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title: L’Ucraina difende il mondo da 700 giorni
description: "I nostri inviati decidono di visitare in ordine cronologico l'elenco dei siti danneggiati dalla criminale roulette russa."
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date: 2024-01-31
modified: 2024-02-01
author: Alla Perdei
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/lucraina-difende-il-mondo-da-700-giorni/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [esteri, guerra, russia, Ucraina]
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# L’Ucraina difende il mondo da 700 giorni

![Reportage Kyiv](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-2.png)

2024-01-28 19:45:24

2024-01-28 18:45:24

Il prezioso lavoro dell'Onlus Soleterre, da 15 anni in Ucraina, per dare nuova vita ai bambini traumatizzati dalle barbarie della guerra

Stass ha solo 12 anni ed è sopravvissuto a ben due missili. La prima volta, nel 2014 in Donbas, era stato colpito gravemente perdendo parzialmente l’uso di un braccio. Otto anni dopo, con l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, è stato colpito per la seconda volta. Un missile è esploso conficcandogli per 8 centimetri un pezzo di ferro nel cranio. Quando i genitori lo prendono in braccio, Stass è in un bagno di sangue; decidono di portarlo a Leopoli nell’ospedale di Soleterre Onlus e lì i medici intervengono sapendo che le sue condizioni sono troppo critiche per sperare di salvarlo.

Dopo sei settimane di coma Stass si risveglia, ha cicatrici sul viso e una disabilità creata dall’uomo. «Tutti i bambini che stiamo curando qui erano bambini sani» racconta Damiano Rizzi, psicologo, psicoterapeuta, fondatore e presidente di Soleterre, che da 15 anni opera in Ucraina. «È stato difficile staccarmi emotivamente da questa storia perché Stass ha l’età di mio figlio» spiega. «Nonostante le conseguenze dell’intervento ora ha una vita regolare e ha ripreso un po’ a parlare grazie alla logopedia e alla psicoterapia».

Perdere l’uso della parola è una delle sintomatologie più frequenti nei bambini sopravvissuti alla guerra che il dottor Rizzi e il suo staff assistono quotidianamente: «Quando arrivano fingono di essere morti, non parlano, restano a letto in posizione fetale e l’unica cosa che fanno è piangere». Poi, col tempo e tanta pazienza, anche i più piccoli presi in carico da questa associazione tornano ad avere fiducia negli esseri umani. «È complicato provare a mettersi nei panni di un bambino che non sa nemmeno cosa sia la vita e che viene devastato da una bomba» continua Rizzi. «Si ritrova in un ospedale con persone estranee, senza gli affetti più stretti, senza una mamma né un papà. La prima reazione che hanno questi bimbi traumatizzati è quella di regredire fino a smettere di parlare», ma per il fondatore di Soleterre a vincere è sempre e soltanto la vita. «Si può essere colpiti da un missile anche due volte, ma tutto cambia quando hai vicino persone che si prendono cura di te dal punto di vista medico e psicologico».

A Leopoli la Fondazione offre supporto psicologico ai bambini feriti dalla guerra, ma non solo. A Kyiv ha da poco inaugurato una grande casa di accoglienza per bambini malati di cancro, offrendo loro riabilitazione fisica, psicomotricità, fisioterapia e riabilitazione neuropsichiatrica, oltre a quella psicologica. Soleterre opera in Ucraina, Polonia e Italia e vede operare 21 psicologi da remoto e altrettanti in presenza nelle città con il maggior numero di rifugiati. Un faro di luce che riesce a donare ancora speranza.

Il 24 febbraio 2022 questa Onlus ha effettuato la più grande evacuazione di pazienti oncologici di tutta l’Ucraina (2mila in tutto, 12 quelli trasportati e accolti in Italia). «Qui i traumi sono continuativi, ogni giorno i civili sono esposti a eventi difficili. Hanno la sensazione di essere sempre in stato di allerta, vivono costantemente con la paura fino a non riuscire a dormire la notte. Ora immaginate che questo si ripeta tutti i giorni dal febbraio 2022» continua il dottor Rizzi. «La mente tende a normalizzare: è un meccanismo di difesa per riuscire a sopravvivere».

Un esempio di questa ‘normalizzazione’ l’aveva colta durante una delle sue missioni a Sarajevo: «Quando i cecchini sparavano, i ragazzi uscivano di casa dicendo: “Se devo morire come un topo in cantina, preferisco morire all’aperto con i miei amici”. Significava strappare un pezzo di vita laddove la vita veniva impedita».

di Claudia Burgio

Soleterre in Ucraina, la rinascita dei bambini

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2024-01-29 07:38:25

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2024-01-22 08:35:11

2024-01-22 07:35:11

Per chi dubita del contrario, ricordiamo che la prima Costituzione ucraina risale infatti al 1710 per un totale di quattro secoli di soprusi

Kyiv – Dalla sottoscrizione del trattato di Perejaslav (1654) fra l’Etmanato cosacco di Bohdan Khmelnytskyj (che proclamò la prima indipendenza ucraina nel 1648) e la Russia zarista di Alessio I, ogni generazione d’ucraini s’è trovata a dover lottare per difendere la propria esistenza. Progressive limitazioni aprirono infatti la strada ai provvedimenti con cui Caterina II abolì il Sich di Zaporizhzhia e l’Etmanato, incorporando quest’ultimo nella ‘Malorosiia’ e avvelenando nell’imperialismo russo la forte tradizione democratica ucraina.

A chi dubita di quest’ultima affermazione rilanciando pittoresche lezioni di ‘controstoria’ sull’indipendenza di questo Paese val la pena ricordare che la prima Costituzione ucraina risale infatti al 1710. Se è vero che una nazione è indipendente quando è pronta a governarsi secondo il complesso di regole rappresentato dalla sua Costituzione, allora è chiaro che l’Ucraina abbia posto a tal riguardo una forte coesione in netto contrasto con la tradizione autocratica dell’impero russo.

Nel corso dei secoli l’identità etno-culturale ucraina fu costantemente soffocata dall’impero zarista che ne abolì la lingua, saccheggiò i territori e perseguitò gl’intellettuali. Basti pensare al Rinascimento fucilato, cioè a quella generazione di poeti, artisti e studiosi ucraini che s’oppose al processo di russificazione coercitiva avviato dalla dinastia Romanov, deposta nel 1917. In quell’anno – durante la rivoluzione di febbraio – l’associazione dei progressisti ucraini convocò a Kyiv la Tsentralna Rada, cioè il governo formato dal Consiglio nazionale ucraino. Durò poco, perché l’anno dopo i bolscevichi di Mosca bombardarono per 11 giorni la Capitale, che nel frattempo aveva proclamato il 22 gennaio 1918 l’indipendenza della Repubblica popolare ucraina riaffermando l’autonomia, l’indipendenza e la libertà del suo popolo.

Le milizie guidate dal direttorio di Symon Petliura ripresero per qualche mese Kyiv, che fu poi nuovamente invasa e razziata dai bolscevichi leninisti. Le misure imposte dal regime comunista comportarono la collettivizzazione, ossia la fine della proprietà privata e la dekulakizzazione, cioè l’eliminazione fisica o la deportazione di milioni di piccoli proprietari terrieri ucraini. A ciò seguì l’holodomor, la carestia imposta dal regime di Mosca che comportò il genocidio di 10 milioni d’ucraini.

Dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop fra il regime comunista di Stalin e quello nazista di Hitler, anche la neo-ucraina regione di Lviv subì le repressioni imposte dall’Urss. Furono gli anni in cui il giovane nazionalista ucraino Stepan Bandera cercò di riaffermare l’indipendenza del proprio Paese combattendo sia i nazisti che i comunisti, finendo confinato in un campo di concentramento dai primi e poi ucciso da quest’ultimi. Per tutti gli anni che seguirono la morte di Stalin il potere dei Soviet fu de facto esercitato dal Kgb, di cui Putin fu il figliuol prodigo.

Alla dissoluzione dell’Urss l’Fsb ne ereditò le funzioni, spingendo sul ‘clan Eltsin’ a nominare quest’ultimo affinché si muovesse nella direzione indicata dal delirante disegno imperialista precorso dall’ideologo suprematista russo Alexandr Dugin. La ricostituzione del blocco appena dissolto vide ancora una volta l’Ucraina quale gemma più preziosa della corona. Dopo aver riaffermato la propria indipendenza nel 1991, Kyiv fu derubata da Mosca delle proprie quote nei beni esteri dell’ex Urss e tre anni dopo venne persuasa a spogliarsi del suo deterrente nucleare. Alle ‘guerre del gas’ – mirate a penalizzare duramente l’Ucraina – seguì l’invasione russa del 2014, avviata in seguito alle lotte di piazza che portarono alla fuga di Yanukovich e alla fine del suo regime cleptocratico pilotato da Mosca.

Il resto della Storia lo stiamo scrivendo in Ucraina da 700 giorni e non avrà il finale che i russi inseguono da quattro secoli.

di Giorgio Provinciali

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Ucraina: quattro secoli di soprusi

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2024-01-22 13:05:21

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2024-01-18 09:15:17

2024-01-18 08:15:17

A Putin gli attuali confini della Russia stanno stretti. I suoi unici modelli sono: la Russia degli zar e l'Unione Sovietica di Stalin

«Gli eventi attuali nei Paesi baltici, inclusa l’espulsione di russi dalla Lettonia, incidono sulla sicurezza del nostro Paese». Sono parole del presidente russo Vladimir Putin, pronunciate in un incontro coi rappresentanti dei Comuni. Da giorni la tv russa tambureggia sull’argomento ma, oltre alla cronaca, il refrain è sempre lo stesso: a Putin gli attuali confini della Russia vanno stretti. I suoi modelli son due, accomunati da volontà imperialiste: la Russia degli zar e l’Unione Sovietica di Stalin.

Chiunque oggi, in Occidente, ragioni di una trattativa diplomatica con Putin sulla guerra in Ucraina se non tiene conto di questo è, nella migliore delle ipotesi, un ingenuo. E dato che ripetere aiuta a comprendere, torniamo alle parole di Putin: «Quello che sta succedendo nelle Repubbliche baltiche ci preoccupa: è una questione relativa alla nostra sicurezza nazionale». Perché i russi, in qualunque parte del mondo si trovino, nella visione dello zar sono in Russia. Altro che tavoli e diplomazie.

Di Massimiliano Lenzi

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Vladimir Stalin

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2024-01-18 14:13:25

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