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title: "Da Mosca: invalidi di guerra tramutati in fantasmi"
description: "Secondo \"Vertska\" nel 2023 si è registrato uno dei tassi più alti di invalidi di guerra ma di loro si è persa ogni traccia."
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date: 2024-04-10
modified: 2024-04-11
author: Yurii Colombo
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categories: [Esteri]
tags: [guerra, russia, storia]
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# Da Mosca: invalidi di guerra tramutati in fantasmi

![invalidi guerra russi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/invalidi-guerra-russi.png)

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2024-04-02 12:00:00

2024-04-02 10:00:00

Chi si è schierato da subito con Putin senza se e senza ma è stato il capo della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Kirill, definendo l'invasione in Ucraina una "guerra santa"

Passato il voto, gabbato il popolo. A pochi giorni dalla sua vittoria nelle elezioni presidenziali in Russia, il presidente Vladimir Putin ha firmato un nuovo decreto per l’arruolamento obbligatorio nelle Forze armate per il periodo da aprile a luglio. Il provvedimento, stando a quanto riportato dall’agenzia “Tass”, riguarda tutti i cittadini del Paese in età compresa fra i 18 e i 30 anni che non sono nella riserva e che sono soggetti alla leva militare. L’agenzia di stampa russa ha calcolato in circa 147mila coscritti il numero dei nuovi soldati che saranno arruolati entro l’estate (e non oltre) e che con ogni probabilità finiranno a fare la guerra in Ucraina. Se si considera che nell’autunno scorso per il servizio militare erano stati arruolati per un anno in circa 130mila, si comprende in maniera numerica come Putin non abbia nessuna intenzione di far mancare le forze sul fronte in Ucraina. Quanto il continuare ad arruolare giovani per fare la guerra (e quindi anche per andare a morire) possa durare in Russia senza che l’opinione pubblica cominci a lamentare la perdita della meglio gioventù della nazione, è difficile dirlo rispetto a un Paese autocratico gestito con durezza da Putin. Una cosa è però evidente: questo continuo arruolare non potrà durare all’infinito senza scalfire l’immagine a cui Putin tiene forse di più, quella di grande padre della patria russa che vuol tornare ai fasti del suo passato imperiale per il bene del suo popolo. E a proposito di fasti e di propaganda rispetto alla guerra mossa dalla Russia all’Ucraina, chi si è schierato da subito con Putin senza se e senza ma è stato il capo della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Kirill. Sin dall’inizio ha sostenuto l’azione di Putin con toni nazionalistici, argomentando di una guerra giusta contro l’Occidente globalista. Ebbene, in questi giorni Kirill si è spinto ancora oltre nella sua difesa del conflitto di Putin, definendolo una «guerra santa» esistenziale e di civiltà. In sostanza Kirill resta coerente con le sue posizioni precedenti, ma nella forma linguistica e retorica impiegata per sostenerle ha valicato un altro confine definendo guerra (con tanto di aggettivo santa) quella che sinora le autorità politiche e lo stesso Putin avevano sempre descritto come un’operazione militare speciale. Trattasi probabilmente della fine di una ipocrisia linguistica ma anche di una sveglia a quanti in Occidente ancora premono per trattare con Putin a prescindere, come se si potesse trattare con chi inneggia alla guerra santa.

Leggendo il documento dal titolo “Il presente e il futuro del mondo russo”, approvato dal Sinodo ortodosso russo il 27 marzo scorso, non c’è nulla che inviti a un cauto ottimismo diplomatico. Anzi. Lo stesso Kirill sostiene che la guerra in Ucraina è una guerra santa perché Mosca difende la «Santa Russia» e il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente «caduto nel satanismo». Di Massimiliano Lenzi

La guerra santa di Putin (e Kirill)

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2024-04-02 17:42:27

2024-04-02 15:42:27

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2024-04-01 13:01:48

2024-04-01 11:01:48

L’FSB sta proseguendo la sua campagna per eliminare i russi accusati di essere passati con il “nemico occidentale”, come Maxim Kuzminov?

Mosca - L’FSB (il servizio segreto russo) sta proseguendo la sua campagna per eliminare i russi accusati di essere passati con il “nemico occidentale”? Più che un’ipotesi questa è già una realtà accertata dopo le rivelazioni di ieri del “New York Times” sui dettagli dell’omicidio del ventinovenne disertore russo Maxim Kuzminov, rivelazioni ampiamente riprese anche dalla stampa russa che non nasconde un certo malcelato piacere nel rilanciare tra i suoi lettori i particolari dell’agguato mortale.

Maxim Kuzminov, era un pilota che aveva consegnato un elicottero e documenti segreti all'Ucraina subito dopo l’inizio della guerra nel 2022 e poi era stato ritrovato morto il 20 febbraio scorso non lontano da Alicante, nella località balneare di Villajoyosa.

Il Cremlino, in un certo senso si era assunto sin da subito la paternità dell’omicidio. Con lo stile che gli è ormai noto l’ex Presidente russo e Vice Presidente per la Sicurezza, Dmitry Medvedev aveva definito in una conferenza stampa l’aviatore assassinato: «un cane, morto come un cane»

Secondo il quotidiano americano, gli assassini non solo gli hanno sparato sei volte in un parcheggio nel sud della Spagna, ma sono passati poi più volte sul corpo dell’uomo con una macchina fino a renderlo quasi irriconoscibile.

“Gli uomini che hanno ucciso Maxim Kuzminov volevano mandare un messaggio. Secondo gli investigatori, hanno anche lasciato un importante indizio sulla loro identità: bossoli di proiettili Makarov da 9 millimetri, proiettili standard usati ancora oggi nei Paesi dell'ex blocco comunista” hanno sostenuto gli inquirenti.

"Era un messaggio chiaro", ha detto un alto funzionario della Guardia Civil, la forza di polizia spagnola che supervisiona le indagini sull'omicidio: "Ti troverò, ti ucciderò, ti investirò e ti umilierò".

Andrej Soldatov, un giornalista che vive da anni all’estero dopo aver firmato dei bestseller sulle attività illegali dei Servizi russi (molto venduti anche nelle librerie di Mosca tra il 2015 e il 2020), ha gentilmente commentato brevemente per “La Ragione” queste ultime notizie: “I servizi segreti russi sono sul piede di guerra e hanno iniziato a operare a un livello di aggressività in patria e all'estero che ricorda l'epoca staliniana. Non si tratta più di spionaggio tradizionale ma di operazioni, che possono includere anche assassinii".

Tuttavia secondo i detectives spagnoli Kuzminov aveva condotto nel Paese "una vita indiscreta" facendo di tutto per essere rintracciato dai suoi sicari. Frequentava i bar più in vista dalla clientela russa e ucraina della zona, spendendo a piene mani il denaro ricevuto dallo Stato ucraino. Girava per Villajoyosa con una Mercedes Classe S nera.

Secondo un dettaglio inedito fondamentale pubblicato dall’agenzia di stampa moscovita “Ria Novosti” l’aviatore aveva commesso un errore imperdonabile: aveva contattato una sua ex fidanzata, ancora in Russia, invitandola a raggiungerlo in Spagna. Potrebbe essere stato attraverso la ragazza che l’FSB si sarebbe messo definitivamente sulle tracce del disertore.

Alti funzionari della Guardia Civil, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno detto che l'omicidio ha le caratteristiche di attacchi simili legati al Cremlino, tra cui l'assassinio di un ex comandante dei ribelli ceceni a Berlino nel 2019 e l'avvelenamento dell'ex agente dell'intelligence militare russa Sergey Skripal a Salisbury, in Inghilterra, nel 2018 poco prima dell’inizio dei Mondiali di calcio a Mosca.

“I due assassini incappucciati – scrive il “New York Times” - che sono apparsi nei filmati delle telecamere di sorveglianza del parcheggio del complesso residenziale di Kuzminov erano chiaramente dei professionisti che hanno portato a termine la loro missione e sono scomparsi rapidamente, hanno detto i funzionari di polizia.

Dall’avvelenamento di Alexander Livtinenko nel 2006 ad oggi l’Unione Europea sembra non aver preso troppo sul serio uno degli aspetti che segnò anche la prima Prima Guerra Fredda (1945-1989) tra URSS e Occidente: la presenza di una vasta rete di agenti pronti a colpire non solo attraverso i troll e le fake ma più classicamente con armi convenzionali e chimiche all’estero.

di Yuri Colombo

“Ti troverò, ti ucciderò”

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2024-04-02 08:56:30

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2024-03-24 18:54:56

2024-03-24 17:54:56

La famiglia di Nikolai Figurin è stata distrutta nel massacro di Crocus: al concerto per una serata piacevole trasformatasi in un inferno di proiettili

Nikolai Figurin è un russo che nell’attentato al palazzo comunale dei convegni di Crocus, sobborgo a Nord-Ovest di Mosca, ha perso la sua famiglia. I terroristi islamisti affiliati all’Iskp-Eo (la divisione per le Operazioni estere dello Stato islamico della provincia del Khorasan) hanno infatti ucciso suo fratello Igor e la cognata Anna.

Secondo quanto ha raccontato alla giornalista Liliya Yapparova di Meduza – una testata russa dichiarata agente straniero e indesiderato dal regime del Cremlino –  Anna e Igor si erano recati a Crocus con la figlia sedicenne Zlata perché i parenti di Anna erano giunti da Orenburg in visita. Il concerto dei “Piknik” era sembrato loro un buon modo per spendere il venerdì sera a Mosca.

Quando un commando di quattro suprematisti islamici si è presentato lì qualche minuto dopo le 20, la serata si è invece trasformata in un inferno di fuoco e proiettili. Un massacro a cui le forze di sicurezza russe hanno reagito con ben un’ora di ritardo, giacché sono abituate da tempo a reprimere soltanto manifestanti disarmati mentre ogni soldo per gli addestramenti è speso al fronte ucraino. Se i corpi di Igor e Anna sono stati identificati e i parenti venuti dall’Oriente russo si sono salvati, il destino della giovane Zlata è ancora un mistero. Lo zio Nikolai oscilla tra fatalismo e realismo, già rassegnato al fatto che non la rivedrà viva.

«Era una ragazza brillante» ricorda «lodata da tutti. Quando sono ritornato dal mio servizio volontario nella Operazione militare speciale (come i russi chiamano la guerra che hanno scatenato contro l’Ucraina, ndr.) mi ha detto che sarebbe diventata una dottoressa per curarmi». D’altronde anche gli invasori hanno dei nipoti e se li pungi sanguinano, parafrasando Shylock. «Dopo l’Operazione lo Stato non ha risolto i miei problemi, seri come quelli di tanti altri veterani. Per questo Zlata voleva aiutarmi».

Il dettaglio della partenza come volontario per la guerra non deve far pensare che i Figurin siano dei russi eccezionali, o quant’altro. La famiglia era originaria di Pokrov, 80 chilometri a Est della Capitale russa. Suo fratello Igor era riuscito a farsi trasferire a Mosca sgobbando più dei suoi colleghi, tanto che l’azienda aveva fornito un appartamento per la sua famiglia in modo che non dovesse più fare il pendolare. Marito laborioso, moglie affettuosa, figlia brillante, fratello volontario in guerra: un focolare domestico esemplare per la propaganda di Vladimir Putin, e inevitabilmente vittima di questo stesso sistema. Fino a venerdì il problema più grosso erano gli acciacchi di reduce di Nikolai, ma adesso un intero nucleo familiare è stato annientato.

Perché a forza di concentrarsi su nemici immaginari, si ignorano quelli veri. Nonostante le tensioni della Russia con l’Occidente, per l’Iskp siamo infatti tutti dei “crociati” da abbattere indistintamente. Tuttavia l'avviso degli Stati Uniti di un possibile attentato era stato definito da Putin stesso un «tentativo di seminare panico», preso come un modo per distrarre i russi dalla guerra. Invece lo Stato Islamico ha Mosca nel mirino sin da quando gli Usa hanno abbandonato l’Afghanistan: nonostante le sconfitte sul campo, il gruppo ultraradicale è una spina nel fianco per i talebani al governo e raccoglie molti membri tra i musulmani tagiki. L’Iskp sogna di far ritirare l’esercito russo dalla Siria e persino dai territori russi a maggioranza musulmani (Cecenia e Daghestan nel Caucaso, ma anche Tatarstan e Baschiria), e questo è bastato a innescare il massacro di Crocus. 

«Noi, intendo la Russia, abbiamo perso. Stiamo lottando contro il calo delle nascite, per ricostruire le nostre famiglie e poi accade questo. Vorrei che Dio avesse preso me e non la famiglia di mio fratello» è la considerazione finale di Figurin. Incapace di provare la stessa compassione per gli ucraini, adesso però comprende bene il terrore che una guerra non dichiarata può scatenare su un popolo.

di Camillo Bosco

La famiglia Figurin distrutta nel massacro di Crocus

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2024-03-25 08:26:40

2024-03-25 07:26:40

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