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title: Il massacro di Mariupol
description: Mariupol, da inizio accerchiamento del 2 marzo, conta più di centomila civili morti, per la maggior gloria del Russkij Mir.
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date: 2022-09-01
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/il-massacro-di-mariupol/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, Ucraina]
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# Il massacro di Mariupol

![Mariupol](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/09/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-8.jpg)

Mariupol, da inizio accerchiamento del 2 marzo, conta più di centomila civili morti, per la maggior gloria del Russkij Mir.

**113.750**. **Questa è la vertiginosa conta degli abitanti di Mariupol morti** secondo gli obitori rimasti attivi nella città. L’eccidio è iniziato** il 2 marzo di quest’anno **con l’accerchiamento completo del perimetro urbano a opera delle truppe rusciste** ed è terminato il 20 maggio** con la resa dei difensori dell’impianto siderurgico di Azovstal. Tre mesi che hanno inghiottito **un cittadino su cinque** di una delle città più dinamiche dell’Ucraina, ora ridotta a un cumulo di macerie. Non è chiaro inoltre **quante vittime siano ancora seppellite tra i palazzi crollati sulla costa del Mar D’Azov.**

**I più fortunati sono riusciti a evacuare verso Zaporiggia**, quelli meno sono stati invece deportati in Russia e, nel caso di minori, **dati in affido a famiglie siberiane con la promessa di una prebenda**. Le poche migliaia di persone rimaste sono ora senz’acqua corrente, gas ed elettricità: **per ricaricare i cellulari devono recarsi nelle piazze dove stazionano i camion russi dotati di prese Usb e maxi schermi che trasmettono propaganda *silovika* **non stop a tutte le ore del giorno. L’uso di acqua non potabilizzata ha poi favorito lo scoppio di **un’epidemia di colera**, accentuata dal disinteresse russo verso la rimozione dei cadaveri ancora disseminati per le strade nonostante l’arrivo dell’estate avesse peggiorato il tanfo pestilenziale dei corpi in putrefazione. **Soprattutto è sparita qualsiasi possibilità di lavoro** e i generi di sussistenza sono distribuiti dall’esercito del Cremlino solo a fronte di un’opera di ‘volontariato’ come la rimozione dei detriti dalle strade o la sovrapposizione del tricolore russo su ogni traccia pittorica della livrea giallazzurra.

 

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Nonostante questo sfacelo qualche impavido **ancora condivide filmati in cui si muove con la bandiera ucraina a mo’ di mantello tra le rovine**, sfidando la brutalità del criminale Putin. Non sorprende quindi che il 20 agosto scorso **una bomba sia stata piazzata all’ingresso dello zoo di Mariupol** nel tentativo – non riuscito – **di eliminare il neosindaco Konstantyn Ivashchenko** nominato dalle forze d’occupazione. Sono azioni di questo tipo che danno il valore della resistenza ucraina, attiva anche in situazioni del tutto catastrofiche a scorno di un’invasione che **ha l’obiettivo dichiarato di cancellare il Paese dei Girasoli dalla storia e dalle carte geografiche.**

**A impensierire Mosca non sono però le eliminazioni dei collaborazionisti**. Il comando supremo ucraino ha chiesto un silenzio assoluto sulla controffensiva in corso nell’area di Chersòn per evitare che i russi – a corto di droni – **captino informazioni sul campo di battaglia dagli efficientissimi Osint** (ricercatori da fonti *open source*) che analizzano con profitto ogni giorno i filmati e le fotografie dal fronte. L’artiglieria zetista è infatti costretta a sparare alla cieca e, nel tentativo di alleviare la pressione della controffensiva, **tutti i 1.500 chilometri di fronte attivo sono stati oggetto di un bombardamento a tappeto dagli scarsi risultati.** L’unico raggiunto è stato quello di aver moltiplicato i rapporti di fusti d’artiglieria per così dire ‘fioriti’, cioè esplosi col colpo in canna a causa dell’usura e dell’uso smodato. Nonostante i bombardamenti, **sia Charkìv a Nord che Bachmut a Est resistono ancora all’assalto delle *Z truppen*** così come i sopravvissuti di Mariupol che guardano ai tentativi per la liberazione di Chersòn come un buon auspicio per la loro futura libertà.

di* Camillo Bosco*
