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title: Dove finisce la politica e dove parlano le armi
description: "Ucraina e Russia alle armi: quale sia il più probabile scenario militare è difficile capirlo, ma bisogna prestare attenzione a Putin."
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date: 2022-02-23
author: Flavio Pasotti
url: https://laragione.eu/esteri/dove-finisce-la-politica-e-dove-parlano-le-armi/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [NATO, Putin, russia]
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# Dove finisce la politica e dove parlano le armi

![Dove finisce la politica e dove parlano le armi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/guerra.jpg)

Russia-Ucraina: quale sia il “più probabile” scenario militare è difficile capirlo, anche se buona cosa sarebbe cominciare a credere a Vladimir Putin e alla sua teorizzazione del ritorno dell’imperialismo russo.

 

Tutto è possibile, tutto è probabile ma quale sia il “più probabile” scenario militare è difficile capirlo anche se buona cosa sarebbe cominciare a credere a Vladimir Putin e alla sua teorizzazione del ritorno dell’imperialismo russo. Volendo essere estremamente realisti, l’invasione del Donbas è cosa, nel disastro, dai risvolti militari e politici forse positivi perché una forza armata risponde a regole di ingaggio indicate dalla politica mentre milizie volontarie e omini verdi (mercenari) potrebbero provocare scontri non calcolati: **sulla linea di contatto meglio un imperialista, che segue dottrine politiche, al posto di un nazionalista indisciplinato e animato da odio etnico.** Ora però siamo in stallo: gli ucraini non hanno possibilità militare di riprendersi i territori ribelli,** i russi possono invadere l’Ucraina ma impegnando quasi tutto il dispositivo militare nazionale**, comprese le riserve strategiche convenzionali, per finire in una situazione non dissimile dall’Afghanistan. È più probabile una invasione fino alla Crimea e al Dnepr, pur con problemi logistici non secondari e un conseguente inasprimento delle sanzioni.

**Può lo scenario portare a una *escalation***** militare per la Nato, cioè per noi? No.** Una *escalation* è innescata da forze armate apertamente ostili sui nostri confini: già ora la Bielorussia che confina con i Paesi Nato ospita divisioni scelte delle forze armate russe** ma la minaccia è per Kiev. La nostra risposta ha dato certezze a noi e ai russi (e in questa situazione è un bene): non combatteremo per l’Ucraina.** La contromossa – comprensibile per i russi perché una mobilitazione maggiore ci avrebbe portato in uno scenario da 1914 – è stata l’innalzamento del livello di sorveglianza sull’area e di allarme del dispositivo Nato in tutte le basi, da Sigonella al Baltico con minor coinvolgimento di quelle turche. Si incrementa in modo simbolico la presenza delle forze di reazione rapida anche italiane soprattutto nei Paesi baltici e in Romania mentre nel medio periodo è significativo che Washington abbia dato il via libera alla fornitura dei carri Abrahams alla Polonia e che i tedeschi, vero ventre molle, stiano ripensando alla decisione di non acquistare i caccia F35.

Se non c’è da parte russa un atto di guerra c’è però, il che è peggio, una richiesta di resa politica: il ritiro delle truppe Nato dai Paesi ex Urss (cioè dal Baltico ai Balcani), lo smantellamento della difesa antimissile in Romania e Polonia e la denuclearizzazione di tutta l’Europa. Una resa, appunto, inaccettabile: con tutte le possibili conseguenze.

 

di *Flavio Pasotti*
