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title: Zelens’kyj colpisce le ultime vestigia degli apparati sovietici
description: Mentre la Russia precipita nel baratro morale, l’Ucraina lotta per migliorarsi.
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date: 2022-07-19
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/cronache-di-guerra/zelenskyj-colpisce-le-ultime-vestigia-degli-apparati-sovietici/
categories: [Cronache di guerra]
tags: [Evidenza, guerra]
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# Zelens’kyj colpisce le ultime vestigia degli apparati sovietici

![Zelensky](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Copertina-Bosco-e-Grandi-Cronache-e-Doloresdsd.png)

*Mentre la Russia precipita nel baratro morale, l’Ucraina lotta per migliorarsi. *Nel fine settimana il presidente Zelens’kyj ha rimosso la procuratrice generale Iryna Venediktova e il suo fedelissimo capo dei servizi segreti ucraini, Ivan Bakanov

**Un *regime change***** il Cremlino è riuscito a stimolarlo, in Ucraina.** Non si tratta però dei «nazisti drogati» che vorrebbero allontanarla dall’alveo di Mosca. Nel fine settimana il presidente Zelens’kyj ha rimosso la procuratrice generale Iryna Venediktova e il capo dei servizi segreti ucraini (noti con l’acronimo Sbu) Ivan Bakanov. Quest’ultimo era un suo fedelissimo, messo in quella posizione apicale proprio col titanico compito di riformare la struttura, svecchiandone l’organico e isolando gli elementi infedeli. L’Sbu in Ucraina è però un carrozzone notevole con quasi 30mila dipendenti diretti e svolge sia ruoli di sorveglianza sia compiti ricoperti in Italia dalla Guardia di Finanza, quali la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. Si tratta, con tutta evidenza, di uno degli apparati più corrotti dell’intero Paese e tra le vestigia più resilienti della mentalità e del *modus operandi *sovietici (accumulo di informazioni a fini estorsivi) rimasti a Kyiv.

**In guerra non è mai consigliato andare incontro a sconvolgimenti radicali in un tessuto sociale già molto provato, tanto più in un settore così delicato dell’apparato pubblico, dunque è chiaro come la misura fosse ormai colma.** Le Procure e le agenzie dello Sbu pare infatti siano di gran lunga il più grande serbatoio di collaborazionisti per gli occupanti russi: un problema non da poco per i resistenti. Nonostante la strategia di integrazione dei territori occupati non sia ben pianificata né omogenea – un po’ come ogni cosa nell’operazione Z – proprio fra quelle file il Cremlino trova i pochi ucraini disponibili a spianare la strada al progetto della *novoróssija*. In un contesto di totale digiuno riguardo la cultura e persino la geografia ucraina da parte degli apparati dei *siloviki*, tali elementi diventano preziosissimi strumenti di controllo e repressione.

**I due dimissionati non pagano quindi una loro diretta infedeltà, quanto piuttosto la grave colpa di non essersi mossi con decisione per depurare i loro quadri da opportunisti e filorussi.** Queste mancanze hanno portato a eventi gravissimi come la rimozione – decisa proprio dalla Sbu prima dell’*escalation* di febbraio – dei campi minati già disposti tra la Crimea e il Sud dell’Ucraina. Sommata al tradimento dei quadri dei Servizi segreti nella città di Chersòn (dove non hanno attivato i reparti di difesa territoriale), la mancanza di tali ostacoli ha portato al dilagare delle *Z* *truppen *su quasi tutta la costa del Mar Nero di pertinenza ucraina, consegnando Marienpol all’assedio sanguinoso che l’ha rasa al suolo. Il recente arresto di Oleh Kulinich, ex capo dell’Sbu in Crimea, dipenderebbe proprio da questo.

**Che la decisione di Zelens’kyj sia stata coraggiosa od ormai irrimandabile, è comunque un passo nella giusta direzione.** In Russia, invece, l’orrore e il grottesco si inseguono in una gara verso l’abisso. La televisione di Stato “Russia 1” ha trasmesso nei giorni scorsi un servizio in cui il padre di un soldato caduto «combattendo il fascismo» ha comprato una «bella auto nuova» con quello che i moscoviti chiamano «l’obolo del feretro», cioè la somma che lo Stato riconosce alle famiglie che perdono un membro in guerra. Un giovane russo in meno, una bianca Lada in più sulle strade; e così avanti fino al disastro finale.

Di Camillo Bosco
