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title: I tempi della guerra sono imprevedibili
description: I tempi della guerra sono imprevedibili. La storia dice che o il conflitto si esaurisce in un breve arco di tempo oppure servono anni
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date: 2023-07-27
author: Flavio Pasotti
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/i-tempi-della-guerra-sono-imprevedibili/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, guerraucraina, russia, Ucraina]
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# I tempi della guerra sono imprevedibili

![I tempi della guerra](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/07/I-tempi-della-guerra.jpg)

I tempi della guerra sono imprevedibili. La storia dice che o il conflitto si esaurisce in un breve arco di tempo oppure servono anni. Nessun governo sopravvive a una sconfitta

**Nel radioso maggio del 1915 gli italiani andarono al fronte senza uniformi invernali** perché era convinzione che sarebbe finita in pochi mesi. **Nell’estate del 1918 il Consiglio supremo di guerra** alleato non ne prevedeva la fine prima di un anno. **Due previsioni sballate**, come sempre se si parla di **guerra**. Iniziarla non è difficile, finirla è complicatissimo.

La storia dice che **o il conflitto si esaurisce in un arco brevissimo di tempo oppure servono anni**, perché nessun governo sopravvive a una sconfitta e per questo è determinato nel ribaltarne le sorti. Nel frattempo **il sistema industriale entra in un regime di economia di guerra e nelle società il consenso** legato alla propria sopravvivenza, al patriottismo e alla propaganda fa sopportare **gli inumani costi del conflitto**. **I comandanti** iniziano una partita a scacchi, con mosse e contromosse che si annullano a vicenda; così facendo la guerra diventa attrito e logoramento per vite e strutture, costi e consenso. **Se la traiettoria è intuibile non lo sono mai gli esiti**, perché una guerra ha umana imprevedibilità, non ha certezze e semmai presunzioni, come insegnano [l’attacco russo](https://laragione.eu/evidenza/il-peggior-risveglio/) e [la controffensiva ucraina](https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/controffensiva-ucraina-in-atto/).

**Questa è iniziata con grandi attese nell’opinione pubblica**, convinta che **l’armata russa** fosse (e forse ne era a un passo) allo sbando. Mancava l’elemento sorpresa perché il **Mar d’Azov** era obbiettivo dichiarato. Mancava di superiorità aerea che è nei sistemi d’arma in cui sono integrati gli aerei e mancava di parecchie cose da usare sul terreno: mezzi che in **Occidente** non sono in magazzino ma proprio rottamati, a partire dalle dotazioni dei genieri. Si scontrava con forze russe – ancora il secondo esercito del mondo, dove la quantità diviene qualità – schierate coerentemente con gli obbiettivi politici di [Putin](https://laragione.eu/esteri/putin-il-discorso-dopo-la-rivolta-di-prigozhin/): tenere la [Crimea](https://laragione.eu/esteri/crimea-libera-entro-la-prossima-estate/) e conquistare quelle parti delle quattro “repubblichette” tornate in mano ucraina dopo la fulminante, quella sì, offensiva della scorsa estate.

**Il generale** **Gerasimov** ha costruito un enorme campo trincerato che nega agli ucraini spazi per le armi occidentali; ha un dispositivo profondo ma combatte contrattaccando costantemente sulla prima linea di difesa, con perdite elevatissime prontamente rimpiazzate – per ora – con un sistema garantito dai coscritti. **Gli ucraini hanno cambiato tattica** e hanno accettato di giocare al logoramento e forse soltanto ora si può intravedere qualche evoluzione a loro favore. Nel frattempo le opinioni pubbliche occidentali e gli entusiasti analisti del mese scorso sono meno entusiasti e parlano di una controffensiva “da rivedere”, non comprendendo che è già stata rivista e che richiederà **uno sforzo da parte dell’Occidente a sostegno dell’Ucraina** molto più duraturo di, guarda caso, quanto si prevedesse.

Essendo una previsione può essere ribaltata domani mattina da uno degli imprevedibili e possibili eventi di guerra, ma è bene ci si apparecchi per la regola di cui sopra e cioè che passato l’anno ne potrebbero passare anche parecchi. Ci conviene, perché **lo stato delle forze di difesa occidentali** – americani e inglesi esclusi – è precario e la riapertura delle linee di produzione richiesta dal conflitto permette (come nel caso italiano per i **Leopard**) di ricostruire una efficace forza di difesa, forse addirittura europea. Processo lungo, con condizioni di partenza per noi sconfortanti e pure molto costoso.

Quanto **le opinioni pubbliche** siano disposte a sostenere costi psicologici e di bilancio dipenderà soprattutto da governi e Parlamenti. Ma come sempre, in assenza di certezze, *si vis pacem*…

 

di *Flavio Pasotti*
