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title: Un soldato russo al telefono con la mamma
description: La storia di un soldato russo poco prima dell’offensiva. Una chiamata alla madre che testimonia ancora una volta la follia dello zar Putin.
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date: 2022-12-02
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/un-soldato-russo-al-telefono-con-la-mamma/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Un soldato russo al telefono con la mamma

![Un soldato russo al telefono con la mamma](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Dolore-1.jpg)

La storia di un soldato russo poco prima dell’offensiva. Una chiamata alla madre che testimonia ancora una volta la follia dello zar Putin.

**«Come vanno le cose?» è la domanda della mamma** all’altro capo del telefono. Da quando Meucci l’inventò, innumerevoli genitori hanno seccato i loro figli chiedendo novità sulla loro vita e ottenendo spesso solo risposte scocciate e vaghe, dacché lo scontro generazionale si combatte da sempre e su ogni fronte. Questa è però una chiamata diversa perché** un evento incombe ora in concreto** – non solo in televisione – **anche sulle famiglie russe: война, *vojnà*, la guerra**.

«Come una merda» risponde infatti suo figlio Vladimir. Del criminale Putin condivide il nome, non certo l’entusiasmo per l’aggressione militare all’Ucraina. «S**ono in prima linea, porca puttana!** Gli *hohol *(“codini”, termine dispregiativo russo per indicare gli ucraini) **ci vengono addosso da tre direzioni con mortai e carri armati**. Sono nella foresta appena dopo la nostra». Le illusioni della madre si infrangono in un attimo: «Perché diavolo sei finito lì? Spiegamelo!». L’ufficiale di reclutamento le aveva assicurato per suo figlio un dispiegamento al confine o al massimo nelle retrovie, ma il problema è che questa promessa – fatta da tutti i reclutatori a tutti i reclutati – cozza con la richiesta di Mosca di fornire più carne da cannone possibile al fronte. La prevalenza del Cremlino, insomma.

«Mi è stato ordinato. Dove sarei dovuto andare?» risponde infatti lui, del tutto rassegnato. «Ieri siamo pure scappati da un carro armato. Cazzo, aveva i visori termici e falciava qualsiasi cosa!». I soldati russi, privi invece di qualsiasi sistema di visione notturna, sono spesso inermi rispetto ai T-64Bm “Bulat” ucraini e alle fiammate delle loro mitragliatrici che illuminano a sprazzi il buio pesto delle notti nella gelida steppa del Paese dei Girasoli. «**Oddio, e per quanto a lungo devi stare lì? Cosa dice il contratto?**» chiede quindi la genitrice, mostrando ancora un po’ di fiducia nelle leggi russe. Vladimir non le nasconde nulla: «Ci si puliscono il culo. **Mi hanno detto che posso ruotare solo dopo 8 mesi, ma che da qui vado via solo senza gambe, senza braccia o come “200” (numero di epoca sovietica assegnato ai soldati morti)**».

A questo punto **la madre ha uno scatto, la voce s’incrina, urla: «Ti vengo a prendere io!**». «I ragazzi dicono che ci sarà un’offensiva *hohol *tra venti minuti, l’hanno sentito alla radio. Come puoi venirmi a prendere?» replica lui, sempre più tetro e duro. Forse è proprio per questo che l’ha chiamata, dato che tra meno di mezz’ora potrebbe essere morto. La mamma allora inizia a piangere e a chiamarlo col nomignolo: «Vovka, perché mi dici questo? Sei il mio unico figlio, l’unico!». Si capisce però che Vladimir è in uno stato psicologico spaventoso e niente lo trattiene dal travolgerla con la descrizione del suo impegno in prima linea: «**Perché scappo dai carri armati da tre giorni, porca miseria! Non facciamo che bere dalle pozzanghere, qui. Tutto è inzuppato. Tutto è distrutto**».

«Andrò all’ufficio reclutamento!» proclama a questo la genitrice per non farsi annientare dal senso d’impotenza, ma suo figlio Vovka è sempre scettico: «Per dirgli cosa? Comunque prova. Io qui non ci voglio stare. **Non sono un guerriero e non mi hanno neanche addestrato per esserlo**. Non so manco a che corpo sono assegnato, ma puoi dir loro che mi trovo a Kreminna. Dai, vado a prepararmi per l’offensiva. Ti richiamerò quando potrò».

**Così vanno le cose tra le file delle *Z truppen***.

 

*di Camillo Bosco*
