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Ucraina, i limitati successi nel Donbass non risolvono la crisi di Mosca

Mentre le armi italiane arrivano agli ucraini, i russi raggiungono temporanei successi nel Donbass, che non devono però illudere: le forze russe sono vicine al collasso.

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«Con le gambe, con il culo, coi miei occhi ciao ciao! // E col pezzo da 155 millimetri, ciao!»: così possiamo completare, da oggi, la hit sanremese della Rappresentante di Lista. Sono infatti arrivate sul fronte ucraino del Donbass le artiglierie pesanti italiane, promesse e consegnate per permettere la difesa dell’aggredito contro l’aggressore. Il loro numero è però stato coperto da segreto forse per eccesso di cautela verso l’ex amico russo, che dopo aver chiamato la carnevalata Covid – con cui provò a ficcanasare nelle basi Nato italiche – “Dalla Russia con amore” non si aspettava certo una lettera di divorzio tanto portentosa.

Questo atto di solidarietà internazionale ci riscatta finalmente dall’onta storica di avere, un tempo, anche noi liberato i nostri peggiori istinti esportando il fascismo in Europa e in Africa, contribuendo ora invece al contenimento dell’avanzata del ruscismo (il nome del fascismo russo). Ma questi invii non sembrano ancora bastare per fermare l’esercito del Cremlino.

Per settimane la Russia ha inscenato attentati in Transnistria, bloccato i porti ucraini sul Mar Nero, bombardato obiettivi civili da Kramators’k a Leopoli, sottoposto al fuoco di mortai i villaggi al confine Nord da Čhernihiv a Sumy e schierato gli ultimi missili Iskander disponibili in Bielorussia (mentre Lukashenka ha ammassato minacciosamente le sue truppe al confine con l’Ucraina), tutto questo per costringere Kyiv a schierare le sue difese sui quattro quinti delle sue frontiere. In questo modo l’offensiva di Mosca negli oblast’ di Luhans’k e Donec’k sta sfruttando l’unico vantaggio disponibile all’esercito siloviko – vessato da cleptomani e truffatori – cioè la preponderante superiorità numerica, ed è facile a oggi prevedere purtroppo la conquista russa di tutto ciò che si trova a Ovest del fiume Donetto e forse anche qualcosa in più.

 

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Questi temporanei successi non devono illudere sullo stato miserabile delle forze armate russe, sempre più vicine al collasso e all’inefficienza bellica a fronte delle colossali perdite che stanno subendo. Sono ripresi persino a morire i generali russi, e in modi ancora più inusuali rispetto a quelli già bislacchi ai quali eravamo ormai abituati: l’ultimo general maggiore, di nome Kanamat Botashev, è morto 65enne volando come mercenario per il gruppo Wagner perché ingolosito dalle aliquote bonus astronomiche che la compagine criminale promette a chi ha lo stomaco di affrontare l’antiaerea ucraina. E se il reclutamento di generali in pensione non può che essere letto come un’ulteriore segnale della ormai cronica carenza di piloti nell’aviazione russa, neanche per le forze di terra le cose vanno tanto meglio, oltre alla già umiliante notizia del dispiegamento dei pezzi da museo T-62s.

Il 105esimo e il 107esimo reggimento della cosiddetta repubblica di Donec’k hanno infatti pubblicato altrettante video-petizioni al loro despota militare Denis Pušilin, in cui chiedono di essere rimandati a casa. Dopo tre mesi di sanguinose battaglie per ‘liberare’ Mariupol preferiscono quindi sfidare le procedure burocratiche russe con un appello pubblico piuttosto che continuare a fare da «carne da cannone». Se dei sudditi arruolati a forza e armati con fucili a colpo singolo sono arrivati sulla soglia dell’ammutinamento, è facile immaginare lo stato del morale nel resto dell’esercito del criminale Putin.

di Camillo Bosco

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