---
title: Difendere il molo degli aiuti a Gaza
description: "Washington ha costruito un attracco nella acque ad ovest di Gaza per l'arrivo del cibo e convincono Israele a non eccedere"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1-9.jpg
date: 2024-05-24
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/difendere-il-molo-degli-aiuti-a-gaza/
categories: [Esteri]
tags: [israele]
---

# Difendere il molo degli aiuti a Gaza

![Difendere il molo degli aiuti a Gaza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1-9.jpg)

Washington ha costruito un attracco nella acque ad ovest di Gaza per l'arrivo del cibo e convincono Israele a non eccedere

**Un suono noto a chi lavora con le armi è *brrrt*:** peculiare effetto sonoro ottenuto da una mitragliatrice a canne rotanti M61 Vulcan che può sparare fino a 6mila proiettili al minuto. Per bilanciare l’incredibile calore prodotto da questa cadenza di fuoco, l’arma è infatti studiata per sincronizzare ogni colpo con una diversa canna che si allinea al millesimo di secondo grazie a un movimento circolare continuo.

**Di recente qualcosa ha fatto *brrrt* a Gaza**: si è trattato della Vulcan posta a difesa del pontile costruito dai genieri dell’esercito degli Stati Uniti. Una struttura necessaria per far affluire gli aiuti umanitari ai civili, visto che **gli estremisti israeliani hanno iniziato persino ad attaccare i camion sospettati di trasportare cibo per i palestinesi**.

Washington ha ovviato al problema **costruendo un attracco nelle acque a Ovest della città di Gaza**, ma mercoledì scorso la Vulcan si è attivata per colpire quello che molto probabilmente era un drone di Hamas. Che il cibo per i civili palestinesi debba essere difeso dai coloni estremisti dentro Israele e dai terroristi di Hamas dentro Gaza è un paradosso inquietante, ma non sorprendente nel quadro di conflittualità perpetua che affligge quest’area.

**Oltre ad assicurare aiuti umanitari gli Stati Uniti stanno tenendo a freno anche i piani di Gerusalemme su Rafah**, dove si è sviluppata un’offensiva molto più ridotta rispetto alle intenzioni iniziali. Soltanto adesso la 162esima Divisione è arrivata a schierare nell’area meridionale della Striscia cinque brigate, che combattono strada per strada contro i battaglioni di Hamas. Lungo il confine con l’Egitto è la Brigata corazzata “I’kvot ha-Barzel” (Cingoli d’acciaio) ad aprire la strada per la creazione del Corridoio Filadelfi, l’area di sicurezza che dovrebbe chiudere il confine Sud. Inquadrati in questa unità, i carri armati Merkava del Battaglione corazzato “Ha-Bok’im” (Sfondamento) fanno da schermo ai soldati dei battaglioni di fanteria meccanizzata “Shaked” (Mandorla) e “Granit” (Granito). Dietro di loro, i genieri del Battaglione “Asaf” si occupano invece della bonifica del terreno mentre i corpi speciali della “Shayetet 13” forniscono supporto nelle operazioni più delicate.

**Più a Nord sono invece i soldati della brigata Givati appoggiati dai Merkava del battaglione “Eshet” ad avanzare verso l’arteria stradale di Al’Orouba**. Nelle retrovie, i *commando* della 89esima Brigata si occupano invece di garantire l’assenza di miliziani nelle aree accerchiate. La Brigata di riservisti “Negev” è stata infine incaricata della custodia del passo di Rafah, anticipando l’arrivo della Brigata “Nahal” dalla parte settentrionale della Striscia.

Nonostante sembri uno schieramento molto vasto, **i piani originali del governo Netanyahu prevedevano il doppio delle forze ed è qui che l’influenza di Washington si è dimostrata fondamentale**. Specialmente dopo la richiesta di mandato di arresto avanzata dal procuratore capo della Corte penale internazionale per i vertici sia di Hamas che di Israele, è necessario più che mai che il diritto di un popolo all’autodifesa venga esercitato nei limiti della legge e del buon senso.

*di Camillo Bosco*
