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title: Quando la propaganda russa entra nelle scuole
description: La propaganda russa è entrata a pieno titolo nello spazio informativo europeo e in Italia ha invaso anche istituzioni e scuola
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date: 2024-03-04
author: Giorgio Provinciali
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/la-propaganda-russa-entra-nelle-scuole/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [guerraucraina, Putin, russia]
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# Quando la propaganda russa entra nelle scuole

![russia putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore.jpg)

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2023-03-15 17:12:14

2023-03-15 16:12:14

Le parole che mi ha detto Volodymyr, più che un'intervista, sono una testimonianza delle atrocità perpetrate dai russi in Ucraina sin dal 2014

Chernivtsi – Ogni mattina, alle otto in punto, gli stessi altoparlanti da cui risuonano le sirene per avvisare dell’imminente attacco russo diffondono nelle strade le note dell’inno nazionale ucraino: «Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina né la sua libertà. A noi, giovani fratelli, il destino sorriderà ancora. I nostri nemici scompariranno come rugiada al sole e noi, fratelli, regneremo nel nostro Paese libero».

Ad attendermi fuori dal bunker c’è Volodymyr, responsabile del coordinamento di quei volontari che, incuranti del pericolo, attraversano tutto il Paese per portare beni di prima necessità e rifornimenti tanto ai militari al fronte quanto ai civili nelle città devastate dalla furia rascista. Più che un’intervista, la sua è una preziosa testimonianza delle atrocità perpetrate e delle menzogne diffuse dalla Russia nell’ultima decade.

Non appena vengono accese le telecamere, Volodymyr sottolinea quanto lui e le centinaia di altri volontari siano attivi da almeno 10 anni, cioè da quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina. «Ancor prima del 2014 un gran numero di famiglie russe provviste di passaporti ucraini freschi di stampa ha iniziato a insediarsi nei territori più a Est del Donbas e in Crimea. Pur essendo zone russofone, è stato semplice capire che non si trattava di ucraini ma di russi poiché non conoscevano affatto le nostre usanze e la nostra storia». Volodymyr menziona i cosiddetti little green men, uomini armati in divise verdi sprovviste di mostrine e chevrón identificativi che si sono resi artefici di quelle attività terroristiche locali che poi sarebbero state rivendicate da gruppi indipendentisti di cui mai nessuno aveva sentito parlare. Quando faccio notare che spesso all’estero e soprattutto in Italia quella nel Donbas viene descritta come una guerra civile, Volodymyr sorride stizzito: «È pura follia».

Ripercorsi gli eventi dell’Euromaidan – con la cacciata del regime cleptocratico di Yanukovich, che aveva legittimato l’ingresso dei soldati russi in Crimea sottoscrivendo con Medvedev lo scellerato e incostituzionale “patto di Kharkiv” – Volodymyr si sofferma sulla percezione diffusa in un Occidente intenzionalmente cieco dinanzi a un’invasione già in atto e consapevolmente prono alla narrazione “comoda” di un conflitto interno diffusa dal Cremlino. «Se Angela Merkel non si fosse opposta nel 2008 all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, probabilmente oggi non saremmo in questa situazione. Ma Putin aveva e ha ancora molti amici all’estero».

Raccontandomi il suo primo ingresso a Izjum dopo l’occupazione, a stento riesce a descrivere il terrore negli occhi dei superstiti, le fosse comuni, le camere della tortura. «Ho visto tutto. Prima o poi qualcuno dovrà pagare per quel che ha fatto». Durante le centinaia di migliaia di chilometri percorsi ha collezionato le testimonianze dirette di persone massacrate nel corpo e nell’anima, traumatizzate al punto da non riuscire a parlare per settimane pur dopo esser state liberate. Gli occhi di quelle persone, l’odore della morte, il pianto dei bambini e dei padri di fronte alla perdita di ogni cosa lo accompagneranno per tutta la vita, ma sono anche il motivo per cui Volodymyr non smetterà di viaggiare.

Di Giorgio Provinciali

Gli orrori e la propaganda russa nelle parole di Volodymyr

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2022-10-03 10:45:50

2022-10-03 08:45:50

Lo avevamo già scritto: la guerra tra Russia e Ucraina si combatte soprattutto in rete. Tra social e siti copia, la "verità russa" si propaga a macchia d'olio. Ma qualcosa si può fare.

Sin dai primi giorni dell’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, su queste colonne avevamo sottolineato come la guerra si stava combattendo pure in ambito informatico con armate di hacker schierate da entrambe le parti. Non sono mancati, in questi nove mesi di ostilità, momenti di grave tensione nella Grande Rete, con invasioni di campo che hanno esondato i confini geografici dei duellanti e interessato molti attori indiretti – non per ultimi alcuni siti istituzionali italiani.

Negli ultimi giorni Meta, la società di Facebook, ha annunciato di aver bandito dalla piattaforma 1.600 utenti falsi che diffondevano fake news grazie a un elaborato sistema che riproduceva 60 fra i maggiori siti di informazione britannici, tedeschi, italiani, francesi e ucraini al fine di propagandare la “verità russa” riguardo guerra, sanzioni e crisi energetica.

Che la guerra si combatta anche grazie alle armi della disinformazione di massa, attraverso la sapiente opera di inquinamento della realtà, è cosa risaputa, ma attraverso l’interconnessione continuativa il fenomeno arriva a coinvolgere la stragrande maggioranza di utenti nelle varie piattaforme che accompagnano la quotidianità. In particolare, i social network – immaterialmente abitati da miliardi di utenti che si nutrono di post e rilanci – sono una delle vie più rapide ed efficaci per diffondere notizie false grazie a fitte trame di condivisione compulsiva.

Chi popola i social conosce bene il fenomeno: spesso una notizia viene data per vera nonostante non si sia appurata la fonte da cui proviene, poiché ritenuta attendibile per il numero di interazioni che genera. Gli hacker conoscono bene vizi e virtù di queste piattaforme e riescono, perciò, a sfruttarne al meglio il potenziale, puntando tutte le fiche sulla carenza di un sistema certificativo che permetta di distinguere, a colpo d’occhio, una notizia degna di fede da una completamente fasulla.

Tale è il caso dei “siti copia”, i cui caratteri somigliano talmente tanto all’originale da indurre l’utente medio a credere che il sito in questione sia esattamente quello. Se una notizia viene condivisa da un sito che, nel nome e nella grafica, è quasi identico a uno molto autorevole, nell’arco di qualche ora l’opera è completa: milioni di utenti rilanceranno la ‘notizia’ perché la fonte è notoriamente affidabile – anche se poi questa è totalmente estranea alla diffusione del contenuto.

L’attenzione non è mai troppa, anche (e soprattutto) sui social.

 

di Stefano Musu

Il web, il campo di battaglia della guerra russa

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2022-10-03 07:59:51

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