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title: Le rischiose montagne emotive russe
description: Il destino del regime siloviko pare appeso all’umore ormai ondivago dei sudditi mentre continuano ad accumularsi perdite sul campo.
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date: 2022-10-14
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/le-rischiose-montagne-emotive-russe/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra, russia]
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# Le rischiose montagne emotive russe

![Le rischiose montagne emotive russe](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore.jpg)

Il destino del regime siloviko pare appeso all’umore ormai ondivago dei sudditi mentre continuano ad accumularsi perdite sul campo, con un esercito ucraino sempre più preparato e numeroso dell'armata russa.

Le bocche distorte. La saliva sputacchiata. I visi enfi. I denti famelici. Gli occhi spiritati. **I *talk show *di propaganda della televisione russa sono sempre stati un orrore ma di recente ogni argine è caduto**. Gli attrippati ‘esperti’ gongolano mentre commentano le scene dei bombardamenti indiscriminati del Cremlino, che passano in parallelo sugli schermi. Fanno poi categoria a parte quelli ‘militari’ che, travestiti da soldati con mimetica ed elmetto, affermano decisamente che gli (innumerevoli) insuccessi russi sono da imputare alla presenza della Nato in Ucraina.

Sembra **impossibile infatti per lo zetista medio ammettere che l’esercito ucraino si stia dimostrando più preparato e persino più numeroso dell’armata russa impiegata nell’Operazione Z**. Vedere la propria *grandeur *ridicolizzata da quelli che loro chiamano con disprezzo *hohol *(“codini”, riferendosi alla capigliatura degli antichi cosacchi) è così intollerabile da sfociare nella fantascienza pura. Ancora molti di loro credono che ufficiali dell’Alleanza Atlantica fossero nascosti nei *bunker* sotterranei di Azovstal, nonostante le loro stesse truppe non ne abbiano trovato traccia.

**La disfatta di Charkìv e il crollo del fronte Nord di Chersòn avevano poi abbattuto il morale ruscista**. **Vedere il ponte di Kerč’ semidistrutto li ha portati sull’orlo della crisi di nervi**. Le critiche cominciavano ad accumularsi persino ai piedi del criminale Putin, fino a quel momento limitato al ruolo di sacra vittima dell’insipienza dei suoi turiferari e lacchè. Per sua fortuna era però già in moto un progetto di attacco sommario alle infrastrutture ucraine.

Così i suoi sudditi bellicisti hanno potuto sbavare alla vista di incroci cittadini devastati, aree gioco per bimbi sventrate, consolati stranieri danneggiati. Al colmo dell’eccitazione **persino i russi di peso assegnati ai territori occupati hanno proclamato tramite filmato di essere pronti a uccidere tutti gli ucraini che non si vorranno convertire all’imperialismo russo**. *Performance *indistinguibili da quelle di Daesh, se non fosse per l’uso del russo in vece dell’arabo e la mancanza del dito indice a puntare il cielo per sostenere l’esistenza di un unico vero dio. In questo caso, tuttavia, il dito punterebbe Mosca.

**Così il regime *siloviko* è salito su un vero e proprio ottovolante emotivo**, passando dalla disperazione delle ritirate all’euforia del sangue nemico versato. Purtroppo per loro è noto come a ogni rilancio dell’invasamento corrisponda però una caduta più profonda, in coincidenza dell’esaurimento dell’adrenalina. Che sembra arriverà presto: **i missili che sono stati sparati a pioggia su decine di città ucraine non hanno aiutato granché le *Z truppen* che perdono terreno persino nella zona di Bachmut**, dove la cittadina di Opytne è tornata sotto il controllo giallazzurro. Altri *mobiki*, a Chersòn, si sono trovati invece con l’ordine di resistere fino alla morte, ma senza addestramento né equipaggiamento.

Per evitare il massacro hanno cercato di convincere il loro comandante a fornire uno o l’altro e davanti al suo testardo diniego pare l’abbiano eliminato per **arrendersi quindi alle truppe di Kyïv**. La notizia, che deve essere comunque ancora confermata, ricorda da vicino certi episodi avvenuti nel 1917 da cui l’esercito russo sembra distante una sola delusione ancora.
