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title: "Dopo Azovstal: quale via per le trattative?"
description: Mentre i soldati ucraini lasciano Azovstal, in Russia cresce il malcontento. Ora serve cercare vie per trattare
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date: 2022-05-19
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/dopo-azvostal-quale-via-per-le-trattative/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, guerra, Ucraina]
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# Dopo Azovstal: quale via per le trattative?

![Azvostal](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/05/Evidenza-sito-27.png)

Mentre i soldati ucraini lasciano Azovstal, in Russia cresce il malcontento per la gestione della guerra. Ora serve cercare vie per trattare e una chiave potrebbe essere il gas.

**Azovstal**, il gigantesco complesso siderurgico di **Mariupol** teatro della più lunga e terrificante battaglia della guerra scatenata da **Putin in Ucraina**, da settimane non era più solo un luogo di resistenza e sofferenze indicibili. **Si era trasformata in un’angosciante guerra propagandistica a sé stante**. Un simbolo sfuggito al controllo di tutti, ai russi che volevano farne la spietata fotografia della resistenza ucraina schiacciata e umiliata e a** Kiev**, decisa a resistere fino all’ultimo uomo per mantenere una lancia conficcata nel petto dell’armata di** Putin**. Lui stesso, **dopo aver concesso l’evacuazione dei civili che avevano trovato rifugio nei sotterranei dell’acciaieria e dei soldati feriti**, si era affrettato a intimare ai suoi di «non far volare una mosca» da **Azovstal**. Parole di ghiaccio (o dure come l’acciaio, considerato il luogo), in cui si ordinava – e non tra le righe – **di eliminare chiunque non fosse uscito subito**.

Da 48 ore, invece, **vediamo emergere da quell’inferno gli ultimi civili**, militari feriti, ma anche soldati ancora perfettamente in grado di reggere un fucile. **Assistiamo alla resa di una cittadella** – di un simbolo importante quanto si voglia – che non potrà comunque decidere le sorti del conflitto. **Cessate il fuoco e via all’evacuazione che possono essere solo il frutto di una mediazione**, di una trattativa fra i comandanti sul campo. Almeno fra loro.

Non solo, **ora quei soldati ucraini sono entrati nelle trattative per avviare scambi di prigionieri**. E a infuriarsi per tutto questo non è **Vladimir Putin** ma la** Duma** o almeno la sua ala più oltranzista. Il presidente del** Parlamento di Mosca Vyacheslav Volodin** ha dichiarato che i soldati ucraini ora in mano alle forze filorusse dell’autoproclamata **Repubblica di Donetsk** «**non dovrebbero essere scambiati, ma processati in quanto criminali di guerra**». **Parliamo di circa 600 uomini a cui negare lo *status* di prigionieri.** Putin tace, **mentre abbaia la politica russa più sanguinaria**, quella che mostra di credere ai nazisti in Ucraina e alle parole d’ordine con cui il presidente russo scatenò il conflitto.

Al contempo, **i dubbi sulla conduzione della guerra hanno trovato spazio persino sul primo canale della televisione di Stato**, con tanto di critiche di **Mikhail Khodaryonok** all’andamento delle operazioni. Il colonnello in pensione, volto notissimo nelle case russe, ha spiegato che le notizie sull’esercito ucraino in rotta sono false.** E che è Mosca a doversi preoccupare**. Nonostante questo, consentiteci la macabra ironia, Khodaryonok è ancora fra noi.

Altre critiche di vertici militari sono trapelate sino all’Occidente ed è praticamente impossibile negare le crepe in quello che dovrebbe essere il monolitico potere di Putin. **Da qui a ipotizzare colpi di Stato o malori decisivi dell’uomo di Mosca passa un oceano, ma sarebbe delittuoso non cogliere il magma in movimento sotto la superficie**. La stessa espulsione dei nostri 24 diplomatici annunciata ieri, in risposta ad analoga misura italiana delle scorse settimane, **è anche una forma di dialogo**. **Dura, ma pur sempre meglio del silenzio.**

Lo accennavamo ieri: pur fra le solite spacconate, **lo stesso Putin si è mostrato sorprendentemente morbido** nella vicenda della richiesta di **Finlandia e Svezia** a poter entrare nella Nato. Mentre la sua televisione grondava di simulazioni di attacchi nucleari, **lui fissava paletti molto pragmatici**. E questo nonostante la richiesta di adesione di **Stoccolma ed Helsinki all’Alleanza Atlantica** costituisca un clamoroso smacco per la sua politica. Sempre ieri abbiamo sottolineato la necessità di avere il coraggio e la fantasia necessari a sfruttare anche il tema del pagamento del gas **per andare a ‘vedere’ le carte dell’avversario**. Le sanzioni non si toccano e resteranno l’architrave della risposta dell’**Occidente alla follia putiniana**. Però, se si potesse sfruttare la risposta al ricatto sul pagamento in rubli per intavolare una trattativa e capire i margini offerti dal Cremlino, **perché non farlo**? **L’unità dell’Occidente è un valore strategico ed è la nostra forza**. Andrà preservata più che mai d’ora in poi, davanti a una Russia che comincia a inviare segnali contraddittori e da saper interpretare.

di *Fulvio Giuliani*
