Dopo Gaza e Iran, Netanyahu gioca la carta libanese: 10 giorni di tregua e un futuro ancora incerto
Dopo la guerra a Gaza e le tensioni con l’Iran, Netanyahu ha spostato il centro della propria strategia sul fronte settentrionale
Dopo la guerra a Gaza e le tensioni con l’Iran, Israele ha spostato il centro della propria strategia sul fronte settentrionale, dove proseguono operazioni militari contro Hezbollah mentre si intensificano contatti diplomatici indiretti mediati dagli Usa.
Secondo fonti di sicurezza regionali e media locali, negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha ampliato le operazioni nel sud del paese, colpendo obiettivi nel sud del Libano. In particolare, un bombardamento aereo ha distrutto il ponte di Qasmiyeh, ultimo collegamento chiave ancora in piedi per attraversare il fiume Litani tra Tiro e Sidone. I morti nel sud dall’inizio delle operazioni, il 2 marzo, sono saliti a 2.200, con oltre 7.000 feriti e un milione e mezzo di sfollati.
Trump ha annunciato il cessate il fuoco di 10 giorni in Libano
Sul fronte diplomatico, Trump ha annunciato che Israele e Libano hanno concordato un cessate il fuoco di 10 giorni. Trump ha inoltre dichiarato di aver invitato il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Aoun a colloqui diretti, i primi dal 1983.
Resta tuttavia da chiarire se l’accordo includa anche Hezbollah, il movimento sciita che nel sud del Libano continua a resistere all’offensiva israeliana.
Il movimento sciita, da parte sua, mantiene una presenza attiva nel sud e rifiuta ipotesi di disarmo unilaterale. Il gruppo ha tuttavia mostrato negli ultimi giorni aperture condizionate, legando al ritiro israeliano qualsiasi discussione sul proprio ruolo militare, e un eventuale inquadramento nell’esercito nazionale. Sul terreno, il processo di riduzione della presenza armata viene considerato dagli osservatori solo parzialmente attuato a sud del Litani e comunque subordinato all’evoluzione del conflitto.
Il quadro resta quindi instabile: la pressione militare e i canali diplomatici procedono in parallelo, mentre ogni incidente sul terreno rischia di compromettere i contatti in corso. La distanza tra escalation e compromesso resta estremamente sottile.
Per Netanyahu, secondo alcuni analisti, il fronte libanese è diventato centrale
Per Benjamin Netanyahu, secondo alcuni analisti, il fronte libanese è diventato centrale nella fase attuale del conflitto. Dopo la campagna militare a Gaza e il confronto diretto e indiretto con l’Iran, Israele si trova in una posizione in cui i risultati strategici ottenuti sono parziali.
In questo contesto, il Libano rappresenta l’unico scenario in cui la pressione militare può ancora essere combinata con una dinamica diplomatica in evoluzione.
Per questo, Netanyahu punterebbe sul fronte nord come possibile leva politica: non solo per ridurre la capacità operativa del gruppo libanese filoiraniano e rafforzare la sicurezza lungo il confine, ma anche per ottenere un risultato tangibile da presentare sul piano interno, vendibile politicamente, dopo mesi di guerra ad alta intensità.
Il quadro resta instabile: pressione militare e canali diplomatici procedono in parallelo, mentre ogni incidente sul terreno rischia di compromettere i contatti in corso e la distanza tra escalation e compromesso resta estremamente sottile.
di Annalisa Iannetta
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