra uno dei portoni qualcuno ha disegnato una candela scrivendo “пам’ятаємо” (Noi ricordiamo).

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Al di là di tre enormi crateri vediamo una delle scuole d’Izium, i cui muri esterni sono stati ridotti a un colabrodo dai colpi di carrarmati e bazooka, lasciando esposti registri scolastici, lavagne e banchi di scuola bruciati. Nella piazza antistante troviamo un edificio annerito che capiamo essere una stazione di pompaggio delle riserve idriche locali: scendendo con noi l’irta scalinata verso i sotterranei, Petro ci mostra ampi serbatoi da cui s’avverte tuttora un forte odore di gasolio, spiegandoci che i russi lo mescolarono all’acqua per renderla inutilizzabile. Non distante dall’altoparlante nella piazza principale da cui vengono diffuse le ultime notizie c’è quel che resta del policlinico d’Izium: fra lettini bruciati e sacchi di sabbia alle finestre notiamo una quantità impressionante di scatole verdi contenenti le razioni militari usate dai russi. Fra due portoni crivellati di colpi recanti la scritta “Дeти” (Bambini) notiamo uno squarcio tanto grande sulla facciata da poterci entrare. Come ben visibile nel video reportage, il primo oggetto che ci siamo trovati di fronte è stato la culla d’una bambina. Appesi a essa, due biglietti rosa riportano ancora il suo nome. Nella stanza accanto vediamo scarpette e vestitini d’un’altra bimba che dalle foto incorniciate a terra capiamo essere sua sorella. Risalendo il palazzo dalle scale interne notiamo diverse scritte “Зайнято Z”: gli appartamenti rimasti intatti furono dunque occupati dai russi, che poi vi si asserragliarono prima d’esser scacciati durante la prima controffensiva.

Dove finirono molte di quelle famiglie purtroppo lo si capisce allontanandosi dal centro abitato: una strada verso il bosco apre infatti alle fosse comuni d’Izium, in cui i russi gettarono i corpi di 449 civili innocenti scacciati dalle proprie case, torturati, stuprati, mutilati. Su una lapide leggiamo «Gambe amputate. Senza nome». Molte altre recano soltanto un numero. I russi hanno fatto a pezzi, bruciato e violentato certi corpi tanto da renderli irriconoscibili. A pochi metri da quelle fosse comuni allestirono le loro tende, le cucine da campo e le docce estive. Decine di bottiglie di vodka sono ancora a terra accanto alle loro divise, alle scatole delle munizioni e alle loro tende. Pochi metri oltre, i sacchi neri in cui smisero perfino di mettere i cadaveri. Su un cartoncino appeso a un albero notiamo due frecce ortogonali e la scritta in russo: «Chi è oltre queste linee è morto».

Di Alla Perdei e Giorgio Provinciali

Le stragi di Izium

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2024-02-25 14:57:39

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2024-05-22 17:25:07

2024-05-22 15:25:07

Boromlia - In questo video i nostri corrispondenti Alla Perdei e Giorgio Provinciali mostrano la portata dei danni arrecati alla popolazione civile ucraina

Boromlia – Fecero un deserto e lo chiamarono pace. Al loro ingresso in questa città, gli occupanti russi cannoneggiarono ogn’infrastruttura civile senza pietà. Distrussero ogni azienda, tutti i supermercati, i luoghi di ritrovo, gli uffici postali, le abitazioni e perfino le cascine con gli animali. Sotto i colpi dei tank russi crollarono praticamente tutte le facciate dei palazzi e i monumenti, lasciando un paesaggio apocalittico e spettrale che ci è stato impossibile riprendere senza provare un profondo senso di sgomento. Vera, madre di sei figli, racconta d’essersi vista costretta a lavorare sotto i colpi degli sniper russi per prendersi cura di quei pochi animali rimasti vivi, quando il latte diventò l’unico alimento distribuibile in paese.

«I tank degli occupanti erano nascosti nella sola parte di cascinale rimasta quasi intatta, fra le carcasse delle bestie bruciate. Dalla scuola in fondo alla strada, i cecchini russi tenevano sotto tiro perfino i cani. Il loro movimento li infastidiva destando sospetti, dunque andavano uccisi pure loro. Un colpo, poi l’ultimo latrato. Quel macabro safari fu il preludio di ciò che presto toccò anche ai civili». Avvicinandoci a quella scuola trasformata dai russi in fortilizio, vediamo passare una signora con un secchio d’acqua. Si chiama Mariana. Tuttora nel palazzo parzialmente ricostruito in cui vive manca l’acqua corrente. Anche lei è reduce e testimone vivente dell’occupazione russa, che descrive come un incubo. Tagliati fuori dal mondo senza corrente elettrica, linea telefonica né alimenti, lei, la figlia, una coppia di vicini e il nipote d’appena un anno e mezzo sopravvissero in uno scantinato gelido per un mese. Temendo che il pianto del piccolo avrebbe attirato i soldati, per distoglierne l’attenzione dalla realtà Mariana costruì una piccola tenda fatta di cenci e scatole di cartone in cui di tanto in tanto accendeva un lumicino. Nonostante oggi egli abbia quasi quattro anni, a ogni posto di blocco le chiede se quelli di fronte siano “gli omini buoni” o quelli cattivi. Entrando con noi in quella cantina, ci indica i posti in cui era seduto ciascuno di loro. Sfiorando la sedia accanto alla porta, ricorda singhiozzando il giorno in cui il vicino Vasyl uscì per raccogliere qualche provvista senza fare mai più ritorno. Mariana ricorda d’aver stentato a riconoscerlo quando fu chiamata a identificarne il corpo, tanto era massacrato. LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI “CRONACHE DI GUERRA”GUARDA TUTTI I VIDEO “REPORTAGE DALL’UCRAINA”All’interno della scuola molti muri sono marchiati con la Z rascista e uno pure con una svastica nazista. Filmiamo tutto, inorriditi al pensiero che gli esseri immondi che furono qui ebbero pure la sfacciataggine di definirsi “denazificatori”. «Prima del loro arrivo ero felice, avevo uno stipendio e una casa accogliente. Oggi sono costretta a pagarmi il pane rimuovendo le macerie del mio paese». Da due anni questa è l’ulteriore pena toccata a chi -come Mariana- sopravvisse al passaggio del russkij mir a Boromlia ma anche la misura dello scempio che esso comportò. Ogni persona incontrata in questi luoghi era terrificata al punto di temere perfino che la sua testimonianza dei supplizi patiti possa in qualche modo rivolgerglisi contro. L’intensificarsi dei recenti sconfinamenti da parte dei sabotatori russi e l’attività sospetta di quelle spie che mai se ne andarono acuisce un’angoscia che non ha mai smesso di tormentarli.

Pur essendo cresciuti parlando russo, gli abitanti di Boromlia descrivono oggi in perfetto ucraino i russi come orchi assetati di sangue. Ciò che più li unisce oggi è la paura del loro ritorno. Di Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Nel terrore dei russi

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2024-05-22 17:32:04

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