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Russi e ucraini combattono su un fronte lungo da Milano a Cosenza

Gli abitanti di Novgorodske avevano rinominato la loro città come New York, proprio qualche settimana prima del fatidico 24 febbraio, ma la modifica toponomastica non ha scoraggiato i bombardamenti indiscriminati dei russi.

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Tre persone sono morte a New York per un bombardamento russo. Non si intende qui la metropoli statunitense ma il villaggio omonimo nel Donbass controllato dall’Ucraina, al quale si sta pericolosamente avvicinando la linea del fronte. Gli abitanti di Novgorodske avevano rinominato così la loro città qualche settimana prima del fatidico 24 febbraio ma la modifica toponomastica non ha evidentemente scoraggiato i bombardamenti indiscriminati dei russi. Dagli equipaggiamenti catturati è infatti noto come le artiglierie di Mosca si orientino ancora su mappe sovietiche, le quali non sono sicuramente aggiornate sulle iniziative apotropaiche dei liberi cittadini ucraini.

D’altronde risulta difficile a chiunque avere chiara la dimensione del conflitto che al momento sconvolge uno dei granai del mondo. Bisogna immaginare infatti un fronte di guerra che va da Milano a Cosenza; sono infatti più di 1.000 i chilometri di trincee e fortificazioni, da Chersòn a Kharkiv, in cui i soldati di Zelensky tengono testa agli assalti delle truppe del Cremlino. I contrattacchi più consistenti avvengono sulle punte opposte di questa linea di contatto: se a Chersòn gli ucraini arrivano persino a colpire le antenne della stazione televisiva locale filorussa, a Kharkiv i loro sforzi si concentrano per tagliare l’autostrada all’altezza di Kupiansk e così interrompere il flusso di rinforzi nemici che da Izjum avanzano verso Nova Dmytrivka e Velyka Komyshuvakha.

Proprio a Izjum – dove i buriati responsabili dei massacri di Bucha sono stati già ‘giustiziati’ mentre assaltavano le postazioni ucraine – pare ora essere arrivato il generalissimo Gerasimov, recentemente sostituito dal collega Dvornikov come coordinatore dell’Operazione “Z”. Sembra quindi non essere caduto del tutto in disgrazia se il Cremlino gli ha affidato la gestione di uno dei salienti offensivi più importanti. Va detto che in questa guerra i generali russi al fronte hanno la tendenza a morire piuttosto frequentemente, chissà se stavolta i siloviki avranno preso tutte le precauzioni necessarie per la sua incolumità.

Nelle zone vicine i combattimenti intanto infuriano: nel Nord dell’oblast di Donetsk le forze russe hanno catturato i villaggi di Yatskivka, Zeene Pole, Verlyka Novosilka e Krymky ma ancora si lotta dentro Korovii Iar e le forze ucraine hanno fermato l’avanzata nemica verso le cittadine di Lyman, Yampil, Zelene Pole e Velyka Novosilka. Maryinka e Ocheretyne rimangono invece ancora sotto bombardamenti. Nella zona di Severodonetsk, al centro della sacca con cui i russi vogliono intrappolare le forze d’élite del Comando interforze degli ucraini, questi ultimi tengono ancora Rubizhne, la stessa città di Severodonetsk e quella di Borivs’ke, anche se sotto bombardamenti martellanti. Nell’area di Luhansk è stato inoltre respinto l’attacco russo che da Nyzhnie e Orikhove voleva raggiungere Novotoshkivske: i soldati di Zelensky sono così riusciti a mantenere il pieno controllo di Zolote e la quasi totalità della roccaforte di Popasna.

Ieri nella città di Zaporižžja, al centro di questo fronte a “testa di toro”, un contrattacco ucraino nell’area di Hulyaipole ha infine respinto di 40 chilometri le forze nemiche, indietro verso Mariupol. E nonostante le mitomanie del criminale Putin, proprio nella città divenuta simbolo della Resistenza rimangono ancora migliaia di irriducibili difensori asserragliati nelle viscere di Azovstal. I bombardamenti continui delle bunker buster e delle artiglierie rendono ogni giorno lungo come un anno ma dimostrano al mondo come sia possibile resistere alla tirannia.

 

Di Camillo Bosco

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