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title: "Dal caso Diddy può nascere un nuovo #MeToo"
description: "La vicenda che vede protagonista Diddy il “The New York Times” l’ha ribattezzata «il #MeToo dell’industria musicale»"
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date: 2024-09-27
modified: 2024-09-28
author: Valentino Maimone
url: https://laragione.eu/esteri/dal-caso-diddy-puo-nascere-un-nuovo-metoo/
categories: [Esteri]
tags: [cronaca, esteri, spettacoli]
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# Dal caso Diddy può nascere un nuovo #MeToo

![Diddy](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito-1562-1024x639.jpg)

Non dev’essere una storia qualsiasi, quella che vede protagonista Diddy (e prima ancora Puff Daddy) se il “The New York Times” l’ha ribattezzata «il #MeToo dell’industria musicale»

Hanno arrestato un *rapper *negli Stati Uniti. Sai che notizia, la categoria ne fa un motivo di vanto da quando esiste. Sì, ma è uno dei più famosi del mondo. Mica è il primo, la lista è lunga. Lo accusano di essere alla testa di un’organizzazione criminale specializzata in *racket* e tratta di esseri umani, di favoreggiamento della prostituzione e traffico sessuale. Sarà, ma che t’aspetti da gente abituata a risolvere le questioni a colpi di pistola? Guarda che per i salotti (e i letti) di questo signore sono passati Jennifer Lopez e Leonardo DiCaprio, Justin Bieber e Paris Hilton, Ashton Kutcher e Khloé Kardashian. Alt: questo cambia tutto.

Non dev’essere una storia qualsiasi, quella che vede protagonista Sean Combs – in arte Diddy (e prima ancora Puff Daddy) – se il “The New York Times” l’ha ribattezzata «il #MeToo dell’industria musicale». In un primo momento poteva sembrarlo, considerato che Combs – 55 anni da compiere a breve, cantante, produttore, attore e *superstar* del panorama *rap *planetario – non è nuovo a inciampi giudiziari. Quando nel novembre scorso era stato denunciato per stupro e ripetute violenze fisiche da una sua ex fidanzata, la questione sembrava essersi sgonfiata già il giorno dopo: lui patteggiò (e molto probabilmente si accordò con la controparte a suon di milioni di dollari). Il fatto è che nei mesi successivi erano saltate fuori altre tre accuse di stupro da altrettante donne e una per violenza sessuale da un suo collaboratore, che ha sostenuto di essere stato drogato per poi risvegliarsi nudo, stordito e a letto con due prostitute più lo stesso Combs.

Mentre qui in Europa la vicenda veniva catalogata dai *media* alla voce “niente di che”, gli investigatori americani continuavano a scavare. Scoprendo in casa del *rapper* audio e video un po’ così (prostitute, droga, situazioni imbarazzanti) e materiale equivoco (per esempio quantità industriali di olio per bambini e lubrificanti). È finita con Diddy in manette prima e in gattabuia poi, in attesa di un processo in cui rischia fra i 15 anni di reclusione e l’ergastolo.

Ma quindi dove sarebbero le analogie col #MeToo? Così come nella vicenda che ha travolto il produttore cinematografico Harvey Weinstein, per esempio, anche qui le prime denunce hanno aperto la strada a nuove segnalazioni da parte di presunte vittime di Diddy. E soprattutto: così come accaduto con Weinstein e il dorato universo di Hollywood, anche Combs rischia di trascinare con sé un bel numero di *celebrities* che – per un motivo e per l’altro – lo hanno a lungo frequentato, attirate dai leggendari *white party* organizzati dal *rapper*(*dress code* imprescindibile: solo bianco). Erano festini che – stando a chi c’era e adesso ha deciso di raccontarli – avevano più livelli di riservatezza (c’erano *pass* diversi a seconda dell’importanza dell’ospite), duravano giorni e in cui le prostitute assoldate per allietare i presenti non potevano neanche mangiare, al massimo essere idratate a colpi di soluzioni fisiologiche via flebo.

Visto quel che sta venendo a galla – in Rete circolano vari video, alcuni disgustosi, come quello in cui Diddy si accanisce nel corridoio di un albergo contro una fidanzata – sembra che uno stuolo di *star* si sia precipitato a cancellare dai propri profili *social* ogni foto scattata in compagnia o in casa di Combs. Nessuno vuole anche solo essere sfiorato da sospetti come quello (non ancora confermato) secondo cui fra Diddy e un giovanissimo Justin Bieber ci sia stato qualcosa di più di un normale rapporto fra mentore e pupillo minorenne. Soltanto voci, per ora. Al massimo un video in cui, durante una festa organizzata per il 16esimo compleanno del cantante di “Baby” (12 milioni di copie vendute), il *rapper* promette di regalargli una Lamborghini e di procurargli qualche ragazza per farlo ‘divertire’.

di *Valentino Maimone*
