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title: "Disastro Biden: i democratici pensano al “golpe”"
description: Il day after il disastro di Joe Biden al duello tv contro Donald Trump commentato da Federico Petroni di Fiamme americane di Limes
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date: 2024-06-29
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/esteri/disastro-biden-democratici-pensano-al-golpe/
categories: [Esteri]
tags: [biden, esteri, interviste, usa]
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# Disastro Biden: i democratici pensano al “golpe”

![Disastro Biden: i democratici pensano al “golpe”](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/interviste-DEF-2.jpg)

Il day after il disastro di Joe Biden nel duello tv contro Donald Trump commentato da Federico Petroni di Fiamme americane, Osservatorio sugli Usa di Limes

**Il *day after* del primo duello tv tra i candidati alla presidenza parla chiaro**. Per i media americani la performance di **Joe Biden è stata semplicemente un “disastro”, un “inferno” e in casa democratica regna l’apprensione**, tanto che il “piano B” sembra non essere più un’opzione, ma quasi d’obbligo: cambiare candidato, prima o in occasione della convention democratica, in programma a fine agosto a Chicago. 

«**Se già c’erano fortissimi dubbi prima del confronto tv, dopo appena dieci minuti Biden li ha confermati tutti**, tanto che ora è partita la campagna per convincerlo a rinunciare alla corsa per un mandato bis», commenta** Federico Petroni, analista esperto di Stati Uniti e curatore di *Fiamme americane*, Osservatorio sugli Usa di *Limes***. 

Le strade possibili sono diverse: **c’è la possibilità di una *open convention*,** ossia che la riunione dei delegati democratici “diventi occasione per proporre un nuovo candidato – spiega Petroni – **Un altro scenario è un “golpe” contro Biden: non è da escludere, anche se meno probabile in quanto opzione estrema**. Significa che alla convention i delegati, che non sono obbligati a votare Biden, possano ribellarsi alla sua candidatura bocciandola. **Oppure potrebbe essere rimosso forzatamente dal ticket democratico**. Anche questa è una scelta estrema, che potrebbe anche solo essere minacciata per convincerlo a lasciare. È un’**opzione prevista dal *Democratic National Committee*, in caso di morte, per dimissioni volontarie o perché il candidato è incapacitato**. Era già accaduto di valutare se percorrere questa strada nel 2016 con Hillary Clinton, a causa dell’email-gate, anche se poi non la si percorse perché l’appuntamento elettorale era troppo ravvicinato». 

«**Un ultimo scenario, meno probabile, sarebbe sostituire la vicepresidente, cioè Kamala Harris**. Può servire nel momento in cui, pur in presenza di un leader fragile e debole, si accarezza l’idea che questo possa farsi da parte una volta eletto e durante il suo mandato, lasciando la presidente a un vice forte, energico, giovane e che piace, caratteristiche che però Harris non ha. **Il suo tasso di approvazione è basso come quello di Biden**. Inoltre si è ritagliata un ruolo importante all’interno del partito democratico, per cui chiederle di lasciare il ticket sarebbe per lei un’umiliazione ancora più grande rispetto a quella di Biden stesso», spiega Petroni.

**L’interrogativo resta chi potrebbe sostituire un Biden troppo appannato**. «**Michel Obama ha dalla sua una grande popolarità, ma finora ha dichiarato di non volersi candidare**. Si fanno i nomi di alcuni Governatori democratici di stati come la Pennsylvania con **Josh Shapiro**. Alcuni potrebbero avere ottime chance, ma non sono sufficientemente noti. **L’unico a essere più conosciuto è il californiano Gavin Newsom**, ma il suo modello è considerato troppo avanguardistico con conseguenze come una forte crisi degli alloggi e un costo della vita eccessivo. Non sono sicuro che sarebbe una buona scelta per il partito democratico, anche se al momento sembra non ce ne siano altre».

**Biden, intanto, resiste«soprattutto per un forte orgoglio personale, non perché il partito sia coeso al suo fianc**o. Finora lo si è appoggiato anche perché storicamente chi sfida il Presidente in carica perde quasi sicuramente: è accaduto con Bush senior, ma anche con Lindon Johnson. La paura di rovinare le chance elettorali dei democratici per ora ha spinto a sostenere Biden nel *rematch* contro Trump, ma adesso questa convinzione sta venendo meno», spiega ancora Petroni, nonostante lo stesso Trump non abbia brillato.

*di Eleonora Lorusso*
