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Una scheggia che rappresenta le perdite dell’esercito russo

Il generale “Droopy” Gerasimov constata il fallimento dell’offensiva e le perdite dell’esercito russo ritornando a Mosca con una scheggia nella coscia.

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Nel 1916 quel geniaccio polivalente di Frederick W. Lanchester decise di impiegare le sue conoscenze matematiche per analizzare e predire l’attrito a cui sono sottoposti gli eserciti durante un conflitto. Le stragi della Prima guerra mondiale avevano infatti dimostrato come la guerra moderna si stesse evolvendo in un complesso sistema che non rispondeva più agli andamenti lineari delle antiche battaglie preindustriali. Elaborò così quella che venne chiamata la “Legge quadratica di Lanchester”, stabilendo un rapporto diretto tra le possibilità di un esercito di conservare e rinnovare le sue risorse di uomini e mezzi negli attriti degli scontri così come le sue possibilità di vittoria al culmine dello sforzo bellico.

Tornando al nostro sciagurato 2022, alla luce della matematica di Lanchester le forze di Mosca stanno quindi per entrare in una fase di degradazione irreversibile, di cui su queste pagine scriviamo da tempo. Solo qualche giorno fa infatti ci auguravamo che i siloviki avessero preso tutte le cautele perché il generalissimo Gerasimov, dall’espressione impassibile tanto simile al cane “Droopy” di Tex Avery, potesse perlustrare in sicurezza il fronte di Izjum. E invece nel fine settimana gli ucraini sono riusciti a bombardare persino il centro di comando che stava visitando, massacrando la sua guardia personale di spetsnaz, mandando dalle parti di Brežnev una ventina di suoi colleghi ufficiali (tra cui, ironia della sorte, il generale responsabile delle comunicazioni cifrate) e regalandogli uno shrapnel (scheggia di granata) nella coscia come souvenir dal fronte.

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Perché il Capo di Stato maggiore dell’esercito russo era così tanto vicino alle prime linee? Perché i 30mila fanti russi che sono calati sui 20mila difensori ucraini del fronte di Kramatorsk, nonostante la relativa superiorità di mezzi corazzati e artiglierie, sono riusciti ad avanzare solo per 2-3 km al giorno su ogni saliente e ora i loro sforzi sembrano definitivamente sepolti. Le malconce brigate dei generali Chayko e Zhuravlyov sono state infatti spostate sul fronte orientale senza dare loro il tempo di riposarsi e ricostituire i ranghi, fondendo addirittura assieme le unità che avevano registrato perdite eccessive. Come risultato, ora il sole della primavera ucraina illumina dozzine di corpi e rottami lanciati frettolosamente all’assalto dal generale Dvornikov nel disperato tentativo di ottenere un successo russo prima dell’arrivo degli aiuti militari occidentali, tra cui i centinaia di carri armati che la Polonia ha generosamente donato all’esercito di Zelensky.

Lo stallo dell’operazione “Zitadellina”, come l’abbiamo chiamata in precedenza per rimarcare le similitudini con la già fallita offensiva nazista, potrebbe rappresentare quindi l’acmè appena precedente a un cosiddetto “Collasso di Lanchester”. Il combinato disposto di perdite, basso morale e impossibilità di accesso a nuove truppe e armamenti (a causa soprattutto delle sanzioni internazionali) esporrebbe le linee russe al contrattacco ucraino di quelle famose dieci divisioni, in addestramento nell’Ovest del Paese dei Girasoli, che turbano le notti dei suprematisti russi come Igor Girkin.

Intanto però Kyiv non aspetta semplicemente i fallimenti nemici: a Chersòn e Kharkiv gli invasori perdono costantemente terreno e sul Mar Nero, presso l’isola del Serpente, i droni Bayraktar hanno affondato ben due navi russe classe Raptor. La liberazione dell’isola, già bombardata nei giorni scorsi, potrebbe portare alla riapertura del porto di Odessa e alla ripresa dei traffici commerciali navali ucraini col resto del mondo.

di Camillo Bosco 

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