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title: La resistenza degli ucraini alla paura
description: La resistenza degli ucraini alla paura. Ogni prossimo scoppio potrebbe essere il tuo ultimo, ma che ci puoi fare?
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date: 2022-11-20
modified: 2022-11-19
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/la-resistenza-degli-ucraini-alla-paura/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, russia, Ucraina]
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# La resistenza degli ucraini alla paura

![La resistenza degli ucraini alla paura](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolorekjhtgfrv.png)

Il kievita Sergej Mironov mette in versi il coraggio necessario per difendersi

«Что вы знаете о страхе? (Che cosa sai della paura?)» scrive in russo Sergej Mironov, fotografo ucraino. Prima della guerra era un economista appassionato di storia che aveva pubblicato un libro a proposito della città che amava, Kyïv. La proteggeva restaurandone i portoni più antichi, distrutti spesso in maniera sistematica per essere sostituiti da porte più moderne e pratiche. Per convincere i condomini pagava addirittura di tasca propria le spese necessarie per conservare il patrimonio architettonico della sua città, finanziando gli interventi grazie al suo lavoro di guida turistica.

**Un uomo normale che, come tanti suoi concittadini, s’è arruolato dopo lo scorso 24 febbraio per difendere il suo Paese dalle mire del criminale Putin.** Per otto mesi ha raccontato la sua guerra sul suo account Instagram @vanishing_kiev finché un giorno imprecisato della scorsa settimana è morto nel Donbas combattendo contro l’invasore russo. La frase con cui si apre questo articolo è la prima riga del suo ultimo post sul social; una riflessione appunto sulla strakhe, la paura.

«**Il sibilo di proiettili sopra la tua testa. Il colpo attutito di quando colpiscono il terreno attorno a te.** Lo schiocco quando rimbalzano tra i rami di una vecchia acacia» continuava Sergej, elencando i suoni più temuti da ogni militare. «Il suono del motore diesel di un carro armato che sta manovrando da qualche parte a 600 metri da te nella lattigine della nebbia densa, preparandosi al fuoco. E che ti inquadra nel suo sofisticato visore termico, così da sapere dove sei. Allora senti il clangore dei suoi cingoli, il frastuono del motore… Un momento di silenzio e poi un boato».

**Raffiche e cannoni di fronte a sé, ma anche l’aria non è una migliore amica.** «Il rombo dei postbruciatori di un aereo che incombe per lanciarti i suoi missili. Le vibrazioni nell’aria prodotte dai rotori degli elicotteri che, a te invisibili, si posizionano in assetto di attacco al di là delle chiome degli alberi». Velivoli e bombardamenti: «Il lungo stridio di un colpo da 152 millimetri che vola lungo una traiettoria ellittica nella tua direzione. Tutto quello che puoi fare è sdraiarti a terra e pregare. Il rumore di missili Grad in arrivo, uno-tre-cinque-dodici, partiti a circa venti chilometri da te. Quindi, le esplosioni: una-tre-cinque-dodici. Il tonfo improvviso del mortaio e il fischio che lo precede – così breve che non sempre hai tempo di metterti al riparo». Una sinfonia snervante. «Le esplosioni si avvicinano ancora e ancora. Sempre più terra ti cade sulla testa. I droni per correggere l’artiglieria volano nel cielo sopra di te giorno dopo giorno, solerti nel loro lavoro. Ogni prossimo scoppio potrebbe essere il tuo ultimo, ma che ci puoi fare? È una questione di fortuna».

**Tuttavia, tutto questo è ancora nulla in confronto alla tensione del confronto diretto col nemico.** «Un fruscio nei cespugli di fronte a te. Lo scricchiolio di rami secchi a un paio di metri dal parapetto della trincea poco profonda, appena scavata. La testa che ti pulsa piena di pensieri terribili e spaventosi. Lo sguardo fisso del tuo fratello in armi nel quale, come in uno specchio, vedi un animale che teme di morire nel dannato fango del fottuto Donbas».

Il coraggio degli ucraini è sopportare tutto questo giorno dopo giorno, disposti a morirne per non piegarsi al nemico. Mentre qui, al 268esimo giorno di guerra, non possiamo che chiederci cosa ne sappiamo noi, della paura.

Di Camillo Bosco
