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title: Diplomazia al di là delle apparenze
description: Stati Uniti e Cina. Nel giro di pochi giorni Biden ha segnato due colpi da maestro, due risultati diversi ma entrambi importanti.
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date: 2021-11-17
author: Giuseppe Sacco
url: https://laragione.eu/esteri/diplomazia-al-di-la-delle-apparenze/
categories: [Esteri]
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# Diplomazia al di là delle apparenze

![Diplomazia al di là delle apparenze](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Cina-Stati-Uniti.png)

Sleepy Joe si è svegliato di colpo. Nel giro di pochi giorni Biden ha segnato due colpi da maestro con risultati diversi – uno diplomatico, l’altro parlamentare – ma entrambi importanti: uno con la Cina, l'altro per il rilancio dell'economia USA.

Nel giro di pochi giorni **Biden** ha segnato **due colpi da maestro**, due risultati diversi – uno diplomatico, l’altro parlamentare – ma entrambi importanti: l’accordo puramente bilaterale per una seria cooperazione sino-americana sull’ambiente e l’approvazione al Senato del piano di rilancio dell’economista degli States. Sono **due colpi che potrebbero rilanciare la sua immagine, contro quella di ‘sleepy Joe’**, intenzionalmente diffusa da un’opposizione non rassegnata alla sconfitta elettorale e darwinisticamente propensa all’idea che **l’America non sia un Paese per vecchi**.

Entrambi questi successi offrono prospettive di politiche fra loro strettamente interconnesse e molto allettanti. Ma entrambi implicano anche politiche di complessa realizzazione. **L’accordo Usa-Cina** (detto di **Glasgow** perché annunciato a sorpresa dai due ‘grandi’ a conclusione e in chiara contrapposizione al multilaterale e inconcludente **Cop26**) prevede «responsabilità comuni ma differenziate» che «prendano in considerazione le capacità rispettive e le condizioni nazionali per un’azione rafforzata» da realizzare immediatamente, in questo decennio, specificamente in due campi: **la riduzione delle emissioni di metano e quelle di CO2**.

Per quanto riguarda **Washington**, è possibile che questo secondo obiettivo venga in parte ottenuto tramite una **riduzione del consumo di carbone**. Ma per **ridurre le emissioni di CO2** sarebbe necessario abbattere anche **il consumo di petrolio**. E a questo fine diventa necessario un coordinamento con la forte iniezione di **spesa pubblica** prevista dal **piano appena approvato dal Senato**. Si tratta di una **spesa colossale**, anche su scala americana, e che dovrebbe determinare una fase di espansione, trainata dal **potenziamento delle infrastrutture**.

Una fase di progresso, tuttavia, che rischia di essere più quantitativo che qualitativo, più economico che ambientale. E in cui le ‘caratteristiche americane’ rischiano di essere prevalenti, soprattutto a causa delle ‘condizioni nazionali’ Usa per quel che riguarda l’insediamento della popolazione sul territorio. Agli **europei** potrà sembrare sorprendente, ma negli **Stati Uniti** esistono oggi oltre 86 milioni di fabbricati di due piani o meno – in schiacciante maggioranza residenze monofamiliari – e solo 5 milioni da tre piani in su, soprattutto uffici. Ne consegue una **intensità abitativa molto bassa**, che rende antieconomici i trasporti pubblici e del tutto logica la preferenza per l’automobile. La migliore scelta per l’americano medio, che vive nei **suburbs**, è oggi quella di fare cento o più miglia al giorno di commuting per recarsi al lavoro.

Qualche miglioramento si potrà forse ottenere a livello interurbano – sull’**asse Boston-NY-Washington** e in minor misura in **California** – ma nel complesso gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto finiranno inevitabilmente per seguire lo schema tipico dell’America: quello dei grandi spazi a bassa intensità di occupazione, che è radicalmente opposto alla logica della preservazione ambientale e del risparmio energetico.

**La lotta alle emissioni di anidride carbonica spetterebbe quindi principalmente a Pechino**, che ha sinora fatto un enorme uso del carbone e prevede di abbatterlo nel **2026-30**. A **Washington**, al contempo, andrebbe la **lotta contro le emissioni di metano**. Vale a dire l’offerta ai palati americani non più di hamburger e bistecche cariche di ormoni femminili, oggi usati per far ingrassare i bovini, ma nuovi prodotti proteici ottenuti grazie alla ricerca biologica che consente ormai di eliminare gli elementi anti-nutritivi presenti in molti vegetali.

**La diplomazia ambientalista di Biden** tende insomma – se non sarà ostacolata da interessi che puntano invece a uno scontro anche militare con **Pechino** – a una divisione dei ruoli fondata sulle diversità naturali e socio-economiche **tra le due maggiori potenze del mondo attuale**. **Una diplomazia fondata sulla complementarietà**, ben più realistica e adatta alla gravità della situazione presente di tutta la retorica, la demagogia giovanilistica e il buonismo ipocrita che i **media** ci hanno servito nelle ultime due settimane in maniera spesso intollerabile.

 

di *Giuseppe Sacco*
