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Ogni giorno senza armi significa più ucraini morti

La velocità degli aiuti occidentali non segue il ritmo della guerra: mentre si aspettano le armi, in Ucraina  si prega che la brutalità russa sia più lenta della burocrazia occidentale.

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Ieri l’artiglieria russa si è scatenata con un bombardamento quasi contemporaneo di tutta la linea del fronte, da Chersòn a Charkìv. L’azione denuncia un certo nervosismo del comando russo che, come un qualsiasi bullo, ricorda all’aggredito dove risiede la sua superiorità. Proprio su questo si concentrano infatti le assidue suppliche di Zelens’kyj. Con orgoglio, il presidente dell’Ucraina ricorda ogni giorno al mondo quanto sangue il suo popolo versi per fermare l’avanzata del regime ruscista di Putin e quanto gli aiuti occidentali siano indispensabili. È iniziata a circolare persino una lista stilata da Mykhailo Podolyak, consigliere dello stesso presidente ucraino, in cui si dicono necessari per la vittoria sugli invasori 1.000 cannoni d’artiglieria di calibro 155 millimetri (quindi standard Nato), 300 Mlrs (i sistemi di veicoli lanciamissili), 500 carri armati, 2.000 mezzi blindati e 1.000 droni.

Si tratta di una lista della spesa impressionante, che supera le disposizioni operative di molti eserciti europei. Basti pensare che le divisioni di artiglieria attive degli Usa superano di poco i 950 pezzi dispiegati. Gli ucraini sparano però almeno 6mila proiettili balistici al giorno e i russi circa 10 volte tanto attingendo alle riserve sovietiche, de facto infinite per questo tipo di equipaggiamento. Il fuoco, in questi casi, si combatte con il fuoco.

 

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Cos’è arrivato finora? Il blog www.oryxspioenkop.com, gestito da Stijn Mitzer and Joost Oliemans, ha cercato di tenerne il conto tra le difficoltà dovute a una certa “annuncite” occidentale e i ragionevoli segreti di guerra. La Polonia, come abbiamo già scritto, è la nazione europea che più scommette sulla vittoria di Kyiv. Dal vicino sono arrivati più di 230 carri armati T-72M e T-72M1(R) corrispondenti a circa 5 brigate corazzate ucraine. Altri T-72M1 sono arrivati invece dalla Bulgaria e dalla Repubblica Ceca, per la formazione di un’altra brigata (più o meno 50 carri). Stati Uniti, Lituania, Portogallo, Australia e Danimarca hanno poi generosamente messo a disposizione 300 blindati M113 e altre centinaia di veicoli più leggeri, utili alle ricognizioni e agli spostamenti.

Riguardo l’artiglieria, gli Stati Uniti hanno inviato 108 pezzi da 155mm mentre altri Paesi Nato hanno donato anche pezzi da 122, 152 e 105 millimetri. Più piccolo è il calibro meno potente è il colpo, ma nel Donbas tutto aiuta la difesa. Lo sanno i difensori asserragliati dentro lo stabilimento Azot di Sjevjerodonec’k, novello Azovstal, che si sono ritrovati distrutti dai colpi russi i ponti per attraversare il Donetto. Ora le artiglierie ucraine sulla riva opposta, disposte nelle vicinanze di Lysyčans’k (dove godono di un’altitudine ben maggiore rispetto a quelle nemiche), sono l’ultimo sbarramento che impedisce alle Z truppen di portare l’assalto finale. Il problema di Kyiv è però ora trasformare questi aiuti in unità operative sul campo quando decine di queste armi promesse devono ancora arrivare.

Intanto, sul fronte, persone come Ievhenia Semenenko muoiono ogni giorno. Questa ragazza di 25 anni, medico militare, è morta mentre cercava di evacuare dei soldati feriti. La sua ambulanza è stata colpita da un razzo russo, annientando l’intero equipaggio. Un razzo che non sarebbe stato sparato se gli ucraini avessero potuto colpire le batterie russe. Mentre si aspettano le armi, in Ucraina si guarda il cielo e si prega che la brutalità russa sia più lenta della burocrazia occidentale.

di Camillo Bosco 

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